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"Centri commerciali sono catafalchi, tuteliamo i piccoli negozi": l'attacco di Confcommercio-Federmoda

Lo stop al centro commerciale di Misano Adriatico non chiude il dibattito: nel mirino il nuovo polo commerciale di San Giovanni

Attualità Rimini | 15:34 - 05 Febbraio 2020 Da sinistra Gianmaria Zanzini di Federmoda e Gianni Indino presidente di Confcommercio Da sinistra Gianmaria Zanzini di Federmoda e Gianni Indino presidente di Confcommercio.

Dopo il "no" della provincia di Rimini all'accordo di programma relativo alla costruzione del nuovo centro commerciale di Misano Adriatico, in zona Bandieri, si è riaperto il dibattito tra gli operatori del settore.  Per Gianni Indino, presidente Confcommercio Rimini, "è stata  vinta una battaglia, ma non la guerra, una battaglia che non sarebbe dovuta nemmeno esistere", in quanto "anacronistica l’idea di continuare a cementificare la nostra costa in barba alle più attuali linee guida in tema ambientale". Per Indino si tratta di "catafalchi adibiti al commercio già messi al bando in alcune regioni, che minano il commercio di vicinato, permettendo alle catene multinazionali di insediarsi e fagocitare i ricavi senza alcuna ricaduta economica positiva sul territorio". Confcommercio sposta l'attenzione da Misano Adriatico a San Giovanni in Marignano, chiedendo al sindaco Daniele Morelli un incontro su un altro centro commerciale in progettazione:  "Non vogliamo che quello che è uscito dalla porta rientri dalla finestra. Si tratta di nuove superfici commerciali a soli 5 km di distanza, che avrebbero un impatto ugualmente drammatico sul territorio danneggiando al massimo i piccoli commercianti". Infine Indino attende dall'amministrazione regionale "una chiamata per gli Stati generali del Commercio, di cui si è ampiamente parlato in campagna elettorale".

Gianmaria Zanzini, rappresentante provinciale di Federmoda, dà evidenza a un dato preoccupante: quello di 1666 imprese del piccolo commercio chiuse in provincia di Rimini negli ultimi cinque anni. In particolare, spiega Zanzini, "un piccolo commerciante su 5 chiude dopo un anno dall’avvio dell’attività, la metà non supera il biennio, solamente 3 su 5 sopravvivono più di 5 anni". Tasse e costi di gestione alti, la frenata dei consumi delle famiglie, l'abusivismo commerciale sono tra le cause della crisi del piccolo commercio. C'è poi la concorrenza dell'online (ma Zanzini evidenzia: "l'e-commerce coagula solamente il 7,3%) e soprattutto quella dei centri commerciali, degli outlet e dei temporary shop, definiti "autentici predoni invasivi sul territorio". Zanzini ribadisce la richiesta di Federmoda di una nuova regolamentazione: "Chiediamo che gli outlet possano vendere merce dell’anno passato da verificare con regolare fattura, che venda prototipi, fine serie disassortiti, pezzi fallati e soprattutto che non possano beneficiare delle finestre dei saldi di fine stagione e fare sconti sulla merce già costantemente in sconto, innescando di fatto una concorrenza sleale nei confronti dei commercianti tradizionali". Zanzini come commerciante chiede massima collaborazione delle istituzioni e soprattutto iniziative e incentivi a favore dei negozianti, per la valorizzazione dei centri commerciali naturali: "quartieri, borghi e città".