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Rimini, in tre anni il centro storico ha perso 20 imprese. Edicole e librerie tra le "vittime" della crisi

L'analisi di Confcommercio: "dal 2008 calo totale nel comune di Rimini di 142 imprese"

Attualità Rimini | 16:21 - 20 Febbraio 2020 Quinta edizione dello studio Quinta edizione dello studio "Imprese e Città" elaborato dall’Ufficio Studi Confcommercio.

Anche quest’anno Confcommercio punta l’obiettivo sulla demografia d’impresa nelle città, con la 5^ edizione dello studio “Imprese e Città” elaborato dall’Ufficio Studi Confcommercio. L’analisi sull’evoluzione commerciale delle città riguarda 120 città medio-grandi e 10 Comuni di media dimensione, tra cui Rimini e prende in esame il trend in tre diversi step temporali: 2008, 2016 e 2019.

Per quanto riguarda il dato generale – spiega il direttore di Confcommercio della provincia di Rimini, Andrea Castiglioni - si evince che a Rimini nel 2019 sono attive 2.024 imprese del commercio al dettaglio, di cui 777 ubicate nel centro e 1.247 al di fuori. Rispetto al 2008, si è registrato un calo totale di 142 imprese, di cui 17 nel centro storico e 125 fuori. Il dato già allarmante, diventa critico nel confronto con il 2016: se nel periodo 2008/2016 il centro storico aveva tenuto incrementando le imprese di 3 unità, nell’intervallo 2016/2019 registra -20 imprese. La tendenza fuori dal centro storico è invece in costante diminuzione: -52 imprese nel periodo 2008/2016 e un ulteriore -73 negli ultimi tre anni".

Guardando i dati relativi alle diverse categorie, rispetto alle precedenti rilevazioni, nel centro storico crescono gli esercizi non specializzati che includono la vendita al dettaglio di diverse tipologie di prodotti (+5 unità dal 2008: 43-48, +13 dal 2016: 35-48), mentre sono in diminuzione fuori dal centro storico (rispettivamente -23 e -11 unità). Crescono anche le imprese che si occupano di apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni in esercizi specializzati (in centro + 6 rispetto al 2008 e +2 rispetto al 2016) con un aumento di 9 unità anche fuori dal centro sul 2008, ma -3 sul 2016.

Le uniche categorie merceologiche analizzate che crescono costantemente sia in centro, sia fuori, sono le farmacie (anche per effetto della parziale liberalizzazione delle licenze: +5 e +1 in centro +1 e +1 fuori, nei due diversi intervalli temporali) e soprattutto le attività di vendita al dettaglio tramite corrispondenza, via Internet, porta a porta e distributori automatici: se nel 2008 erano in totale 31 aziende, nel 2016 sono diventate 63 per diventare 78 nel 2019 (in centro +15 dal 2008 e + 4 dal 2016, fuori +32 e +11).
Da sottolineare il dato sul dettaglio alimentare, che tra il 2008 e il 2016 aveva mostrato una tenuta anche nel centro storico guadagnando un esercizio e che invece mostra una perdita significativa comparato al dato 2019 (-12 unità) con una “migrazione” del comparto verso l’esterno della città: 154 negozi rispetto ai 133 del 2008 (+21) e ai 145 del 2016 (+9).

La nota dolente riguarda gli esercizi che si occupano di articoli culturali e ricreativi (libri, giornali, video e registrazioni musicali, articoli sportivi, giocattoli): dal 2008 in centro ne sono state chiusi ben 12 di cui 4 hanno cessato in questi ultimi tre anni e oggi ne rimangono 50. Fuori dal centro, dopo un bel rialzo tra il 2008 e il 2016 (da 96 a 101 esercizi) nel 2019 se ne registravano solamente 78 (-23 negozi rispetto alla precedente rilevazione). Una categoria in costante diminuzione a prescindere dalla dislocazione dell’attività, esattamente come i distributori di carburante (dal 2008 -5 nel centro e -12 fuori, dal 2016 -1 in centro e -1 fuori), i negozi di articoli per la casa e ferramenta (in centro -13 e fuori -28 sul 2008, -11 e -14 sul 2016) e i negozi specializzati in prodotti non alimentari quali abbigliamento, calzature, cosmetici, piante e fiori, ottica, fotografia, articoli per animali, gioiellerie, che hanno chiuso in centro 36 aziende dal 2008, di cui solo una dal 2016 e che fuori dal centro conoscono una crisi ancora più pressante (-58 dal 2008 e -5 dal 2016). Hanno infine andamento altalenante sia temporalmente, sia in base alla dislocazione, i tabacchi e il commercio ambulante.

"Discorso a parte meritano invece i settori alberghiero e dei pubblici esercizi. Se gli alberghi mostrano un recupero negli ultimi tre anni (+7 in centro e +11 fuori), il saldo guardando al 2008 resta negativo: -22 nelle zone centrali e -38 fuori dal centro. I pubblici esercizi, al contrario, continuano la loro crescita costante negli anni, che li hanno portati, in centro, dai 330 del 2008 ai 353 odierni (+23) e dai 652 fuori dal centro ai 703 (+51) dell’ultimo rilevamento e addirittura +16 in centro e +15 fuori dal centro negli ultimi tre anni”, evidenzia Castiglioni.

Purtroppo siamo ancora qui a dovere dar conto del calo delle piccole imprese del commercio al dettaglio – dice il presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, Gianni Indino -. Il disinnesco degli aumenti Iva non è bastato a mantenere i consumi interni. A farne maggiormente le spese gli esercizi di vicinato, già oberati da costi di gestione elevatissimi fatti di imposte opprimenti, affitti elevati che risentiranno quest’anno anche della mancata proroga della cedolare secca sui canoni commerciali e burocrazia pressante che porta via tempo e denaro. Non è un caso che all’apertura della finestra per la presentazione delle domande di contributo per il Bando regionale dedicato a commercio e pubblici esercizi, il sito sia andato in tilt per l’eccesso di domande convergenti nel sistema, a testimonianza della grande richiesta di strumenti di sostegno. I dati parlano chiaro: le uniche imprese che crescono in centro sono farmacie e attività specializzate in informatica e telecomunicazioni, mentre le uniche imprese che crescono costantemente su tutto il territorio sono quelle del commercio on-line. Servono misure economiche tangibili come l’abbassamento delle tasse nazionali e locali per gli esercizi in sede fissa e una equa web tax. Ma il rilancio dei nostri centri e dei nostri borghi può e deve passare da una rigenerazione degli spazi urbani, in grado di mutare nuovamente le abitudini di fruizione e di acquisto. Serve dire basta alla costruzione di nuovi capannoni commerciali come è appena accaduto a Misano e come dovranno fare altri nostri territori, pena la desertificazione dei centri urbani. Servono città come luoghi di persone, fruibili a tutti, destinati ad aumentare il benessere dei cittadini e dei turisti e di conseguenza delle attività economiche e della collettività”.