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Covid-19: ricercatore riminese bloccato in Australia. Doveva tornare a lavorare in Italia

Emanuele Valli sull'emergenza: "Un plauso alla decisioni delle amministrazioni nazionali e locali"

Attualità Novafeltria | 07:33 - 05 Aprile 2020 Emanuele Valli, 36enne biotecnologo originario di Novafeltria Emanuele Valli, 36enne biotecnologo originario di Novafeltria.

Attende in Australia il ritorno in Italia, dopo una lunga esperienza lavorativa presso il prestigioso “Children's Cancer Institute”. Emanuele Valli, 36enne biotecnologo originario di Novafeltria, farà infatti parte del team di ricercatori dell'istituto Europeo di Oncologia di Milano. Il suo incarico doveva partire il 1 aprile, ma il ritorno in patria è stato ritardato dall'attuale emergenza Covid-19: avverrà dopo Pasqua e sarà seguito da due settimane di quarantena. In Australia il ricercatore riminese era impegnato negli studi sul neuroblastoma, un tumore pediatrico che colpisce bambini da 0 a 10 anni di età e che si localizza nel sistema nervoso, non in sede craniale. A Milano invece si occuperà della ricerca sui tumore al pancreas, una delle neoplasie più letali: il giovane biotecnologo è impegnato nello studio dei meccanismi molecolari collegati alla proteina Etv5, valutandone il ruolo, in quella moltiplicazione incontrollata delle cellule del pancreas che portano al tumore, e potendo quindi invididuare possibili terapie. Intervistato sul sito della Fondazione Veronesi, racconta: "Nei miei studi utilizzerò nuove tecnologie che permettono di effettuare una ricerca molto più mirata. Verranno studiati alcuni parametri per valutare la crescita e l’aggressività cellulare, utilizzando le più moderne tecniche di manipolazione genica". Emanuele, laureato in Biotecnologie Industriali e Molecolari all'università di Bologna, con un dottorato in biologia cellulare, molecolare e industriale, coltiva il sogno di avere in futuro un proprio gruppo di ricerca. A Sidney ora attende il via libera per il ritorno in Italia: «Qui siamo in un semi lockdown. La gente ha più libertà, ma molte strutture sono chiuse», ci racconta. I casi di contagio in Australia sono minori (il 4 aprile sono stati 5000) e la crescita giornaliera è sulle cento unità. «E' una situazione migliore rispetto a quella italiana, ma tanta gente ha comunque perso il lavoro e diverse attività hanno chiuso». Relativamente alla situazione italiana, il ricercatore plaude alle decisioni delle amministrazioni nazionali e locali: «Penso che la Provincia di Rimini, come tutta Italia, abbia fatto un grande lavoro. Certo, abbiamo perso un paio di settimane per prendere delle decisioni non facili, come stanno facendo anche qui in Australia, ma alla fine abbiamo fatto quello che ad oggi è l’unica arma contro il Covid19: rallentarne la diffusione per gestire l’emergenza. Se non avessimo fatto niente, con la nostra densità abitativa e la nostra capacità ospedaliera (letti in terapia intensiva), ora avremmo un numero di morti peggiore, da farci girare la testa». Infine un auspicio e un appello «Spero che dopo questa emergenza mondiale tutti capiscano quanto siano importanti la sanità e la ricerca. Un settore che per troppo tempo e mondialmente è stato falcidiato da continui tagli».