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Il Cantico dei Cantici con il premio Ubu Roberto Latini al teatro degli Atti di Rimini

Domenica 23 alle 21 il capolavoro della letteratura religiosa e amorosa, un testo biblico attribuito a Re Salomone

Eventi Rimini | 10:53 - 21 Febbraio 2020 Roberto Latini - Foto Fabio Iovino Roberto Latini - Foto Fabio Iovino.

“Non ho tradotto alla lettera le parole, sebbene abbia cercato di rimanervi il più fedele possibile. Ho tradotto alla lettera la sensazione, il sentimento che mi ha da sempre procurato leggere queste pagine. Ho cercato di assecondarne il tempo, tempo del respiro, della voce e le sue temperature”. In una prova d’attore che gli è valso il premio Ubu nel 2017, Roberto Latini si confronta con un capolavoro della letteratura religiosa e amorosa, il Cantico dei Cantici, nel nuovo appuntamento del cartellone dedicato al contemporaneo in programma domenica 23 febbraio (ore 21) al Teatro degli Atti di Rimini (via Cairoli 42)

Latini si appropria quindi di un grande classico, uno dei testi più antichi di tutte le letterature. Un testo biblico attribuito a re Salomone che narra l'amore tra due innamorati con tenerezza ma anche, più arditamente, con sfumature sensuali e immagini erotiche. Ne prende le parole e ne libera  liberandone l’energia attraverso la sua voce e il suo corpo d’attore, in una performance poetica e primitiva, vero e proprio inno alla bellezza. Protagonista è un dj, un androgino, un clochard che dorme su una panchina e al risveglio, dalla sua postazione radiofonica, declama i versi del Cantico come attraversandoli: li vive, li danza, ne gioisce, li subisce.

“Pervaso di dolcezza e accudimento, di profumi e immaginazioni, è uno dei testi più importanti, forse uno dei più misteriosi – scrive Latini - un inno alla bellezza, insieme timida e reclamante, un bolero tra ascolto e relazione, astrazioni e concretezza, un balsamo per corpo e spirito. Se lo si legge senza riferimenti religiosi e interpretativi, smettendo possibili altre chiavi di lettura, rinunciando a parallelismi, quasi incoscientemente, se lo si dice senza pretesa di cercare altri significati, se si prova a non far caso a chi è che parla, ma solo a quel che dice, può apparirci all’improvviso, col suo profumo, come in una dimensione onirica, non di sogno, ma di quel mondo, forse parallelo, forse precedente, dove i sogni e le parole ci scelgono e accompagnano”.

La musica e il suono delle parole di Latini trovano ulteriore valore attraverso il lavoro di Gianluca Misiti, anche lui Premio Ubu 2017 per il progetto sonoro su cui si poggia la performance prodotta da Fortebraccio Teatro.