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AUDIO Mafia in Riviera, la lotta dello Stato e dei cittadini tra lavatrici, colletti bianchi e zone grigie

Dal convegno ospitato al campus di Rimini le massime autorità provinciali condividono visioni e strategie

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Attualità Rimini | 18:26 - 15 Febbraio 2020 Il tavolo di apertura del convegno Il tavolo di apertura del convegno.

Il tema della criminalità organizzata è nodale e sempre più delicato da trattare, anche da parte dei più blasonati addetti ai lavori. Per fare chiarezza sulle dinamiche che la presenza di organizzazioni mafiose scatenano in Riviera e adottare una visione comune di trasformazione culturale, occasione preziosa l'ha offerta il convegno "La criminalità organizzata come agente di trasformazione sociale" ospitato al campus dell'università di Rimini, in un'aula stracolma di autorità e forze dell'ordine da ogni parte della regione, qualcuno anche da fuori. A fare gli onori di casa la prefetta Alessandra Camporota, che ha sottolineato il valore centrale dello Stato nella sfida alla criminalità organizzata e plaudito la presenza della Repubblica di San Marino attraverso l'ambasciatore, dando all'evento una connotazione internazionale.

Il presidente del campus Sergio Brasin ha citato Paolo Borsellino nel sottolineare l'importanza di creare un «movimento culturale, morale e religioso per combattere la mafia», quindi non soltanto politico o strategico. Egli è il primo a usare il termine "zona grigia", presente anche in Romagna e che «può anzi, deve essere arginata». Immancabile il pensiero a Patrick Zaki, lo studente egiziano dell'università di Bologna arrestato nel suo Paese durante una visita alla famiglia: «I suoi diritti fondamentali non vanno violati, per questo è stata approvata una mozione affinché il governo italiano e la commissione europea si attivino per difendere i diritti umani, la libertà individuale e di espressione».

Arriva l'ora del saluto del sindaco Andrea Gnassi, il più lungo e ricco di spunti: «La zona grigia è diventata un'attitudine, uno status mentale, che però non può essere un alibi per permettere certi comportamenti. I sindaci come me sono il livello istituzionale di frontiera più esposto, costretti a confrontarsi con un coacervo di livelli e norme che cambiano continuamente. Quando una comunità si mette in gioco è un messaggio forte per fare il salto culturale necessario a sconfiggere questo problema». Alla zona grigia associa il concetto di «"lavatrici invisibili", presenti anche nel nostro territorio». Nel 2011 i primi episodi di organizzazioni mafiose nel territorio, di cui «si parlava con timore, per non guastare il turismo. Ma ora serve coraggio e una pianificazione strategica, come quella urbanistica, che se trasparente come i finanziamenti è una lotta concreta alle infiltrazioni. Il nostro è un territorio complesso che però da molti non è considerato come tale».

Anche perché se secondo l'Istat sono 18 i milioni di presenze turistiche l'anno, secondo l'Osservatorio regionale per il turismo sono 29 milioni, cifre per cui «non siamo attrezzati, in primis con la necessaria copertura di forze dell'ordine».

Dopo di lui i saluti di Sonia Pasini, presidente della sezione penale del tribunale di Rimini, che porta qualche dato: «Nella revisione delle piante organiche dell'Emilia-Romagna è stato previsto un aumento di 33 unità, fra i più alti d'Italia. A Rimini arriveranno 3 nuovi magistrati portando il numero totale a 25, più un procuratore. Sembrano cifre minime, ma considerate che sono ossigeno per il nostro ambito». Secondo una relazione ministeriale poi, Rimini è fra le prime province d'Italia per imprese attive e per city users, due fattori che la rendono esposta alle infiltrazioni della criminalità organizzata. «Lo Ioc, indice di organizzazioni criminali nel nostro territorio è altissimo per l'alta concentrazione di imprese. Non a caso i processi della Dda dal 2018 a oggi sono stati 3, più 6 tutt'ora pendenti, il dato più elevato della regione dopo Bologna». Ha annunciato poi la stesura di un protocollo che sarà pubblicato a marzo sulla gestione dei beni sequestrati e confiscati.

Dopo di lei è intervenuta in chiusura dei saluti Laura Lega, procuratrice di Firenze e presidente di Anfaci per fare due proposte: «L'istituzione di una black list pubblica dove inserire i nomi delle imprese in odore di mafia e una banca dati dove poter risalire a questo tipo di procedimenti in corso e del passato». Illustri relatori sono poi saliti sul palco, dalla Procuratrice di Rimini Elisabetta Melotti al procuratore Giuseppe Amato a Nicola Morra, presidente della commissione parlamentare antimafia. (f.v.)

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