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Gli albanesi riminesi chiedono l'attenzione della politica per la vera integrazione dei suoi immigrati

Il referente dell'associazione Agimi Kumaraku: "Il tema è stato accantonato, se ne parli per le prossime elezioni"

Attualità Rimini | 10:03 - 09 Gennaio 2020 Foto dalla pagina Facebook di Agimi Rimini Foto dalla pagina Facebook di Agimi Rimini.

Edmond Kumaraku, referente dell’associazione Agimi Rimini che riunisce famiglie e giovani di provenienza albanese residenti in Italia per favorire la loro integrazione culturale e sociale, condivide una riflessione sugli immigrati di seconda generazione, portatori del «pieno diritto ad essere nuovi e fieri cittadini italiani».

La fascia degli immigrati albanesi residenti nella provincia di Rimini è «costantemente in crescita: sono quasi 4mila i nati nel territorio, senza calcolare quelli che hanno acquisito la doppia cittadinanza italiana e albanese, più di 3500. In aumento anche il numero di nati in territorio riminese con almeno un genitore immigrato: attualmente nel territorio della provincia di Rimini sono più di 9mila. Cala invece il numero complessivo di stranieri residenti arrivati negli ultimi anni: sono circa 40mila le persone di provenienza straniera che si sono stabilite nel Riminese, delle quali più della metà di provenienza albanese. Sono infine 4500 e imprese straniere, per non calcolare quelle con titolari portatori anche la cittadinanza italiana».

Questi numeri sono importanti per una provincia che conta oltre 335mila abitanti, per questo Kumaraku sostiene che «è tempo di chiamarli in causa non più come immigrati ma come pari degli altri residenti territoriali e allo stesso tempo promuoverli come esempi di convivenza pacifica per la intera comunità e soprattutto come modello indicativo per gli altri arrivi. Tutto ciò che oggi manca nella politica italiana, regionale e provinciale, anche nel Riminese, che sembra avere paura di approfondire questo argomento, anche di fronte al prossimo impegno delle elezioni regionali». Con la comunità albanese residente servono secondo il referente Agimi «il confronto, l’innovazione e il progresso, cosa che in realtà stiamo già facendo in autonomia in questi ultimi 30 anni sul territorio solo con l’aiuto della società e della scuola».

Dopo un tentativo iniziale nei primi anni Duemila, «a mio parere la questione è stata isolata volutamente da tutti i forum, individui e gerarchie interne, anche politiche. La comunità albanese residente nel Riminese è fiera della sua seconda generazione è ormai totalmente inclusa nel tessuto residenziale ed è parte di tutti i sensi della comunità riminese. Si apra allora la discussione politica, fondamentale per la democrazia e la complementazione del ciclo inclusivo: si discuta di metodi per una valutazione seria dei nuovi italiani di seconda generazione che si riconoscono come idealisti principali nel riformismo europeo, nel multiculturalismo ereditato dai genitori, nell'italianità acquisita dalla nascita. Con pieno diritto ad essere nuovi e fieri cittadini italiani».