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Affetta da Covid19 e dimessa dall'ospedale si sente male. Nuovo ricovero: le precisazioni dell'Ausl

E' quanto avvenuto a una paziente ultrasettantenne di Rimini

Cronaca Rimini | 16:26 - 15 Marzo 2020 Ospedale Infermi di Rimini Ospedale Infermi di Rimini.

Giovedì scorso (12 marzo) un'ultrasettantenne riminese, infetta da Covid-19, è stata dimessa dall'ospedale Infermi di Rimini, ma a distanza di 24 ore è dovuta tornare in ospedale, dopo essersi sentita male per la febbre e a causa dello stato di debilitazione dovuto alla malattia. L'Ausl Romagna precisa che "la possibilità di curarsi a domicilio dipende da precisi protocolli legati al quadro clinico dei pazienti stessi" e che la dimissione dall'ospedale non significa che non possa rendersi necessario un successivo rientro, in caso di mutazione del quadro clinico.


La nota dell'Ausl Romagna


In merito agli articoli pubblicati in data odierna sulla paziente affetta da Covid 19 e in regime di isolamento domiciliare vanno evidenziati alcuni importanti aspetti.
Come già ribadito la dimissione di pazienti affetti da coronavirus dall’ospedale, o più in generale la possibilità di curarsi a domicilio, dipende da precisi protocolli legati al quadro clinico dei pazienti stessi. Questo non significa che per alcuni di essi non debba poi rendersi necessario il ricovero o rientro in ospedale, qualora il quadro muti. Tant’è vero che vengono monitorati attraverso controlli telefonici dai medici dell’igiene pubblica. Tale aspetto, così come la gestione domiciliare dei pazienti, può presentare evidentemente problematiche, specie per determinati nuclei famigliari, in primis anziani soli, e per queste situazioni specifiche l’Azienda sta lavorando ad ulteriori possibili interventi, il tutto compatibilmente con le forze in campo e tenendo conto del fatto che nel Riminese la situazione si è sviluppata con grande velocità.
Contestualmente l’Azienda, in raccordo con la Regione sta procedendo a reclutare medici ed infermieri in tutte le forme e seguendo tutte le strade possibili.
Ma in ogni caso non è pensabile, nella situazione attuale, ipotizzare di utilizzare gli ospedali come strutture per dare una risposta di ordine più sociale che sanitario. Vorrebbe dire togliere spazi e assistenza alle persone più gravi. Le cronache che, anche oggi, arrivano dalla Lombardia, evidenziano questo senza ombra di dubbio.
Ne consegue perciò chiaramente che in una situazione come questa è fondamentale e indispensabile che, laddove presente, vi sia una forte collaborazione della rete famigliare, quantomeno attraverso l’uso del telefono o di altre tecnologie per verificare la situazione dei propri congiunti, o ad esempio portanado loro al bisogno, sempre evitando il contatto stretto a meno di un metro e utilizzando protezioni, medicinali, vivande o altri generi di conforto.