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Ordinanze anti-Covid, Montecopiolo e Sassofeltrio abbandonate da Marche ed Emilia-Romagna

I due comuni sono in attesa di cambiare Regione, il comitato: "Siamo stretti tra due fuochi"

Attualità Montecopiolo | 11:19 - 27 Aprile 2020 Una vista di Montecopiolo Una vista di Montecopiolo.

Malgrado l'emergenza Coronavirus e le «trame contro il risultato del referendum del 2007 dei cittadini di Montecopiolo e Sassofeltrio», il Comitato per il passaggio dalla regione Marche all'Emilia-Romagna batte i pugni, forte della vittoria dei "sì" dell’83 e dell'87 per cento nei rispettivi Comuni e stretto tra due spinte contrapposte, quelle di una Regione che sembra averli dimenticati e di un'altra che però non è ancora pronta ad accoglierli.

Con l'ordinanza anticoronavirus della Regione sono state chiuse 22 strade di collegamento, avvertita come «mancanza di considerazione dei cittadini di Montecopiolo e Sassofeltrio, vista l’intima connessione che ci unisce alla Romagna».

Il presidente della Regione Marche Ceriscioli da alcuni mesi parla di una presunta convenzione sanitaria con l'Emila-Romagna per i cittadini contermini, ma «i malati Covid dei due comuni marchigiani sono stati spediti nelle “basse Marche” piuttosto che nella vicina Romagna, a dimostrazione di quanto valgono certi accordi», denunciano gli attivisti del comitato. Il modello marchigiano sostiene la «privatizzazione spinta e negli ultimi anni ha fatto chiudere ben 13 ospedali sui territori interni, nell’esaltazione politica della costruzione dell’ospedale unico provinciale». 

A fronte di queste difficoltà, i due Comuni marchigiani chiedono alla Regione Emilia-Romagna e alla Provincia di Rimini che la fase 2 dell’emergenza sanitaria non generalizzi il divieto degli spostamenti tra regioni, ma che recepisca la particolare collocazione dei nostri comuni con la Romagna».

Il Coordinatore Agostino D’Antonio ricorda che «ben 22 senatori e deputati Pd presentarono un proprio disegno di legge che recepiva pienamente la volontà emersa nella consultazione referendaria. Ma una parte del Pd delle Marche incominciò a manifestare mal di pancia, per assumere in seguito un atteggiamento d’ostruzionistico occulto e negli anni apertamente sfrontato. Malgrado le molteplici sollecitazioni alla Regione di esprimere il parere questo non è ancora avvenuto pertanto l'iter legislativo risulta ancora bloccato».

Il persistere di queste condizioni costrinse il Comitato a intraprendere un’iniziativa giudiziaria che si concluse con un atto che stabiliva, che “…il comportamento ostruzionistico nei confronti del procedimento costituisce l’esercizio della discrezionalità politica, e per adempiere; il parere poteva essere sostituito da una iniziativa parlamentare”.

Il 12 marzo 2019 la Camera dei deputati votò il disegno di legge per il distacco dei comuni con 343 voti favorevoli, 95 astenuti e un voto contrario. Fermo per altri mesi nelle commissioni e congelato dalla crisi di governo della scorsa estate, la nuova alleanza al potere impose un'altra brusca frenata all'iter parlamentare.