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AUDIO Aggredito in discoteca a Cesenatico perché omosessuale, il 29enne denuncia con coraggio

Il riminese ha trascorso due settimane in convalescenza, dalla sua parte Arcigay e Giulia Corazzi

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Cronaca Rimini | 16:59 - 14 Febbraio 2020 La foto di Diego poco dopo il pestaggio di due settimane fa La foto di Diego poco dopo il pestaggio di due settimane fa.

Il 29enne riminese aggredito nella discoteca Nrg (Energy) di Cesenatico durante un evento dedicato alla comunità omosessuale proprio il giorno del suo compleanno ha deciso di parlare a microfoni aperti con il sostegno di Arcigay Rimini e lo ha fatto in una data emblematica: il 14 febbraio, giorno di San Valentino, che per tutti significa amore e sostegno reciproco e che lui cercherà di festeggiare assieme al suo compagno nel modo più sereno e normale possibile, anche se quel che ha subito ha già tutti i contorni di un trauma.

Diego (nome di fantasia) è stato pescato dal mucchio in modo apparentemente casuale e pestato da un gruppo di 7 o 8 persone (solo 2 sono state al momento identificate) in un momento di solitudine, mentre l'amico che stava ballando con lui si era allontanato un istante. Il branco, in evidente spedizione punitiva visto anche il tema della serata, gli ha sferrato un pugno allo zigomo e uno al naso, e il linciaggio sarebbe continuato a suon di forza e insulti se non fosse intervenuta una ragazza, anche lei vittima di aggressione poco prima, ad allontanarlo per portarlo in bagno a sciacquarsi il sangue di dosso.

Diego che in palestra ci va regolarmente e che sostiene di sapersi difendere, di fronte a tanta violenza gratuita in un contesto considerato protetto non ha saputo reagire ed è rimasto pietrificato. «Se non fosse arrivata quella ragazza ad aiutarmi, loro probabilmente sarebbero andati avanti chissà quanto», tanto che perfino i bodyguard, che dovrebbero essere preposti a sventare questo tipo di situazioni, ci avrebbero messo minuti a intervenire. Uno in particolare, sempre secondo le testimonianze del giovane, avrebbe inizialmente messo in dubbio la sua versione dei fatti perché cononscente della gang, già allontanata da diversi locali della Romagna proprio perché amante delle provocazioni e della violenza, non solo verbale.

E allora il 14 febbraio che dovrebbe essere un giorno come tutti gli altri, per Diego ha assunto il significato particolare, inatteso, sicuramente non voluto però alla fine cercato di pubblica dichiarazione, non del proprio orientamento ma della violenza subita: «Ho deciso di denunciarli e di parlare pubblicamente di quanto mi è accaduto perché non voglio che si ripeta», racconta con la voce determinata, ma a tratti rotta dall'emozione, «la cosa che più mi ha fatto male è stata l'indifferenza del locale che peraltro aveva organizzato una serata a tema». Indifferenza compensata presto da molti messaggi di sostegno e solidarietà che Diego continua a ricevere. La cosa che forse fa più male è il fatto di «non riuscire a vivere più come prima, quando andavo al cinema e abbracciavo il mio ragazzo, o lo tenevo per mano. Ora ho paura».

Elementi rilevati come significativi da Marco Tonti, presidente di Arcigay Rimini, che dichiara apertamente come questo non sia «né un episodio isolato, né fra i più gravi». Ci sono altri gruppi come quello che ha attaccato Diego a Cesenatico che si muovono su tutto il territorio regionale allo scopo di perseguitare persone di orientamento sessuale diverso. «Stiamo registrato un'impennata preoccupante di casi che si somma agli episodi di antisemitismo o razzismo», ecco perché nella querela sporta contro ignoti l'avvocato Christian Guidi ha deciso di inserire l'aggravante di discriminazione e istigazione. Alla confessione aperta ha voluto essere presente anche Giulia Corazzi, consigliera provinciale alle pari opportunità e alle politiche di genere, che ha condiviso tutto il suo sostegno e il suo supporto alla vicenda personale di Diego, che tutti sperano sia già arrivata al suo epilogo, senza ulteriori ritorsioni. (f.v.)

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