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Dal 4 gennaio i saldi, ma c'è la proposta da Rimini: "Negozi a luci spente dieci minuti per protesta"

Confcommercio Federmoda attacca nuovamente outlet e colossi online e chiede che i saldi si spostino a febbraio

Attualità Rimini | 14:47 - 27 Dicembre 2019 Gianmaria Zanzini di Federmoda Gianmaria Zanzini di Federmoda.

Il 4 gennaio scattano i saldi invernali di fine stagione. I commercianti ci arrivano con grande speranza, ma anche con tantissime preoccupazioni: la crisi del commercio di vicinato, infatti, non accenna a placarsi, soprattutto per quanto riguarda il comparto moda. Anche quest’anno i saldi saranno un’occasione sia per le imprese sia per i clienti, visto che i negozi hanno un assortimento di merce consistente, dovuto sia all’incertezza economica delle famiglie, sia ad un meteo invernale imprevedibile con temperature ben al di sopra della media che di fatto “congelano” acquisti di abbigliamento, accessori e calzature pesanti.

“Il problema è serio, tanto che da un sondaggio di Federmoda – Confcommercio tra gli associati, si è rilevato che ben il 78% di loro vorrebbe fare slittare i saldi alla fine del mese di febbraio – spiega il referente riminese Giammaria Zanzini, vicepresidente regionale e consigliere nazionale di Federmoda -. Lotteremo per far sì che questa istanza venga ascoltata dai legislatori".


L'indagine di Confcommercio dell'Emilia Romagna


"Una delle cause di questa crisi, che si somma alle congiunture economiche negative, è il cambiamento dei comportamenti di acquisto", rileva Zanzini. Da un’indagine dell’Ufficio Studi di Confcommercio dell’Emilia Romagna si scopre che il 29% dei clienti è ancora molto attento al prezzo e cerca prodotti in sconto, mentre è salita al 15% (contro il 7% del 2018) la percentuale di chi entra nei punti vendita per chiedere informazioni e poi acquista on-line. Nelle grandi città alcuni negozianti hanno già iniziato a far pagare le prove dei capi. Costa 10 Euro provare e fotografare la merce e in cambio viene consegnato un buono di pari importo per tornare a fare acquisti in negozio. "Purtroppo ogni acquisto fatto sulle piattaforme contribuisce a fare chiudere le piccole attività, a lasciare a casa lavoratori e a togliere agli imprenditori i soldi per pagare le tasse. Dove è il guadagno per economia e società? Dal 2012 al 2019 in Italia sono state chiuse 89.631 (35 al giorno) di cui 54.749 (21 al giorno) nel settore tessile. Numeri dieci volte l’Ilva, ma nessuno ci considera", attacca Zanzini.


Il cahier des doléances di Federmoda Rimini


Come di consueto (non solo in occasione dei saldi), Confcommercio e Federmoda attaccano la concorrenza sleale delle grandi catene multinazionali, degli outlet ("Riteniamo che gli outlet debbano vendere esclusivamente merce delle stagioni precedenti, disassortita o fallata e non che le grandi catene possano produrre e vendere collezioni appositamente create per gli outlet, come accade in molti casi oggi") e chiedono interventi più decisi per il contrasto alla contraffazione dei capi di abbigliamento. Nel mirino anche la liberalizzazione degli orari firmata da Monti nel suo Decreto Salva Italia del 2012 ("ha in realtà fatto perdere 100 mila posti di lavoro e aumentato di 3 punti la pressione fiscale, apportando una deregulation di orari che ha messo in ginocchio le micro imprese, impossibilitate a rimanere al passo con il mercato").  Zanzini infine ricorda che "sono i negozi fisici ad illuminare le vie dei paesi, dei quartieri periferici e dei centri storici, come siano i negozi fisici a pagare le tasse statali e locali. Le imprese italiane sono le più tassate al mondo: il carico fiscale complessivo è pari al 59,1% dei profitti commerciali a fronte di  un peso globale del 40,5% e del 38,9% nell’Unione Europea". La proposta finale è una protesta: "Potremmo spegnere le nostre luci un sabato d’inverno per 10 minuti, così forse tutti si accorgerebbero di quanto sia prezioso un piccolo negozio che presidia il territorio".