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Tassa di soggiorno posticipata a Rimini e Riccione. Federalberghi: "Bisogna diminuire altre tasse"

Per Federalberghi la situazione è drammatica: "Anche un euro di risparmio può fare la differenza"

Attualità Rimini | 15:45 - 08 Aprile 2020 Riviera di Rimini Riviera di Rimini.

Alcuni comuni italiani hanno modificato la disciplina dell'imposta di soggiorno, adottando soluzioni volte ad alleviare le difficoltà indotte dall'emergenza. In alcuni casi è stata rinviata l'entrata in vigore dell'imposta, in altri ne è stata sospesa l'applicazione, in altri ancora sono stati prorogati i termini assegnati alle strutture ricettive per riversare al comune le somme incassate prima che scoppiasse la tempesta.

Sono i primi risultati di un'indagine rapida svolta dal Centro studi di Federalberghi, che ha esaminato le delibere adottate da diversi comuni, tra cui Rimini e Riccione, che hanno posticipato il pagamento della tassa di soggiorno alla data del 16 luglio.

"Ci muoviamo in uno scenario di mercato drammatico - ha dichiarato il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca - in cui la liquidità costituisce l'ossigeno indispensabile per consentire alle imprese di sopravvivere. Ringraziamo quindi i sindaci che hanno compreso la gravità della situazione e hanno risposto alla nostra richiesta di prorogare i termini per il versamento":

"Apprezziamo anche la decisione di sospendere l'applicazione dell'imposta. Sebbene in questo momento, con gli alberghi vuoti, la misura rivesta un valore simbolico, essa potrà risultare utile in prospettiva. All'atto della riapertura, che sarà a dir poco complicata, anche un euro in meno sul prezzo della vacanza potrà aiutare a sostenere la competitività delle nostre destinazioni, determinando benefici per le economie locali".

"Ma - rammenta Bocca - i comuni italiani che applicano l'imposta sono più di mille, mentre le delibere correttive sono state adottate in poche decine di località. Inoltre, ci sono anche altre imposte locali che gravano sul bilancio degli alberghi. Tra queste, ricordiamo la Tari, la tassa per l'occupazione di suolo pubblico e i canoni demaniali, che vengono richiesti anche quando gli alberghi sono chiusi o vuoti, con la produzione di rifiuti azzerata, e gli spazi pubblici concessi alle aziende rimango inutilizzati".

"Ci appelliamo quindi a tutti gli amministratori locali - prosegue Bocca - invitandoli ad adottare con urgenza provvedimenti che proroghino i termini per il versamento di tutte le imposte e ne riducano l'entità, commisurandola al periodo di effettiva operatività delle strutture ed al reale numero di ospiti che utilizzano i servizi".