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Dipendenti dell'Ausl Romagna senza dispositivi di protezione: esposto in Procura

Diverse segnalazioni vertevano anche sul numero insufficiente delle semplici mascherine chirugiche

Attualità Rimini | 15:57 - 13 Aprile 2020 Dipendenti dell'Ausl Romagna senza dispositivi di protezione: esposto in Procura

Il sindacato Fials (Federazione Italiana Autonomie Locali e Sanità) ha presentato un esposto contro l'Ausl Romagna, denunciando una mancanza di trasparenza. Ne dà notizia, in una nota, il blogger ed ex consigliere comunale di Cesena Davide Fabbri. Il sindacato chiede alla magistratura "chiarezza sulle sottovalutazioni riguardanti la mancanza di Dispositivi di Protezione Individuali, sulla mancata informazione e formazione ai dipendenti delle strutture sanitarie dell'Ausl Romagna, accertando eventuali responsabilità penali". Nella denuncia si evidenzia che "sono state innumerevoli le segnalazioni pervenute al sindacato in merito a carenza, se non addirittura a mancanza di dispositivi di protezione, quali mascherine ffp2 e ffp3, occhiali, camici e tute monouso impermeabili tra medici, infermieri e operatori socio-sanitari, tutti impegnati nei reparti di terapia intensiva e negli ospedali destinati all’emergenza sanitaria coronavirus". Secondo il sindacato diverse segnalazioni vertevano anche sul numero insufficiente delle semplici mascherine chirugiche. Lo scorso 27 febbraio, a seguito dell’ordinanza regionale 66/2020, il sindacato aveva chiesto ai responsabili aziendali "l’immediata necessità di utilizzo dei dispositivi di protezione invididuale, oltre alla sospensione dei ricoveri ordinari e di alcuni servizi, quali le attività chirurgiche programmate". Il sindacato lamenta l'inviio di note, e-mail e anche di una diffida, senza ottenere alcun riscontro; infine denuncia "la scellerata, nonché arbitraria, gestione dei tamponi non effettuati al personale sanitario esposto a pazienti positivi senza l’ausilio degli idonei dispositivi di protezione individuale se non in presenza di sintomi, in assoluta controtendenza rispetto alle raccomandazioni dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità): far lavorare, senza aver eseguito i dovuti controlli, personale esposto a pazienti positivi al Covid-19, significa mettere in campo un esercito di potenziali untori e contribuire in maniera sostanziale alla diffusione del contagio". Relativamente al territorio riminese, il sindacato ha segnalato "un'omissione di atti d’ufficio nella ritardata sanificazione del Colosseo in via Coriano 38 a Rimini, dove in data 11 marzo 2020, all’interno del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica, sono stati accertati quattro casi di positività al Covid-19". Il sindacato sottolinea: "E’ stata disposta l’evacuazione dell’edificio, pur mantenendo funzionanti e garantiti i servizi essenziali, ivi compreso il servizio di Igiene e Sanità Pubblica, mentre si è provveduto alla sanificazione degli uffici soltanto nel week end, cioè tra sabato 14 e domenica 15 marzo 2020". Ad avviso del sindacato tutto ciò "ha comportato che nel frattempo venissero contagiati sia altri dipendenti che cittadini".