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Coronavirus, la proposta: "Togliere a Rimini la tassa di soggiorno per rilanciare il turismo"

Lo spiega il capogruppo della Lega Marzio Pecci, che chiede una diminuzione della burocrazia

Attualità Rimini | 14:09 - 04 Marzo 2020 Marzio Pecci Marzio Pecci.


Marzio Pecci, Capogruppo della Lega in consiglio comunale, interviene sulla nota emanata nel pomeriggio di ieri (martedì 3 marzo) dal sindaco di Rimini Andrea Gnassi. «Messaggio condivisibile sul fatto che la vita a Rimini debba andare avanti: concordo sul fatto che la città e l'Italia non si debbano fermare davanti all'epidemia». Per Pecci è però fondamentale che si affronti il problema nella sua realtà: «assicurando l'aumento dei posti letto ed il funzionamento dei reparti di terapia intensiva delle strutture sanitarie, poiché è accertato che la malattia può essere vinta con le cure e con il buon funzionamento delle strutture sanitarie».

Sul fronte economico, Pecci fa appello alle istituzioni e agli uffici pubblico, affinché offrano la massima libertà di esercizio agli imprenditori, togliendo "i laccioli burocratici". All'amministrazione Gnassi viene chiesta, in attesa dei provvedimenti del governo a sostegno delle imprese in crisi, una riduzione delle tasse, del costo dei servizi e l'abolizione della tassa di soggiorno. Quest'ultimo provvedimento, spiega Pecci, «è indispensabile per rendere appetibile il nostro prodotto turistico». 

Pecci rimarca: «Il turismo è il primo comparto ad essere entrato in crisi per cui è estremamente necessario supportarlo con iniziative, comunali, provinciali, regionali, statali ed europee, volte non solo a riconoscere un contributo per la crisi ma ad approvare leggi e regolamenti per rinnovare e riconvertire le vecchie strutture alberghiere in un prodotto turistico futuristico».

Infine il consigliere della Lega chiosa: «Dalle parole ai fatti. E' vero che Rimini non si ferma, ma intanto la politica lanci un messaggio: le amministrazioni pubbliche e le grandi aziende inizino a pensare allo smart working...anche questo sarebbe un modo per non fermare il Paese».