Domenica 25 Ottobre21:18:26
Android
 | 
iOs
 | 
Mobile

Educatori e utenti dei servizi abbandonati dalle istituzioni: la denuncia di Adl Cobas Rimini

Il sindacato denuncia disomogeneità, confusione e mancanza di sincronia

Attualità Rimini | 12:45 - 29 Aprile 2020 Una conferenza stampa di Adl Cobas Rimini Una conferenza stampa di Adl Cobas Rimini.

Il 20 di aprile sono arrivate le buste paga del mese di marzo e con loro i primi dolori per molti educatori scolastici e domiciliari della Provincia riminese. «L'unica certezza che oggi abbiamo è la disomogeneità che ha contraddistinto la gestione di questa emergenza sia da parte delle cooperative sia dei Comuni del territorio di Rimini e provincia», denuncia l'Adl Cobar riminese.

«Le coop che gestiscono i servizi del territorio riminese hanno confermato la regola, adottando modalità confuse e contraddittorie nell’organizzazione del lavoro e nelle comunicazioni agli stessi  lavoratori. I Comuni stanno complicando ulteriormente la condizione degli educatori scolastici tardando l'attivazione del lavoro a distanza, chiudendo ogni disponibilità a rivedere la rimodulazione del servizio fissata in un massimo di 5/6 ore settimanali per studente con disabilità, a fronte di 10/15 ore che l'educatore svolgeva a scuola e negando ogni coinvolgimento e confronto con gli educatori e le educatrici scolastiche, che riteniamo un comportamento inaccettabile».

Il Comune di Rimini è stato il primo a far partire il telelavoro per gli educatori scolastici ma lo ha fatto «dopo un mese dalla chiusura delle scuole, mentre gli altri Comuni hanno avuto addirittura tempi più lunghi: il risultato è che a metà aprile ancora il lavoro a distanza per alcune educatrici non era partito. Una disomogeneità nei tempi e nel ripensamento del servizio che ha pesato sugli stessi lavoratori che si sono sentiti fortunati o meno a seconda del Comune in cui prestano servizio».

Una soluzione in fondo ci sarebbe: «Il telelavoro permetterebbe il risparmio allo Stato degli ammortizzatori sociali per la nostra categoria di lavoratori e consentirebbe all'educatore di continuare a lavorare vedendosi pagato interamente lo stipendio mensile. Perchè allora i Comuni hanno scelto di non percorrere questa strada e di non assicurare il servizio agli studenti con disabilità e il 100 per cento dello stipendio agli educatori scolastici dall’inizio dell’emergenza sanitaria? In fin dei conti avevano già messo a bilancio la spesa per il servizio educativo e se le scuole fossero rimaste aperte avrebbero continuato a pagare il servizio alle cooperative appaltanti. Non possiamo dunque chiuderci gli occhi di fronte alle responsabilità delle amministrazioni locali che hanno contribuito a lasciare gli educatori scolastici senza stipendio o addirittura con buste paga in negativo per il mese di  marzo».

Nel decreto Cura Italia è prevista però la rimodulazione dei servizi e il pagamento al 100 per cento per i suddetti servizi, superando così le «diseguaglianze inaccettabili che si sono verificate sia per gli utenti che per le lavoratrici e i lavoratori impiegate/i nei servizi».