Lunedý 06 Aprile13:04:07
Android
 | 
iOs
 | 
Mobile

Il personaggio, la storia del riminese Marco Magnani che ha corso tre volte il Giro d'Italia

Originario di Secchiano di Novafeltria è stato l'ultimo professionista della Valmarecchia

Sport Novafeltria | 07:41 - 06 Gennaio 2020 Marco Magnani al giro d'Italia 1998 di fianco a Marco Pantani e Alex Zülle maglia rosa Marco Magnani al giro d'Italia 1998 di fianco a Marco Pantani e Alex Zülle maglia rosa.

E' stato l'ultimo ciclista professionista della Valmarecchia, dal 1997 al 2002. Marco Magnani, nato il 1 luglio del 1974, originario di Secchiano, ha partecipato a tre edizioni del Giro d'Italia e a due edizioni della Vuelta a fine anni '90 e all'inizio del nuovo Millennio. Eppure la passione per la due ruote è nata per caso, racconta: "Sì, a 16 anni. Era stato mio padre a comprare una bicicletta. Però ho iniziato io a usarla. Nelle domeniche partecipavo alle uscite con lo storico Gs Bolidi di Secchiano capitanato da Nicola Balducci". Magnani fu tesserato per la Rinascita di Rimini, iniziando a partecipare alle gare relativamente tardi, da Juniores: "Il primo anno infatti è stato un disastro, cadevo una domenica sì e una no. Il secondo anno però ho preso le misure e ho vinto tre gare". E' iniziata così l'ascesa del giovane ciclista riminese: da ciclista dilettante quattro anni con la Rinascita di Ravenna del ds Pino Roncucci. Il quinto posto del Giro d'Italia dilettanti con la Granatelli Montegranaro, nel 1997, nell'edizione vinta da Oscar Mason. Magnani fu così chiamato dal ds Giuseppe Petitto e ingaggiato dalla Cantina Tollo.


I ricordi del Giro d'Italia


Magnani divenne ciclista professionista e a 23 anni partecipò nel 1998 al suo primo Giro d'Italia. "Il primo anno andò piuttosto bene, dopo i primi tapponi dolomitici ero 14esimo in classifica generale. Poi sono 'saltato in aria', come si dice in gergo ciclistico", ricorda. La più grande emozione fu però nel Giro d'Italia 1999, con la tappa San Sepolcro-Cesenatico. In quell'occasione infatti ci fu il passaggio nella sua Secchiano: "E' stato talmente emozionante che, arrivato in piazza, sono tornato indietro e ho fatto un altro giro. Sono l'unico corridore della storia del ciclismo che ha fatto visita ai parenti due volte nello stesso giorno", ricorda divertito (la visita ai parenti, nel gergo ciclistico, è la possibilità per un ciclista di staccarsi dal gruppo in anticipo nel caso di tappa che transita nella sua città di origine). In quel Giro d'Italia c'era anche il grande Marco Pantani, che festeggiò lo scudetto del Milan indossando la maglia rossonera sopra la divisa da ciclista: "Pantani si allenava spesso in Valmarecchia, d'altro canto la salita del cippo oggi porta giustamente il suo nome". Per Magnani sono stati cinque anni di grandi emozioni. Poi nel 2002 il fallimento della squadra per cui era tesserato, l'Index Alexia, lo spinse a dire basta con il professionismo, ma non con la bicicletta. E da ciclista amatore conquistò la sua vittoria più bella nel 2004: quando conobbe Eleonora, sua moglie, che lavorava nello staff che si occupava dell'organizzazione del Giro dell'Umbria. Galeotto fu quindi l'invito da parte Marcello Romeggini: "Lei in quel periodo studiava. Oggi quando la voglio prendere in giro, scherzosamente, la chiamo miss", racconta Marco.

L'avventura Valmaracing


La passione per il ciclismo è rimasta sempre forte, nel cuore di Marco Magnani. Cinque anni fa è nata così la Valmaracing, squadra ciclistica dell'Alta Valmarecchia: "Nata per caso, o meglio per gioco, su mia proposta a Davide Soli, il presidente. Cinque amici con la A maiuscola, ognuno di noi con i propri compiti. Marcello Parri il segretario. Loris Giannini il magazziniere. Roberto Faeti, l'esperto di burocrazia e regolamenti. Davide il presidente. E io? Io non faccio niente, perché mi dicono che come mi muovo faccio i danni", scherza Magnani. Cinque amici che hanno dato vita a un sodalizio che conta cento tesserati.

La sfida interna, con il sorriso, nella Valmaracing


Con la Valmaracing Marco Magnani si occupa dell'organizzazione delle numerose attività del gruppo ciclistico, pur non disdegnando la partecipazione a qualche granfondo. Partecipa mediamente a una uscita domenicale ogni due mesi: troppo impegnato con i lavori domestici e con i tre figli piccoli, sottolinea qualcuno che lo conosce bene. Tuttavia, quando si avvicina l'appuntamento di maggio con la Nove Colli, il richiamo della bicicletta è troppo forte e ogni domenica Marco sale sui pedali, partecipando anche a qualche granfondo come allenamento. Non è più il capitano del gruppo: Il compagno Marcello Parri infatti ha raggiunto i vertici italiani, secondo nel campionato italiano della propria categoria solo perché non ha potuto partecipare a una gara che gli avrebbe consentito di conquistare i pochi punti necessari a vestire la maglia iridata. Ma quella domenica c'era la tappa dell'Adriaticoast a Novafeltria, organizzata dalla Valmaracing, e Parri, come dirigente, non ha voluto lasciare i compagni soli nell'organizzazione. Ad ogni modo, la rivalità interna al gruppo tra i due ciclisti c'è, ed è molto sentita. Il giorno della Nove Colli 2019 Marco Magnani si è presentato in griglia "tirato a lucido", ma sulle prime salite, in particolare al Borbotto, non è riuscito a stare al passo dei primi, a differenza di Parri. Vista l'esperienza da ex professionista, ha però gestito le forze durante il percorso e nell'ultima discesa impegnativa, che da Pugliano conduce a Secchiano, proprio nei pressi della sua abitazione, ha sfoderato tutta la sua abilità da discesista, riprendendo il compagno-rivale. Hanno percorso insieme gli ultimi 80 km fino all'arrivo di Cesenatico e festeggiato un importante piazzamento, tutti e due tra i primi trenta (su circa 12.000 iscritti). Magnani però in volata si è voluto togliere lo sfizio di precedere al traguardo Parri. E per lui fu una vittoria pari alla partecipazione al giro d'Italia.