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L'America Graffiti di Rimini chiuso: i gestori spiegano i motivi

Alla base dello stop c'è una decisione del tribunale a seguito di ricorso degli eredi dei titolari del ristorante

Attualità Rimini | 14:28 - 07 Febbraio 2020 L'ex America Graffiti di Rimini L'ex America Graffiti di Rimini.

I gestori dell'America Graffiti, locale nato nel 2014 in piazzale Kennedy al posto dello storico "Nettuno", spiegano le ragioni dell'improvvisa chiusura. Alla base dello stop c'è una decisione del tribunale: gli eredi di Renata Cabrini, storica titolare del Nettuno, titolari della proprietà della struttura, nonché responsabili della gestione del bagno e del chiosco sulla spiaggia, hanno infatti adito le vie giudiziarie. La questione è quella dei canoni demaniali: per accordi contrattuali onere per i gestori, che nel contempo però avevano avviato le trattative per acquistare la concessione demaniale. I gestori però, secondo quanto riferito nella nota, hanno interrotto i pagamenti in quanto il denaro non era stato riversato dai titolari allo stato, al punto che Agenzia delle Entrate nel 2018 ha fatto richiesta di pagamento ai gestori stessi. Da qui il contenzioso giudiziario. Gli eredi della Cabrini hanno tentato la strada dell'ingiunzione di pagamento, del sequestro conservativo e giudiziario, infine hanno chiesto urgentemente un provvedimento di restituzione dell'azienda. Respinta anche quest'ultima richiesta, gli eredi hanno fatto ricorso, ottenendone l'accoglimento. Quindi i gestori dell'America Graffiti sono stati costretti a chiudere e riconsegnare l'attività. 

La nota dei gestori dell'America Graffiti

Poche righe per raccontare cosa succede al Nettuno. Esattamente 10 anni fa la nostra società, dopo lunghissima trattativa, chiudeva un importante accordo commerciale con la signora Renata Cabrini per la rinascita dello storico locale Nettuno. Lei, che lo aveva costruito e gestito insieme al marito per 50 anni, decideva di affittarlo a noi affidandoci un gravoso impegno: ristrutturare un immobile decadente da anni, ricostruire un’azienda, pagare i canoni demaniali. Renata è morta all’età di 92 anni nel 2013, lasciando ai figli, oltre all’incasso degli affitti, la gestione del bagno e del chiosco sulla spiaggia. 

Noi abbiamo onorato ogni impegno, ma il canone demaniale corrisposto ai figli non è mai stato riversato (se non in minima parte e solo per alcuni anni) al Demanio; fino al punto che l’Agenzia dell’Entrate, nell’estate del 2018, è intervenuta chiedendo direttamente a noi di pagare nelle sue casse il canone che avrebbero dovuto pagare i titolari della concessione demaniale. 

Siamo stati dunque costretti, nostro malgrado, ad interrompere un pagamento fino a quel momento versato regolarmente entro il giorno 10 di ogni mese, pur continuando a trattare l’acquisto delle quote con la società titolare della concessione demaniale, così da lasciare a noi, poi, il pagamento (anche) di tutti i debiti pregressi e delle sanzioni.

In questi dieci anni abbiamo impiegato tutte le risorse possibili per dar seguito alla conduzione di un’azienda che pur tra queste mille difficoltà (non ultimo il cantiere che dal 2016 ha stravolto e bloccato piazzale Kennedy, proprio davanti al locale) ha sempre continuato ad essere aperta, dando un servizio 365 giorni all’anno dalla colazione a tarda notte. Abbiamo sempre pagato regolarmente dipendenti, fornitori e tasse. 

Sennonché, i figli della sig.ra Cabrini, a più riprese, hanno chiesto al Tribunale di Rimini la concessione di un sequestro giudiziario, di un sequestro conservativo, di un’ingiunzione di pagamento e un provvedimento d’urgenza per la riconsegna dell’azienda, tutti provvedimenti respinti dal tribunale. Gli stessi impugnavano (solo) il provvedimento d’urgenza e il Tribunale, inaspettatamente, provvisoriamente accoglieva l’impugnazione e disponeva la restituzione dell’azienda. 

Il risultato, ora, in attesa del pronunciamento definitivo del Tribunale, è che ventidue dipendenti, che in estate diventano quaranta, sono a casa. Chi ha chiesto la restituzione dell’azienda non è infatti in grado di garantire il diritto dei lavoratori alla prosecuzione dei contratti, così come previsto dalla legge in caso di retrocessione dell’azienda.
Continueremo a lottare, in ogni sede e grado di giudizio, per garantire la continuità lavorativa agli oltre venti dipendenti e per tutelare i nostri ingenti investimenti.
Continueremo a batterci per continuare a dare vita al Nettuno.


Dichiarazione dell'assessore alle Attività Economiche Jamil Sadegholvaad


"Ho appreso stamattina dalla stampa locale della improvvisa chiusura dell'America Graffiti, il locale che sorge in piazzale Kennedy. Come noto lo stabile è oggetto di concessione poiché si sviluppa su un'area del Demanio dello Stato, con il concessionario che ha dato in gestione la struttura a terzi. Da mesi si rincorrevano voci su presunti dissidi tra concessionario e gestore, una situazione conflittuale che oggi evidentemente è esplosa, nelle modalità peggiori.
Informazioni certe riguardo questi dissidi non ne avevamo, anche perché trattasi di dinamiche che non coinvolgono direttamente l'Ente, ma che ci fosse qualche criticità ci è stato confermato dal ritardo da parte del concessionario del pagamento dell'imposta di registro dovuta all'erario per le concessioni dei beni demaniali. Una mancanza, che tra l'altro rappresenterebbe un caso pressoché unico tra tutte le centinaia di concessionari sul territorio di Rimini, che se non sarà regolata entro poche settimane, provocherà l'automatica decadenza della concessione.
Come Amministrazione comuale stiamo seguendo da vicino la situazione e speriamo che possa chiarirsi in tempi rapidi, in primis per il personale del locale lasciato impropriamente e improvvisamente a casa. Questa rappresenta la priorità, al di là delle questioni interne tra privati. E' chiaro che se la situazione resterà in questa fase di stallo e se il concessionario non regolarizzerà nei tempi la sua posizione con l'erario, scatterà automaticamente la decadenza della concessione. A quel punto si procederà con la riassegnazione del bene, che avverrà attraverso i criteri stabiliti dalla specifica normativa europea".