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Lo spot col 'lato b' scatena le polemiche, CGIL: ‘Via subito la pubblicità sessista dai cartelloni della provincia’

La consigliera regionale Nadia Rossi: ‘Segnalerò allo IAP-Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria’

Attualità Riccione | 17:00 - 09 Gennaio 2020 Foto da Il Resto del Carlino Foto da Il Resto del Carlino.

Attirare l’attenzione sul prodotto in vendita facendo scandalo: la trovata pubblicitaria dal sapore 'sessista' di un imprenditore della carne riminese ha suscitato non poche polemiche. Un cartellone con il confronto tra due fondoschiena femminili e lo spot "la carne non e' tutta uguale". A chiederne l'immediata rimozione la Cgil di Rimini, con tanto di denuncia all'Istituto di autodisciplina pubblicitaria. "Come organizzazione sindacale e come cittadine e cittadini ci consideriamo offesi dai messaggi degradanti e squallidi associati alle immagini che campeggiano sui tabelloni pubblicitari come quella utilizzata dal macellaio di Misano", sentenzia il sindacato. Nel 2008 il Parlamento Europeo ha invitato gli Stati membri affinché il marketing e la pubblicità fossero rispettosi della dignità umana e dell'integrità della persona e valorizzassero e non degradassero la figura femminile, ricorda il sindacato. Nel 2011, inoltre, il ministero per le Pari opportunità e l'Istituto dell'autodisciplina pubblicitaria hanno firmato un Protocollo d'intesa che offre agli Enti locali alcune indicazioni per intervenire concretamente contro le pubblicità sessiste e violente. Non tutti però, lamenta la Cgil, "si sono mossi in maniera non uniforme e ciò anche nella provincia di Rimini. Non tutti hanno adottato dei regolamenti che consentano la rimozione dei manifesti o degli spot segnalati come offensivi". Da qui la richiesta ai Comuni che ancora non lo avessero fatto, di procedere in tal senso accogliendo anche l'invito dell'Anci ad inserire nel Regolamento comunale delle affissioni pubblicitarie l'accettazione del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e a coloro che lo avessero già fatto di attenersi a quanto deliberato.


Dura anche la reazione di Nadia Rossi, consigliera regionale, da sempre in prima linea per i diritti delle donne e la loro tutela, che minaccia la denuncia allo IAP: “Il rispetto tra essere umani, di qualsiasi genere, età, estrazione sociale ed orientamento passa anche attraverso le immagini, ogni santo giorno.
Provvederò personalmente a segnalare allo IAP-Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria un manifesto di cattivo gusto che è stato affisso per le strade di Riccione. Il corpo delle donne (lo avrei fatto anche nel caso in cui ci fosse stato un uomo) paragonato a pezzi di carne, nuovi e vecchi, mi chiedo perché? Possibile che fare pubblicità debba comportare scendere a questi livelli? Siamo tutti chiamati in causa a riflettere e c’è molto da fare ancora sotto l’aspetto culturale, per tanti, tutti noi”.