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Lavoro in nero col reddito di cittadinanza: nei guai una ballerina e una cameriera

Scoperte anche sei lavoratrici irregolari in un night: maxi sanzioni per gestore e per un albergatore

Cronaca Rimini | 11:56 - 08 Febbraio 2020 Guardia di Finanza Guardia di Finanza.

Lavorava “in nero” in un night della riviera, dal mese di maggio del 2019, era beneficiaria del “Reddito di Cittadinanza”: si tratta di una ventenne di Modena, controllata assieme ad altre 13 ballerine in un night Cinque delle “figuranti di sala”, sono risultate “in nero”, compresa appunto la giovane modenese.
I successivi riscontri alla banca dati dell’I.N.P.S., hanno permesso di appurare che questa faceva parte di un nucleo familiare percettore del Reddito di Cittadinanza, ma aveva omesso di comunicare al predetto Ente l’avvio dell’attività lavorativa.

Per tale motivo, è stata deferita all’autorità giudiziaria per il reato di cui all’art. 7, comma 2, del D.L. nr. 4/2019 che prevede la reclusione da uno a tre anni, prevista nei casi in cui si ometta la comunicazione, all’Ente erogatore, delle variazioni di reddito, del patrimonio o del nucleo familiare, nonché informazioni dovute e rilevanti ai fini della riduzione o revoca del beneficio.


LE SANZIONI
Ulteriore comunicazione è stata inviata alla sede Provinciale I.N.P.S. di Modena, per la parte di specifica competenza, in quanto nel caso di specie, ovvero quando uno dei componenti del nucleo familiare viene trovato, nel corso delle attività ispettive, intento a svolgere attività di lavoro dipendente “in nero”, è prevista la decadenza dal beneficio e la disattivazione della carta di Reddito di Cittadinanza.
Per il datore di lavoro, invece, è scattata subito la sospensione dell’attività imprenditoriale per aver impiegato manodopera irregolare in misura superiore al 20% del totale dei lavoratori regolarmente assunti e trovati sul posto di lavoro. Il titolare ha preferito pagare l’ammenda di 2000 euro per la revoca del provvedimento.
Al termine dell’attività ispettiva, nei confronti dello stesso datore di lavoro è stata contestata la cosiddetta “maxi-sanzione” che va da un minimo di 1.800 ad un massimo di  10.800 euro per ogni lavoratore trovato “in nero”, nonché la “maxi-sanzione aggravata” pari ad 4.320 euro prevista in caso di impiego di lavoratore “in nero” percettore di Reddito di Cittadinanza.

UN SECONDO CASO
La seconda lavoratrice, scoperta dai Finanzieri e dagli Ispettori del Lavoro, è una donna Ucraina trovata a lavorare “in nero” in un albergo di Rimini, mentre svolgeva le mansioni di cameriera ai piani, risultata direttamente beneficiaria di reddito di cittadinanza.
In questo caso, la lavoratrice residente e Velletri, non solo ha omesso di comunicare all’INPS competente l’avvio di un lavoro dipendente, come previsto dalla legge, ma ha anche presentato una Dichiarazione Sostitutiva Unica (D.S.U.) omettendo di indicare i redditi percepiti dal coniuge.
Con questo stratagemma ha ottenuto una certificazione ISEE alterata e fasulla, ma idonea ad ottenere i benefici del Reddito di Cittadinanza che le è costata, però, il deferimento all’autorità giudiziaria di Velletri per il reato di cui all’art. 7, comma 1, del D.L. nr. 4/2019, che prevede la reclusione da due a sei anni, nonché la segnalazione all’INPS per la revoca immediata ed il recupero di tutte le somme indebitamente percepite.

Nei confronti dell’albergatore è stata contestata la cosiddetta “la “maxi-sanzione aggravata” pari a 4.320 euro prevista in caso di impiego di lavoratore “in nero” percettore di Reddito di Cittadinanza.

Per entrambi i casi l’INPS ha provveduto a revocare il beneficio del Reddito di Cittadinanza.