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La fase due dimentica la scuola e il turismo, il sindaco Gnassi propone una nuova cabina di regia

"Il tempo è scaduto, devono esserci risposte precise già a partire dalle prossime ore"

Attualità Rimini | 12:24 - 27 Aprile 2020 Andrea Gnassi sindaco di Rimini Andrea Gnassi sindaco di Rimini.

Non mancano le critiche anche dal Riminese alle disposizioni contenute nel nuovo decreto anti Coronavirus, quello presentato domenica sera in diretta Facebook dal presidente Conte e in vigore da lunedì 4 maggio. Come da parte del sindaco di Rimini Andrea Gnassi, che affida a una lunga riflessione le sue considerazioni.

«Condivido la scelta del Governo di continuare a mettere al centro la salute e la sicurezza della persona. Abbiamo fatto sacrifici giganteschi negli ultimi mesi al fine di limitare e circoscrivere la diffusione del virus e credo che la cautela debba guidare la gestione delle prossime settimane e dei prossimi mesi, in quella ‘convivenza con il Covid’ che per facilità chiamiamo Fase 2».

Ma questo non significa non esprimere una critica sul metodo: «Gli ultimi provvedimenti non rischiarano per nulla il futuro di troppi settori strategici per vita e lavoro. Bene ha fatto il presidente Stefano Bonaccini a chiedere con determinazione certezze per le scuole e per i bambini già dalla riapertura dai centri estivi, davanti alle decisioni annunciate e non condivise da parte del Governo. E bene fa la Romagna a chiedere ora con altrettanta fermezza di definire l’orizzonte dell’industria turistica. Apprezziamo anche per il nostro territorio la riapertura di manifattura, tessile, cantieri grazie a protocolli di sicurezza definiti ma la stessa considerazione ce la aspettiamo anche per il turismo, per il commercio, per i pubblici esercizi che insieme rappresentano oltre il 20 per cento del Pil italiano, dando lavoro a centinaia di migliaia di persone, con  filiere e indotto ancora più consistenti. Rimini chiede al Governo di comporre immediatamente una cabina di regia organizzativa in cui virologi, esperti di industria culturale, balneare, hotellerie siano in grado di definire subito e rendere pubblici i protocolli del come si possa riaprire in sicurezza. Ad esempio individuando tutele giuridiche per chi ospita. Non possiamo né più aspettare né più tollerare di portare avanti una discussione su quello che da una parte definiamo un dramma e dall’altra magari pensiamo di banalizzare con il plexiglas o con la distanza tra un ombrellone e l’altro».