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Il messaggio del Vescovo Turazzi: "Pasqua diversa, senza Messa, abbracci e gite fuori porta"

Oggi le campane suoneranno comunque a festa in tutto il Montefeltro e San Marino

Attualità Rimini | 07:30 - 12 Aprile 2020 Il Vescovo Andrea Turazzi Il Vescovo Andrea Turazzi.

Una Pasqua diversa, celebrate nelle proprie case, senza Messa, ma anche senza scambi di abbracci, senza gite fuori porta e grigliate. Il Vescovo, Monsignor Andrea Turazzi, cita il Piccolo Principe nel messaggio di auguri a tutta la Diocesi San Marino- Montefeltro e annuncia che le campane suoneranno comunque a festa, oggi (domenica 12 aprile), nel giorno di Pasqua, con l'auspicio che la resurrezione di Gesù Cristo possa dare speranza a tutti i cittadini nei giorni dell'emergenza Coronavirus.


Il messaggio del Vescovo Turazzi


Auguri vivissimi a tutti. È una Pasqua diversa: senza lo scambio di abbracci e strette di mano, senza grigliate sulla spiaggia e senza gite fuori porta. Si celebra nella propria casa, trincerati a dispetto di una primavera che non si è mai vista così scintillante. Una Pasqua senza Messa. C’è chi ne patisce per davvero perché non la sente come una semplice tradizione: gli manca quel “Pane” che dà forza e coraggio per il cammino. Tutti abbiamo bisogno dei riti. I riti uniscono, rinsaldano l’identità, educano il desiderio e l’attesa. Ve lo dico con le parole che Antoine Saint Exupery mette in bocca al piccolo principe: «“Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe. “Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore”». C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”».
Le campane di San Marino e del Montefeltro suoneranno a festa e canteranno “Alleluia” a dispetto del virus che ci ha messo in croce.
Non ci stanchiamo di ripetere la gratitudine per chi è in prima linea: medici e infermieri, gente dell’informazione e gente della speranza (i miei preti e le mie suore), autorità e forze dell’ordine, impiegati e semplici cittadini. Questi ultimi tra i più importanti protagonisti con l’arma decisiva a disposizione: stare a casa!
Ho un sogno grande: so che nella preghiera può realizzarsi. Vorrei salissimo insieme al sepolcro, dove era deposto Gesù, per rivivere lo stupore e la gioia delle donne e dei primi discepoli nell’apprendere che è risorto. «Non è qui. È vivo!».
Vorrei stringere forte la mano di chi è in cammino ma esita, perché si trova in un momento di buio, di chi non ha speranza ed in cuor suo ha già detto «basta!». Ci sono momenti della vita nei quali non si vedono alternative. C’è chi sulla soglia del sepolcro ha già dovuto affacciarsi e vi ritorna piangendo. Ma, proprio lì, il dono inatteso. Dall’oscurità alla luce: «Io sono con voi – dice il Risorto – tutti i giorni» (Mt 28,20).
Nei racconti pasquali, secondo quanto riferiscono i Vangeli, ritorna più volte il verbo “correre”: corre Maria di Magdala, corre Giovanni, corrono insieme Giovanni e Pietro. C’è tanto movimento attorno a quel sepolcro vuoto. Ma c’è anche chi è perplesso, dubita, si interroga. È davvero grande e incredibile quello che è successo la mattina di Pasqua!
È indispensabile per i cristiani del terzo millennio tornare alle radici della fede e dare solidità ad essa: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?».
La risurrezione di Gesù è il Big Bang della fede cristiana: nei primi istanti ha messo in moto poche persone, ma una quantità smisurata di energia. I primi cristiani capivano che era successo qualcosa di indicibile. Poi, di anno in anno, di secolo in secolo, fino ad oggi, tante persone sono state coinvolte in questo annuncio di fede che continua, inarrestabile, ad espandersi sulla terra. La risurrezione di Gesù è un messaggio in espansione, una notizia che vuole raggiungere tutti e dare speranza particolarmente noi, in questi giorni di “Coronavirus”. Noi: gente di Pasqua!
Auguri!