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VIDEO Rimini verso l’estate con l'ombra lunga del Coronavirus. Parlano gli imprenditori del turismo

Tra incertezze e investimenti bloccati, nell'attesa che arrivino presto le risposte tanto attese

Attualità Rimini | 09:02 - 01 Maggio 2020

Gli imprenditori del settore turistico e balneare riminese non vorrebbero mollare a stagione non ancora iniziata, ma si trovano a lottare senza aiuti di fronte a un futuro ancora incerto: l’estate si avvicina, ma il turismo rischia di essere annientato dall'emergenza Coronavirus.

Abbiamo raccolto alcune testimonianze di imprenditori della nostra provincia per raccontare quali sono le principali difficoltà da affrontare, legate soprattutto alle enormi incertezze del momento che impediscono di fare investimenti e di riorganizzare i servizi. Una specie di paradosso, se si pensa ai bonus vacanze o ai proclami per invitare la gente a fare le vacanze in Italia, quando chiarimenti e misure certe ancora non ci sono. 

Dalla Riviera riminese


Mauro Vanni del bagno 62 e presidente della cooperativa Bagnini Rimini Sud: «Speravamo in qualcosa per rispondere alle esigenze della nostra categoria, che deve poter investire. Le esigenze legate alla pandemia necessiteranno di grossi investimenti e difficilmente riusciremo a farli senza certezze».

Gabriele Paglierani del bagno 26: «Voglio essere ottimista come ci insegnava Tonino Guerra, ma il nostro problema è arrivare al 4 maggio e poi iniziare a capire, anche se ora siamo autorizzati a venire per sistemare la spiaggia. La cosa principale sarà garantire la sicurezza dei clienti in estate».

Aaron Zoffoli del bagno 42: «Il lavoro che prima facevamo in 2 mesi stiamo cercando di farlo in 20 giorni per farci trovare pronti di fronte a possibili riaperture. Dobbiamo darci una mano e fare gruppo ma il problema è non sapere niente, se dobbiamo sanificare i lettini, smontare i giochi, quanto distanti devono essere gli ombrelloni...». 

Cristiana Annese del ristorante "Al Moccolo" di Rivazzurra a Rimini: «Non sappiamo se assumere il personale, non sappiamo quando riaprire, è tutto un "se" e un "ma", ma noi ce la mettiamo tutta. Così a Rimini sarà un disastro».

Stefano Bagli dell'hotel omonimo di Rivazzurra: «L'albergo l'ha costruito mio padre, ce l'abbiamo da 64 anni e ho una paura folle di non poter portare avanti questa storia familiare. Ho ragazzi che lavorano con me da 15-20 anni e non so cosa dire loro. Abbiamo sale e spazi ristretti, abbiamo sempre viaggiato sulla massa e possiamo scordarcela, almeno per quest'anno. Ci vuole tempo per organizzare tutto».

Emilio Fazi dell'hotel Nuova Dhely e di Villa del Bagnino a Marebello: «Il coraggio è sempre meno ma perché mancano certezze, non possiamo programmare, anche se stiamo cercando di farci trovare pronti».

Giuliano Lanzetti del Bounty Rimini: «Siamo pronti a ripartire, non abbiamo chiuso una sera da quando siamo aperti e non attenderemo oltre. Rilanceremo l'economia a servizio di quei pochi turisti che verranno, per far vivere loro un'esperienza di divertimento».

Dall'entroterra della Valmarecchia


Francesco Panico di Casa Zanni a Verucchio: «Siamo ottimisti, la nostra struttura è grande, devono soltanto farci riaprire e farci riprendere a lavorare».

Paolo Gabriele del Ghetto 46 di Verucchio e Ghetto quarantasea a Rivabella: «Non siamo più nella fase del coraggio, siamo nel pieno della preghiera».

Giancarlo Crociati del Jolly La Matta di Novafeltria: «Siamo partiti quasi subito con le consegne a domilcilio. Capisco quanto siano difficili le decisioni da prendere, ma avendo dipendenti, utenze, affitti, la nostra possibilità di sopravvivenza non è illimitata, abbiamo bisogno di certezze».