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A Riccione la storia sono loro, dal secolo scorso la famiglia Tomassini al timone dell’Hotel Marilena

Mirco e Daniele da sempre sulla breccia grazie agli insegnamenti dei familiari

Attualità Riccione | 07:20 - 05 Gennaio 2020 La famiglia Tomassini La famiglia Tomassini.

Hanno fatto la storia dell’accoglienza a Riccione, la famiglia Tomassini gestisce da sempre l’ Hotel Marilena, vero emblema dell’ospitalità romagnola, e da generazioni questa tradizione si tramanda strizzando l’occhio all’innovazione. Alla gestione ci sono Mirco e Daniele con i loro figli, ma la storia dell’Hotel Marilena risale agli inizi del 900 quando il bisnonno, con cinque figli, faceva il marinaio, aveva una casa che veniva affittata ai turisti bolognesi, «qui il mio padrino – racconta Mirco – era in vacanza ogni anno con la sua famiglia, i miei preparavano loro le cabine giù al mare e cucinavano il pesce appena pescato. Qui ci sono state anche le guardie di Mussolini, vista la vicinanza alla sua abitazione estiva».

DALLE ORIGINI ALLA SVOLTA
La svolta arriva negli anni ’50, quando lo stabile viene abbattuto, e con gli stessi mattoni la famiglia Tomassini costruisce la prima pensione, “Marilena”, gestita dai nonni: qui nonno Augusto, anche lui marinaio, poteva soddisfare le esigenze culinarie degli ospiti con tutto il fresco che aveva pescato, mentre gli altri della famiglia si occupavano del resto. Papà Gino col suo trabaccolo faceva anche trasporti, soprattutto d’inverno, ma d’estate preferiva il “servizio estivo”: nonno Augusto col barchino e papà Gino con il cutter, un tipo di veliero elegante e veloce, caricavano i turisti per la gita in mare. «Siamo molto legati alla tradizione – spiega Mirco – infatti anche adesso con un cutter portiamo alla domenica i nostri ospiti in gita in mare, dobbiamo ringraziare ciò che ci hanno tralasciato i nostri cari, per noi è la cultura del mare ».

LA TRAGEDIA DEL NAUFRAGIO DELLA “BRUNA”
Ma al mare “bisogna sempre dare del Lei”, diceva nonno Augusto, protagonista del tragico naufragio bella barca “Bruna”, l’ammiraglia della famiglia: era il 17 gennaio 1929, l’anno del nevone, l’imbarcazione della famiglia Tomassini stava navigando a “cocchia”, in coppia, con la barca “Nuovo Pietro” della famiglia Arduini di Cattolica, quando improvvisamente, a causa del maltempo, si inabissò. Tra i pescatori che persero la vita, ci fu Secondo, fratello minore di Augusto, e Giulio Gennari, il cui figlio, durante la prima guerra mondiale, aveva salvato la vita allo stesso Augusto quando era prigioniero in Prussia.

LA CHIAVE DELL’OSPITALITA’
Alla base di tutto c’è il rapporto umano, racconta Mirco: «Sfruttiamo tutto ciò che ci è stato insegnato, io personalmente sono albergatore, ma quando vado fuori sono un turista, e tutto ciò che mi fa piacere lo faccio mio. L’ospite ha bisogno di servizi, di rapporto umano, pulizia, mangiare bene e dormire bene; manteniamo rapporti da anni con i nostri clienti, e se provi gioia vera nel lavorare e farli felici, il lavoro diventa quasi un divertimento. La chiave del nostro successo è la qualità degli insegnamenti che ci hanno tramandato, abbiamo guardato quello che facevano loro. Mio padre, per esempio, teneva le barche a diversi “signori” che soggiornavano a Riccione, come Enrico Mattei e lui mi diceva che se gli avesse chiesto 100 lire, lui gliene avrebbe date 300, “quello che mi sono meritato me lo dia”, il soldo non aveva per lui lo stesso valore del rapporto umano».

Insomma una storia di valori: quello della famiglia, quello dell’ospitalità e quello dell’attenzione e la cura al proprio lavoro. Qualità che, nonostante tutto, sono ancora solide in alcune realtà e che vale la pena raccontare.


Maria Assunta (Mary) Cianciaruso