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Rimini Calcio, il tecnico Giovanni Colella: 'Tornare in campo sarebbe sbagliato'

'Con tutto quello che è successo e che potrà succedere, è anche una questione etica'

Sport Rimini | 20:07 - 08 Aprile 2020 Il tecnico del Rimini Calcio Giovanni Colella Il tecnico del Rimini Calcio Giovanni Colella.


Giovanni Colella, come sta vivendo questa situazione?
“Essendo un modesto appassionato di storia non sono troppo meravigliato perchè chi sa leggere nel passato trova diversi episodi di questo tipo. Sono situazioni accadute varie volte, sia pure sotto forme differenti, non è una sorpresa. Come uomini, nella nostra infinita presunzione, probabilmente abbiamo sottovalutato il rischio potesse succedere, dunque anche la possibilità di essere preparati a una evenienza simile -dice il tecnico in una intervosta sul sito del club biancorosso - .Questo naturalmente non vale solo per l’Italia ma per il mondo intero. Lo scorso anno, partecipando a una serata dove si ricordavano i caduti della Prima Guerra mondiale a Vicenza, dissi una frase che credo attuale. E’ passato troppo tempo dall’ultima guerra per ricordarsi quanto brutta sia, allo stesso modo è passato troppo tempo dall’ultima epidemia per ricordarsi quanto terribile possa essere”.

A cosa si sta dedicando in questo periodo?
“Coordino, assieme allo staff tecnico, l’attività quotidiana dei ragazzi ai quali abbiamo dato un programma di lavoro al fine riescano a tenersi il più possibile allenati. Oltre a questo mi aggiorno guardando partite, vedendo giocatori e poi, dato che il tempo libero è parecchio, mi dedico alle letture e a un po’ di giardinaggio”.

Nonostante qualche segnale positivo, la situazione è ancora lontana dal poter lasciare intravedere spiragli di normalità. In questo contesto, come affermato dalla maggioranza dei club di Serie C, riprendere a giocare non avrebbe senso. Cosa ne pensa?
“La normalità non esiste più e non potrà esistere nemmeno dovessimo riprendere. Il campionato non sarà mai più quello di prima, un po’ per la situazione che si protrarrà e un po’ per tutto quello che verrà richiesto in caso si dovesse tornare in campo. Essendo il calcio italiano governato da un sistema economico piuttosto forte, immagino si farà di tutto per riprendere e se ci chiederanno di tornare a giocare sarà nostro dovere farlo. Personalmente, però, ritengo che andare avanti sarebbe sbagliato. Con tutto quello che è successo e con tutto quello che potrà succedere, anche per una questione etica. Infermieri e medici in tante realtà operano in condizioni precarie e noi facciamo tamponi per giocare una partita di calcio? E se dopo la ripresa dovesse esserci un positivo, tenuto conto che si dovrebbe giocare ogni tre giorni e che ogni evento coinvolgerebbe dalle 50 alle 80 persone giocando senza pubblico? E in campo, dato che il calcio è uno sport di contatto, i ragazzi andrebbero con le mascherine? Mi spiace perchè è il mio lavoro e mi manca moltissimo, ma in questo momento io la soluzione proprio non la vedo. Questo, al contrario, sarebbe il momento per sedersi e discutere di riforme e di come ripartire al meglio il prossimo anno”.

Nel caso effettivamente non tornasse in campo, le rimarrebbe il rammarico per non avere potuto completare l’opera?
“Sicuramente sì perchè sono convinto che con tutte le operazioni fatte dalla società a gennaio abbiamo allestito una squadra che avrebbe centrato l’obiettivo, una rosa che se avesse avuta la possibilità di partire dall’inizio avrebbe potuto giocare per ben altri traguardi. L’impossibilità di metterla in campo e l’impossibilità di non raccogliere i frutti del lavoro pesano, però in questo contesto è una situazione che passa in secondo piano. Eticamente ora non è corretto parlare di calcio. Quando poi avremo la possibilità di tornare in campo cercheremo di dimostrare la bontà del nostro lavoro”.

Magari ancora in biancorosso il prossimo anno?
“Il presidente Giorgio Grassi in questo momento ha tutti i dipendenti della Grabo in cassa integrazione. Per quanto anche io sia un suo dipendente, immagino il suo pensiero principale sia rivolto alla sua azienda e ai suoi lavoratori. Prima di tutto speriamo questa situazione passi velocemente, poi se ci sarà la possibilità discuteremo anche di un eventuale futuro. A chi di dovere ho già detto che da parte mia c’è la massima disponibiltà”.

Mister, un bilancio della sua esperienza a Rimini?
“La definirei un ottovolante, un’esperienza mai provata prima e che entrerà di diritto nel bagaglio del mio vissuto. Un inizio devastante con tutte le problematiche che abbiamo incontrato, la fatica e il lavoro fatto per migliorare la squadra a gennaio e poi, quando sembrava le cose stessero prendendo la strada giusta, il Covid-19. In tutto questo il mio pensiero va a un gruppo di ragazzi che si è formato benissimo, un gruppo che ha grandi valori e che avrebbe meritato sul campo di dimostrare il proprio valore”.
A livello ambientale, invece, come si è trovato a Rimini?
“Sto bene, è una città che mi piace molto così come mi piace la gente. C’è la giusta passione per il calcio e ho la presunzione di pensare che con il nostro lavoro saremmo riusciti a risvegliarne ancora un po’ di più. Se non dovessimo poterlo fare in questa stagione speriamo di poterlo fare in futuro”.

Un saluto e un messaggio ai tifosi?
“Un saluto e un caro abbraccio a tutti i nostri tifosi, in particolare a coloro che hanno avuto problemi personali e familiari legati a questa pandemia. La città e la provincia di Rimini, come la mia Treviso, sono state tra le più colpite d’Italia, dunque mi auguro tutto possa sistemarsi al più presto. Mi sarebbe piaciuto regalare al nostro pubblico qualche sorriso in più, spero in futuro ce ne sia l’occasione”.