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Operatori domiciliari e loro assistiti, Adl Cobas chiede più tutela per educatori, Oss e infermieri

La situazione potrebbe diventare esplosiva: si chiede l'immediata attivazione di un tavolo di crisi

Attualità Rimini | 16:17 - 23 Marzo 2020 Il cartello della protesta del sindacato Adl Cobas Romagna Il cartello della protesta del sindacato Adl Cobas Romagna.

Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus educatori ed educatrici domiciliari e per l'assistenza domiciliare (quindi Oss ed infermieri) hanno continuato a garantire il servizio seguendo le disposizioni emesse dalle autorità competenti, ma a seguito dell’ordinanza Regionale del 20 marzo relativa al blocco della produzione e di svariate attività nel territorio della provincia di Rimini, nonché della mobilità viaria con ulteriori restrizioni, e alla luce del nuovo Dpcm del 22 marzo approvato dal Governo, «si continuano a registrare gravi mancanze riguardanti la tutela sanitaria delle operatrici e operatori domiciliari che a vario titolo si recano al lavoro presso i domicili privati dei propri assistiti senza che siano garantite le misure sopraccitate», denuncia il sindacato Adl Cobas Romagna.

«Sembra che Ausl, i Comuni interessati, le associazioni di categoria e la stessa prefettura abbiano demandato completamente agli enti gestori, in questo caso la coop Cad e quindi alle lavoratrici e ai lavoratori, il carico del controllo e della prevenzione sanitaria straordinaria, senza apportare nulla in termini di risorse per prevenire i contagi. Dall'Ausl viene intimato di portare avanti l’attività lavorativa in tutti i casi attualmente non sospesi, ostacolando esplicitamente il lavoro da casa ed esponendo così a maggiori rischi le operatrici e gli operatori domiciliari ma anche gli assistiti e le loro famiglie.
Dall’altra si preventivano risorse non sufficienti poiché oltre ai dispositivi di protezione individuale quali mascherine, guanti ed igienizzanti, non vi è alcuna garanzia e nessun ente che verifica il livello di sanificazione dei domicili privati presso i quali operano i lavoratori e le lavoratrici domiciliari. Non sono stati, infatti, consegnati ad operatori e famiglie protocolli di comportamento in merito all'utilizzo dei Dpi come alla pulizia e sanificazione dei domicili».

Questo si traduce in una non linearità del servizio domiciliare rispetto alle misure di contenimento e prevenzione previste dalle norme sopraccitate ma anche a quelle riferite alla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

«Siamo a richiedere l'attivazione immediata di un tavolo di crisi con le organizzazioni sindacali, per salvaguardare il reddito di lavoratrici e lavoratori domiciliari che hanno avuto la sospensione del servizio domiciliare, incentivare l'attivazione di smart working con mezzi specifici, nonché tutelare la salute delle persone assistite, assieme al reperimento dei Dpi e la condivisione del protocollo di uso e sanificazione degli ambienti. Qualora entro breve non fossero attivate le misure richieste, utilizzeremo i mezzi sindacali adeguati, proclamando laddove necessario lo stato d’agitazione».