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Economia circolare: ecco i nuovi modelli di produzione e consumo del Riminese

Sono stati discussi in un incontro affollato organizzato dalla Diocesi di Rimini

Attualità Rimini | 12:24 - 06 Febbraio 2020 Il tavolo dei relatori del convegno sull'economia circolare organizzato dalla Diocesi di Rimini Il tavolo dei relatori del convegno sull'economia circolare organizzato dalla Diocesi di Rimini.

Grande pubblico, sala San Gaudenzo stracolma e tanta attenzione: la tavola rotonda “Economia circolare: nuovi modelli di produzione e consumo per il territorio” ha catturato l’attenzione per due ore dei tantissimi presenti.

Dopo la lettura della "Laudato si’" di San Francesco, che ha dato il titolo anche all’enciclica più volte richiamata di Papa Francesco, è stato il vescovo di Rimini il primo ad intervenire. “Il tema economico, ambientale e sociale è drammatico, e va affrontato qui ed ora. A pagarne maggiormente le spese di un’economia non legata alla terra, sono i giovani” ha detto mons. Francesco Lambiasi.

“Noi siamo la prima società a produrre rifiuti in maniera esponenziale, e non sappiamo smaltirli. – ha ricordato il direttore dell’Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro, don Pierpaolo Conti – Inoltre, prendiamo le risorse dalla natura come se fossero inesauribili, ma non è così. «Usa e getta» è una frase - e un comportamento - icona di una crisi che sottende un modello di economia, società e futuro. Ci va bene questo modello?”.
L’economia circolare è una risposta, “una forma nuova che genera anche nuove figure professionali, come la mia. – ha detto Andrea Ragazzini, Chief Value Officer della Società Benefit Sara Cirone Group - Aiuto le aziende ad individuare indicatori non solo economici-finanziari ma anche la sostenibilità e i capitali intangibilità, non presenti in bilancio”.

“Attribuire a tutte le persone la stessa dignità, è un indice importante di una economia per l’uomo. – è uno dei passaggi del contributo del Vicesindaco di Rimini, Gloria Lisi - E anche l’idea di città deve considerare questi aspetti, nel rispetto e nella valorizzazione delle peculiarità di tutti i suoi abitanti”.

Ogni azione personale ha un impatto sull’economia, sull’ambiente e sulla società: dall’utilizzo del mezzo di trasporto agli acquisti, persino quelli online. – ha fatto notare l’economista Primo Silvestri, direttore del mensile Tutto Romagna Economia – Non si tratta di avversare le innovazioni ma di governare in maniera umana il cambiamento, per non distruggere ad esempio luoghi di relazione e socialità come i centri storici”.

Accompagnato da slide e video, l’intervento di Roberto Ossani (docente di Design della Comunicazione ISIA Faenza) era incentrato sul design e sull’impatto ambientale di ogni progetto. A partire dal TrattoPen “invenzione del 1976, i cui forellini per l’aria sul tappo sono stati realizzati per evitare che i bambini ingerendoli potessero soffocare. Ogni progetto guarda al futuro ma la creatività deve anche tener conto delle sue conseguenze. E un bravo designer si preoccupa di tutto il progetto, persino del fine vita dell’oggetto creato: è un’assunzione di responsabilità”.

Bruno Bargellini, presidente dell’azienda Top Automazioni di Poggio Torriana: “I pezzi utilizzati in azienda sono riciclabili, e dagli scarti di ferro abbiamo costruito una nuova macchina. – ha raccontato l’imprenditore – Siamo un’impresa etica, e oltre all’ambiente prestiamo tanta attenzione alle persone, al welfare aziendale”. Palestra, visite mediche in azienda, parco giochi aziendale per bambini, mamme e nonni, musica scelta dai dipendenti, orari flessibili: sono alcune delle iniziative adottate da Top Automazioni. “L’azienda è una grande famiglia: se stiamo bene tutti, viviamo meglio e siamo anche più produttivi. E i risultati lo confermano”.

È proprio sui temi dell'“ecologia integrale”, che è stata indetta la tavola rotonda dedicata all’Economia circolare. L’incontro riminese faceva parte di una roadshow che sta attraversando queste sette città per confrontarsi con il mondo del lavoro e delle imprese, delle organizzazioni di categoria, delle istituzioni e della società civile, al fine di accrescere la consapevolezza attorno a un modello culturale d’impronta umanistica che porti a un nuovo sviluppo equo e sostenibile nelle comunità territoriali.