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Cantieri fermi, lavoratori senza liquidità: "cassa integrazione non anticipata dalle aziende"

Lo spiega Fillea Cgil Rimini in una nota. Nel riminese 250 aziende hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali

Attualità Rimini | 13:44 - 07 Aprile 2020 Operai edili (foto di repertorio) Operai edili (foto di repertorio).

In una nota, la Fillea Cgil Rimini evidenzia che nelle ultime due settimane sono arrivate circa 250 richieste di cassa integrazione, da parte di aziende del settore edile della Provincia di Rimini. Nel contempo sono circa 3500 i lavoratori che da un mese sono fermi, pronti però a tornare al lavoro non appena sarà finita l'attuale serrata. Relativamente agli accordi sulla cassa integrazione, la criticità evidenziata da Fillea Cgil Rimini è il mancato anticipo dell'indennità di cassa integrazione in busta paga ai lavoratori, lasciati quindi senza liquidità nel pieno dell'emergenza. "Sorprende che alcune aziende edili, solide finanziariamente, del nostro territorio abbiano deciso di non anticipare l’indennità economica lasciando che sia l’Inps, con tempi ben più lunghi, a pagare direttamente la cassa integrazione per coronavirus ai loro dipendenti", scrive il sindacato in una nota. Questo perché la nuova normativa prevede che l'azienda sia esente dal fornire dichiarazioni sulla propria situazione finanziaria e quindi, evidenzia la nota dei sindacati, "alcune imprese hanno deciso la strada più semplice", anche se, grazie a un accordo firmato con la regione Emilia Romagna, "alcune banche anticiperanno la liquidazione degli ammortizzatori sociali".