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L'opinione: giornalista riminese alla scoperta di Pistoia tra posti e locali incantevoli

Sulla sua strada ha incontrato Roberto che, per lavoro, si è spostato in Toscana e ha dato vita al suo sogno "La Capannina"

Attualità Nazionale | 16:10 - 17 Dicembre 2019 Aperitivo Aperitivo.

In questi mesi, di ritorno dal mio Cammino di Santiago, il mio lavoro di giornalista ma soprattutto l'amore, mi hanno portata spesso lontana dalla mia bella Romagna, ma nell'altrettanto meravigliosa Toscana, in particolare a Pistoia, poco pubblicizzata forse, ma un vero gioiello culturale. 
Mi sono sentita subito a casa. Ho iniziato a seguire progetti, a intrecciare reti sociali, a stringere forti amicizie e incredibili legami, a conoscere posti incantevoli e locali in cui trascorrere le mie serate. Tra i tanti, sono stata particolarmente colpita da Roberto che, per lavoro, si è spostato in Toscana e ha dato vita al suo sogno "La Capannina". 

Pensare che tutto è nato dall’idea e dai finanziamenti di un gruppo di cattolici-democristiani di Bottegone, una frazione di Pistoia. Oggi, invece, siamo ben lontani da quel circolo politico e culturale che era La Capannina negli anni ’50: siamo di fronte, piuttosto, al sogno lungimirante di un gruppo di giovani imprenditori. E qui, Roberto Marconato insieme ad altri due soci, Marco Bechi e Nicola Bongi, hanno deciso di dare vita ad un locale nuovo, fresco, decisamente oltre il semplice concetto di un bar-tabacchi.
Arrivato a Pistoia nel 2011, ex giocatore di basket professionista, Roberto ha deciso di aprire inizialmente una tabaccheria e poi, dopo quattro anni, rilevare l’intera struttura che, a quel tempo, era decisamente in stato di abbandono.
La storia inizia negli anni ’50. Il 16 luglio del 1955, su un progetto dell’architetto Giovanni Bassi, è nato il complesso della Capannina, articolato su due piani e suddiviso in una serie di locali: bar, sala giochi, sala tv, sale di socializzazione. Al suo interno, conteneva un ampio cinema teatro e anche una sala da ballo, mentre negli spazi esterni vi erano le aree destinate ad attività sportive come tennis e bocce.
In quegli stessi anni, in campo avverso (politicamente parlando), venne realizzata un’analoga struttura: “La Casa del Popolo”. Altri tempi, altri modi di vedere la vita.
Dopo alterne vicende e gestioni, il complesso della Capannina è arrivato fino ai giorni nostri, quando alla fine è stato rilevato da questo gruppo di imprenditori. Lo scopo? Investire in questa struttura originale e portarla nel nuovo millennio: “La scommessa è iniziata quest’anno”, ci spiega Roberto. "Serate a tema, una cucina che oscilla fra quella toscana tradizionale e l’innovazione che arriva da oltreoceano e uno staff giovane e preparato, alla Capannina si può andare sin dal mattino: per far colazione, per un pranzo veloce, per un tè con gli amici, per l’ora dell’aperitivo, per cena e per il dopo cena.  E a proposito di aperitivi, se siete appassionati di apericena e musica, non perdetevi mai l’appuntamento del martedì sera denominato “L’aperitivo giusto”. Dalle 20 a mezzanotte, alla Capannina si fa festa con serate a tema (ieri sera, ad esempio, era il turno degli anni ’60, ’70, ’90), uno straordinario buffet (da provare assolutamente i fagioli con carne e la ribollita) e ottimi cocktail. Ma se siete invece amanti dei vini e della cucina sperimentale, non perdetevi la serata “Gourmedì”, che si svolge il giovedì sera. E se avete bambini, niente paura. Alla Capannina uno staff si occuperà dei piccoli per tutta la durata della cena. "

La Capannina è un nuovo modo di concepire un locale. E' un posto aperto a tutti: ai giovani, alle famiglie, a chi ama la pizza, a chi adora gli aperitivi, a chi vuol semplicemente passare qualche ora in allegria, senza pensare troppo a ciò che ci riserva il quotidiano. 

Sara Ferranti