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Coronavirus: chiusura delle tabaccherie, critiche da Pennabilli

Il tabaccaio Giannini: "Non possiamo far pagare le bollette e l'ufficio postale apre a giorni alterni"

Attualità Pennabilli | 06:53 - 23 Marzo 2020 La tabaccheria in piazza a Pennabilli La tabaccheria in piazza a Pennabilli.

Filippo Giannini, uno dei soci della tabaccheria Giannini di Pennabilli, ha scritto una lettera aperta al presidente della regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, criticando il punto dell'ordinanza che dispone la chiusura delle tabaccherie. Secondo Giannini, il tabaccaio è un punto di riferimento per i piccoli centri: edicola, centro servizi. Non ha senso, a suo dire, che sia possibile vendere i giornali, dentro la tabaccheria, ma non fornire gli altri servizi. Nella lettera si evidenzia: "in base agli ultimi decreti dovremo continuare a vendere i giornali, ma le sigarette e le ricariche vanno fatte fuori al distributore. Che senso ha? le persone continueranno a entrare e chiedere. E chi deve pagare una bolletta? A Pennabilli l’unico ufficio postale è aperto a giorni alterni e questo unito alla nostra chiusura crea un disservizio". Di seguito la lettera.

Caro Governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini,
chi scrive in questo momento è un tabaccaio, un tabaccaio di un piccolo paese, l’unico tabaccaio del paese, il paese è Pennabilli.
In questi giorni la mia categoria è stata dilaniata da continui decreti che hanno generato incertezza e confusione limitando la nostra operatività e la nostra presenza sul territorio.
Il tabaccaio non è un avido venditore di morte.
Il tabaccaio è un punto di riferimento per i piccoli centri, spesso l’unico nei piccoli centri come Pennabilli, un paese è considerato morto senza una tabaccheria e lo stesso vale nelle grandi città, nei quartieri, la tabaccheria in tutta Italia è considerata una istituzione anche se solo in maniera ufficiosa.
Potrei parlare e scrivere per ore, di quante volte mi si è presentato un anziano con le scarpe indossate al contrario e di come l’ho fatto sedere e gliele ho cambiate, di quante volte ho prenotato le visite mediche per loro tramite un email o un modulo on line, di quante volte ho sistemato i loro telefoni che non potevano ricevere più le foto dei nipoti perché pieni, di tutte le volte che si presentano alla porta dicendo “st’apparecc ma magnat tutt i sold co mess ier matina” e tu risolvi il casino, di quando c’è da scrivere un indirizzo per mandare la lettera in Belgio, per dire che sono vivi e possono mandare la pensione, o le volte che non vendi solo le batterie, ma le vai a sostituire nei telecomandi o negli apparecchi della pressione, di tutte quelle volte che li accompagni a casa perché magari si è fatto buio e non ti fidi a farli tornare a casa da soli.
Noi tabaccai siamo questo, lo siamo sempre stati, siamo sul territorio, siamo una rete, la prima rete vicina alle persone, sempre pronti ad aiutare e fare la nostra parte. E non lo facciamo in nome del dio denaro, lo facciamo perché quando diventi tabaccaio la tua coscienza si smuove e diventi un punto di riferimento, ti senti responsabilizzato, e non ti tiri indietro, perché sai che qualcuno lo deve fare e quel qualcuno siamo noi.
In questo momento mi rendo conto di essere solo un piccolo ingranaggio, ma sono conscio del fatto che ho un ruolo sociale ben preciso. Nulla a che vedere con chi in questi giorni sta facendo miracoli contro questo mostro, parlo di medici, infermieri e operatori sanitari, a loro va tutto il nostro supporto.
Io chiedo, noi tabaccai, chiediamo cosa dobbiamo fare.
La maggior parte di noi si trova in una specie di limbo perché non solo sono tabacchi, ma anche edicola, centro servizi… in base agli ultimi decreti dovremo continuare a vendere i giornali, ma le sigarette e le ricariche vanno fatte fuori al distributore. Che senso ha? le persone continueranno a entrare e chiedere. E chi deve pagare una bolletta? A Pennabilli l’unico ufficio postale è aperto a giorni alterni e questo unito alla nostra chiusura crea un disservizio. 
Questo sta accadendo a Pennabilli, ma anche nelle città e nei centri più grandi. Siamo con voi, vogliamo essere utili, ma a queste condizioni continuiamo a rischiare la nostra salute senza un motivo, e lo fanno anche i nostri clienti perché sono smarriti.
Vi chiedo di aiutarci, e di considerarci, possiamo e vogliamo fare la nostra parte.