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Festa della mamma: le azalee benefiche dello Ior consegnate a domicilio

E' un modo alternativo affinché la festa resti occasione di amore e solidarietà

Attualità Rimini | 12:59 - 29 Aprile 2020 Le azalee dello Ior saranno consegnate a domicilio Le azalee dello Ior saranno consegnate a domicilio.

Come da tradizione nel mese di maggio si celebra la mamma: una festa che da tempo l’Istituto Oncologico Romagnolo ha trasformato in un’occasione per fare un gesto d’amore non solo verso la donna più importante della propria vita, ma anche verso le persone che soffrono e che lottano contro il cancro ogni giorno. Da anni infatti più di 1000 volontari scendono in piazza durante il weekend della Festa con le splendide azalee che sostengono la ricerca scientifica oncologica, per dare una speranza in più a tutte le persone colpite da tumore. Sfortunatamente il 2020 segnerà giocoforza, a causa delle dovute restrizioni in materia di contenimento del contagio da Covid-19, una pausa a questa bella tradizione: ciò nonostante, l’Istituto Oncologico Romagnolo ha studiato un modo alternativo affinché la celebrazione della Festa della Mamma torni ad essere l’occasione di amore e solidarietà che è sempre stata, per non far rallentare in alcun modo la ricerca di una cura contro il cancro per i tanti che sfidano questa malattia ogni giorno.

Oltre a prolungare l’iniziativa lungo tutto il mese di maggio, svincolandola un po’ dalla data ufficiale che sarà domenica 10 maggio, lo IOR darà la possibilità a qualsiasi cittadino delle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini di sorprendere la mamma con un dono da recapitare direttamente a domicilio in tutta sicurezza. 

«Come ben sappiamo l’inizio della fase-2 ha portato ad aggiungere, tra i motivi validi di spostamento, anche la visita ai propri congiunti – spiega il Direttore Generale IOR, Fabrizio Miserocchi – ma il fatto di poter incontrare dopo tanto tempo i propri cari non significa abbandonare tutte quelle misure di sicurezza e distanziamento sociale che erano valide fino a ieri e che saranno da osservare ancora a lungo. L’azalea dello IOR è quindi un modo non solo per accorciare le distanze tra famiglie fino a poco tempo fa separate, ma anche per far sentire il calore di un abbraccio attraverso un gesto d’amore che possa essere gradito alla persona che lo riceve, e che faccia la differenza per tanti malati. La possibilità dell’azalea a domicilio verrà data fino ad esaurimento scorte: questo significa che, per assicurarsi di poterla avere e spedirla entro tempi ragionevoli, occorre ordinarla il prima possibile. Per tutti gli altri, per coloro che abitano al di fuori della Romagna e per le famiglie più social, per così dire, potremo comunque offrire l’opzione azalea virtuale: un’e-card personalizzabile che verrà inviata via mail alla mamma».

Chiunque può già effettuare gli ordini tramite la landing page www.insiemeachicura.it/festadellamamma. Tra le altre opzioni offerte da questa particolare edizione della “Festa della Mamma” anche l’eventualità di rendersi protagonisti in prima persona, aprendo un “banchetto virtuale” insieme ad amici e conoscenti o da veicolare all’interno del proprio network, che siano followers o dipendenti e colleghi di azienda. «Quest’anno non ci saranno gli stand che riempiono di colori e di solidarietà le piazze della nostra Romagna – conclude lo stesso Fabrizio Miserocchi – ma molti nostri volontari si sono già attivati in prima persona per riempire gli enormi “spazi virtuali” che la tecnologia ci mette a disposizione. Abbiamo cercato di dare il maggior numero di possibilità alle persone che vogliono continuare a sostenere la ricerca scientifica, con l’idea che questa emergenza non possa far rallentare la speranza di una soluzione al problema cancro. C’è ancora tanta gente che attende una cura: ritardare l’attività dei laboratori porta ad un costo insostenibile in termini di vite umane perdute. Sono sicuro che la nostra terra si adeguerà a queste nuove modalità di fare la differenza: aspettiamo i gesti d’amore di chiunque voglia essere, ancora e sempre, vicino a chi soffre».