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Infanzia, Emilia Romagna: dossier inquietante di Save the Children

Scuola, strutture sportive e oratori i luoghi maggiormente esposti al rischio di abusi

Attualità Emilia Romagna | 09:13 - 03 Febbraio 2020 Minore maltrattato Minore maltrattato.

La scuola, gli oratori o parrocchie e le strutture sportive in Emilia Romagna: per più di 1 ragazzo su 6 sono questi i luoghi abitualmente frequentati da bambini e adolescenti dove maggiore può essere il rischio di subire comportamenti inappropriati, maltrattamenti e abusi da parte degli adulti, una percezione simile a quella degli adulti anche se segnalano una percentuale più alta di rischio negli oratori (32%). Minacce concrete alle quali i minori sono esposti soprattutto in Internet, considerato un luogo a rischio per circa 9 adulti e 8 ragazzi su 10 che vivono nella Regione. In un caso o nell’altro, tra i pericoli principali per i bambini la possibilità che vengano loro imposti rapporti fisici indesiderati (per il 50% circa sia degli adulti che dei ragazzi) o che vengano compiuti una serie di illeciti attraverso internet, tra cui la richiesta di inviare immagini intime in cambio di regali (secondo 6 adulti e 6 ragazzi su 10) o di diffonderle senza il consenso dell’interessato (61% degli adulti e 48% dei ragazzi).
Sono solo alcune delle evidenze di un’inedita indagine ”Minori e percezione dei rischi” realizzata da Ipsos per Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, di cui si discuterà oggi al Senato, a partire dalle ore 11:45 presso la Sala Caduti di Nassyria, in occasione della presentazione di un Manifesto in 10 punti, intitolato “10 in condotta!”, promosso da Save the Children per favorire nel nostro Paese l’adozione da parte di tutte le realtà che operano con i minorenni di un sistema di tutela, a partire da una Child Safeguarding Policy, che promuova un modello organizzativo di prevenzione e gestione di comportamenti scorretti da parte degli adulti di riferimento, afferenti all’Organizzazione o esterni.  
“Troppo spesso, in tutta Italia, le cronache ci consegnano casi di abuso e maltrattamento ai danni dei minori, anche molto piccoli, consumati nei luoghi che dovrebbero essere per loro sempre i più sicuri. Come la scuola, l’asilo nido, l’associazione o il centro sportivo. Ancora più doloroso il fatto che questi abusi siano compiuti dalle figure adulte di riferimento – educatori, insegnanti, allenatori sportivi – violando un patto di fiducia essenziale per la crescita, con conseguenze che possono essere molto gravi e durature nel tempo. Non possiamo occuparcene solo quando questi casi esplodono in tutta la loro gravità. In Emilia Romagna, come in tutto il Paese, l’adozione di un sistema di tutela – regole di comportamento, chiare procedure di segnalazione, individuazione delle figure responsabili – per prevenire abusi e maltrattamenti ai danni di minori dovrebbe essere un requisito essenziale per tutti i servizi, educativi e ricreativi rivolti ai minori” ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

Dai dati dell’indagine Ipsos per l’Organizzazione, che oltre a sondare l’opinione di adulti e ragazzi a livello nazionale realizza un focus specifico su 8 regioni italiane, emerge invece che a un aumento della consapevolezza dei rischi non corrisponde ancora la messa in campo di misure in grado di proteggere concretamente i minori nei luoghi che normalmente frequentano. Più di 1 genitore su 4 in Italia afferma infatti che in palestra o in altri centri ricreativi i propri figli non abbiano mai ricevuto informazioni su cosa fare in caso di maltrattamenti, abusi o condotte inappropriate, e, rispetto alla scuola, in Emilia Romagna, 1 genitore su 3 e 1 ragazzo su 10 sono convinti che anche lì non esistano regole chiare per tutelare i minori.

LE EVIDENZE DELL’INDAGINE
Dal sondaggio Ipsos per Save the Children, emerge che solo il 12% degli adulti, in Emilia Romagna, ritiene che i minori siano completamente tutelati e al sicuro da comportamenti inappropriati da parte degli adulti nei luoghi che sono soliti frequentare e solo il 6% lo pensa riferendosi al web e alle chat usate dai propri figli. Quasi 1 minore su 5 (il 19%) nella Regione si dice a conoscenza di esperienze negative vissute in prima persona dai loro amici, percentuale che sale al 33% se riferita agli episodi in rete. 
I luoghi più a rischio
Tra i luoghi fisici ritenuti maggiormente a rischio e dove i minori potrebbero essere vittime di comportamenti scorretti o abusanti da parte degli adulti figura, in Emilia Romagna, soprattutto la scuola, insicura per il il 16% dei ragazzi e il 18% degli adulti, anche se questi ultimi ritengono che il luogo più a rischio sia l’oratorio (32%), opinione condivisa con gli adulti di Toscana, Campania e Piemonte. A rischio anche palestre, la piscine e altri centri sportivi, ancora insicuri per il 20% dei genitori e il 16% dei ragazzi emiliano romagnoli. Da segnalare in chiave positiva i gruppi scout considerati luoghi sicuri per il 97% dei ragazzi e per 9 adulti su 10, un’opinione condivisa in proporzioni simili anche nelle altre regioni italiane prese inconsiderazione dal sondaggio.
I pericoli in rete. Lo “spazio” considerato meno sicuro è comunque quello virtuale
E con la diffusione delle nuove tecnologie e la sempre maggiore possibilità, per bambini e ragazzi, di accedere alla rete, cresce la percezione dei rischi collegati all’uso di chat e app online. In Emilia Romagna, la rete è infatti un luogo a rischio per l’89% degli adulti e l’80% dei ragazzi. A conferma di ciò, la ricerca rivela che il 26% dei ragazzi ha provato disagio per avere ricevuto determinate richieste o contenuti online da parte degli adulti (preoccupano ancora di più Campania con il 35% e Veneto e Sicilia con il 32%), un dato confermato anche da più di 1 genitore su 10 (1 su 5 in Sicilia e Campania). I dati relativi alla Regione, mettono in luce anche uno scarso controllo da parte dei genitori su quello che i figli fanno online. Quasi 1 genitore su 5 (18%) dice di non controllare mai i contenuti che i figli condividono in rete, mentre il 43% lo fa solo occasionalmente, un comportamento ancor più evidente in Piemonte dove ben il 28% dei genitori non controlla mai. La scarsa consapevolezza dei genitori emiliano romagnoli rispetto alle attività online dei figli, del resto, è confermata dal fatto che più di 1 su 3 (36%) non sa se i loro ragazzi utilizzino app a tempo per scambiarsi messaggini, foto o video (che spariscono dopo pochi secondi) e ben più della metà (58%) non è in grado di dire a quante chat partecipa il figlio, una mancanza più marcata rispetto alle altre regioni, fatta eccezione per i genitori della Campania (66%). E se a livello nazionale, i genitori che credono di saperlo rispondono mediamente che i figli usano al massimo 2 chat, i ragazzi emiliano romagnoli affermano di essere coinvolti in media in 7 chat ognuno.
Rapporti indesiderati e immagini intime in cambio di regali
Ma quali sono i principali rischi ai quali sono esposti bambini e ragazzi in Emilia Romagna? Contatti fisici e rapporti indesiderati pretesi o imposti dagli adulti rappresentano un pericolo concreto per quasi 3 adulti su 5 (58%) e 1 ragazzo su 2 (49%). Circa la metà dei ragazzi e degli adulti considerano inoltre un pericolo reale che i minori possano essere vittime di cyberstalking da parte degli adulti, così come che venga loro chiesto, in cambio di regali, di inviare immagini o video che li ritraggono nudi oppure che gli adulti possano inviare a ragazzi conosciuti in rete materiali intimi che mettono a disagio. Tra gli altri rischi segnalati, troviamo la possibilità che i minori vengano criticati o ridicolizzati per il loro comportamento o aspetto fisico (un rischio per il 54% degli adulti e il 41% ragazzi), che possano ricevere promesse di favori in cambio di qualcosa (per il 62% degli adulti e il 50% dei ragazzi), o che possano essere indotti ad assumere sostanze (lo pensano il 34% dei ragazzi e 47% degli adulti).

Le segnalazioni degli abusi: non completa fiducia nella scuola e negli educatori
I ragazzi emiliano romagnoli intervistati mostrano un significativo senso di responsabilità: ben il 97% afferma che se fosse a conoscenza di un comportamento inappropriato nei confronti di un loro amico, sicuramente ne parlerebbe con qualcuno, solo il 3% preferirebbe invece restare in silenzio (contro il più preoccupante 11% del Lazio o il 10% del Veneto). Ma a chi si rivolgerebbero bambini e ragazzi? I dati dicono che si fidano soprattutto di famiglia e coetanei. Due ragazzi su 3 preferirebbero rivolgersi ai propri genitori, che si mostrano quindi come figure di riferimento fondamentali in caso di pericolo da parte dei figli, mentre il 12% ne parlerebbe con gli amici. Colpisce e deve far riflettere la mancanza di punti di riferimento all’interno della scuola. Solo il 7% dei ragazzi vedrebbe negli insegnanti un punto di riferimento e quasi nessuno si rivolgerebbe agli altri referenti scolastici (psicologo o preside).
Davanti al racconto da parte dei figli di un abuso o maltrattamento, praticamente tutti i genitori emiliano romagnoli intervistati ne parlerebbe con qualcuno (99%), nel 30% dei casi andrebbero dalle forze dell’ordine, nel 21% si rivolgerebbero al preside o agli insegnanti e nel 17% ne parlerebbero con i propri familiari. Da sottolineare come invece, in Veneto e Piemonte, i genitori si fidino soprattutto proprio di insegnanti e preside (rispettivamente 31% e 30%), mentre nel Lazio il principale punto di riferimento per i genitori è la famiglia (34%).
La non completa fiducia nei confronti degli educatori, riguarda un numero residuo di adulti e ragazzi in Emilia Romagna. La percentuale di chi ritiene che se un insegnante o un educatore venissero a conoscenza di un comportamento inappropriato non si attiverebbe per segnalarlo, per salvaguardare l’organizzazione in cui lavora o per evitare conseguenze personali, si limita in fatti al 4% dei ragazzi e al 5% degli adulti, mentre il 44% dei ragazzi e il 29% degli adulti sono convinti, in positivo, del contrario. Sono invece i genitori della Campania a segnare il grado di sfiducia più elevato con un 20% convinto che gli educatori non farebbero niente.  

Procedure e informazioni più chiare per proteggere i minori
Circa 6 genitori e ragazzi su 10 in Emilia Romagna credono infatti che oratori, palestre e centri sportivi siano privi di regole e procedure in tema di tutela dei minori, e, in Italia, quasi la metà degli adulti afferma che i propri figli non abbiano mai ricevuto informazioni in tal senso da queste strutture. Quanto alla scuola, merita una riflessione il fatto che, seppur parliamo di dati abbastanza contenuti, a livello nazionale più di 1 genitore su 5 sia convinto che i figli non ricevano informazioni in merito dal personale scolastico, mentre, in Emilia Romagna, quasi 1 su 3 sia convinto che la scuola non sia dotata di un sistema specifico per proteggere gli studenti da comportamenti inappropriati degli adulti (in Lazio lo pensa quasi 1 adulto su 2).
L’assenza di procedure ad hoc a scuola è segnalata, in Emilia Romagna, solo da 1 ragazzo su 10, contro il 25% circa dei ragazzi in Lazio, Sicilia e Toscana.  In Italia, inoltre, 4 genitori su 10, dicono che i propri figli non sono mai stati incoraggiati a segnalare episodi di questo tipo, a scuola così come nelle altre strutture, opinione condivisa dalla stessa percentuale dei ragazzi. È da notare, come solo l’8% dei ragazzi e il 7% dei genitori emiliano romagnoli può affermare di aver ricevuto materiale scritto con informazioni chiare da parte delle strutture frequentate dai minori, mentre il Veneto che si distingue in positivo con percentuali del 15% per gli adulti e il 14% per i ragazzi.  
Il Manifesto in 10 punti promosso da Save the Children
Dall’adozione di un codice di condotta alla formazione di tutto il personale che opera con i bambini, dalla individuazione di una figura che gestisca le segnalazioni alla informazione dei minori e delle famiglie: questi alcuni dei passi attorno ai quali ruota il Manifesto in 10 punti promosso oggi da Save the Children. Le organizzazioni che sottoscrivono il Manifesto “10 in condotta!” intendono mettersi direttamente in gioco per rafforzare la prevenzione degli abusi a partire dai propri ambiti di intervento e, allo stesso tempo, promuovere la diffusione e l’applicazione di un sistema di tutela in tutto il Paese, anche nel rapporto con le istituzioni. Da segnalare il fatto che di recente – è il caso dei bandi sulla povertà educativa promossi dall’impresa sociale “Con i bambini” – l’adozione di un sistema di tutela (child safeguarding policy) è stata considerata un requisito essenziale per la partecipazione ad un bando per progetti dedicati ai minori. 
“Nonostante sia cresciuta negli anni, anche in Emilia Romagna, una sensibilità attorno al tema, ancora oggi chi dovrebbe cogliere i segnali di rischio spesso non è in grado di sapere come e a chi rivolgersi e troppi allarmi restano inascoltati. Vogliamo impegnarci - con il coinvolgimento di tutte le organizzazioni attive nella protezione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – nella realizzazione di un monitoraggio periodico e serrato del funzionamento di sistemi di tutela in tutti gli ambienti frequentati dai minori. Chiediamo alle istituzioni, nazionali ed emiliano romagnole, che i sistemi di accreditamento e le procedure di affidamento di servizi educativi e ricreativi considerino l’attivazione di un sistema di tutela come requisito essenziale in tutti i servizi educativi e ricreativi. Allo stesso tempo, chiediamo che all’interno del sistema scolastico la tutela dei minori divenga un asse portante affinché ogni scuola sia sempre uno spazio di ascolto e di protezione per ogni bambino e bambina.  Una violazione non è mai un fatto privato e se riguarda un minore è più che mai una responsabilità etica, oltre che legale, degli adulti in posizione fiduciaria non averlo saputo prevenire”, ha concluso Raffaela Milano.