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Boom di truffe nel trading: occhio alle registrazioni

Gente attratta dai mercati finanziari e interessata a mettere alla prova se stessi e le proprie qualità realizzando buoni investimenti.

Attualità Nazionale | 15:49 - 10 Dicembre 2019 Trading online Trading online.

Si tratta di un fenomeno di ampissima diffusione, quello del trading online: ormai può vantare di milioni di nuovi investitori in tutto il mondo. Gente attratta dai mercati finanziari e interessata a mettere alla prova se stessi e le proprie qualità realizzando buoni investimenti.
Come tutti i fenomeni di massa, anche il trading online non è esente da un aspetto negativo: si tratta delle truffe, operate da alcune piattaforme a discapito degli ignari utenti che vi approdano.
Le motivazioni e il pattern di questa escalation di truffe nel trading online ha alla base il voler sfruttare illecitamente la popolarità di un settore attraverso il ricorso a mezzi e modalità criminali.
Analizzando il fenomeno emergono numerosi punti che permettono di delineare un identikit dei broker fraudolenti, facili da identificare anche per chi non è un esperto del settore.

Marketing aggressivo: quando si dice troppo e si mantiene poco

La prima caratteristica fondamentale delle piattaforme fraudolente è il marketing aggressivo: piuttosto che dare importanza alla comunicazione di aspetti reali e veritieri del settore, infatti, si preferisce far ricorso spudorato alle strategie borderline di psicologia di marketing.
Queste piattaforme, infatti, vanno a premere i tasti più sensibili della personalità, quelli dei sogni di rivalsa, legati ad una seconda possibilità che possa condurre ad una vita migliore in breve tempo e con sforzi minimi.
Purtroppo le soluzioni semplici non esistono, e chiunque le prometta sta mentendo proprio in quanto incapace di tener fede alla sua parole: diventare ricchi in poco tempo è un fantasma, un archetipo della psiche moderna, niente di più.
Se si promette un guadagno di mille o più euro al mese anche se si è dei totali ignoranti in tema di mercati finanziari, si può star sicuri che ciò non corrisponde mai al vero e che la piattaforma che lo promette non è degna di fiducia.

Black list dei paradisi fiscali

Ogni anno le autorità governative italiane aggiornano la Black List dei paradisi fiscali che si rifiutano di rilasciare informazioni circa le società registrate sul loro territorio. Tra questi paesi vi sono, ad esempio, le Isole Marshall e numerosissimi staterelli delle Piccole Antille.
Si tratta di isolotti dalle dimensioni di un’isola di Ischia o di un’isola d’Elba, la cui maggiore fonte di profitti consiste nella protezione che forniscono alle aziende che si registrano presso di loro.
Per quel che riguarda il trading online, si può essere sicuri che piattaforme registrate presso i paradisi fiscali inseriti nella Black List, se non sono truffe, certamente non garantiscono i servizi basilari di assistenza ai clienti e di garanzia dei depositi necessari ad investire.
Al 99.9% si tratta di truffe, il restante 0.1% è inaffidabile. Scoprire dove è registrata la compagnia è semplice: in fondo al sito del broker vi è il nome della compagnia che ne detiene il possesso e basta una ricerca a scoprire tutte le informazioni necessarie.

Certificazioni

Per operare un broker necessita di una o più certificazioni da parte delle autorità competenti. Senza di queste si tratta di una piattaforma illegale e pertanto sconsigliata.
Le autorità competenti sono innumerevoli: a parte quelle internazionali, ogni nazione ha una propria commissione governativa che opera nella regolamentazione del settore degli investimenti finanziari. In Europa, ad esempio, c’è l’ESMA che agisce a livello europeo, mentre poi ogni singola nazione ha il proprio organismo autonomo, come la CONSOB in Italia.
Un broker, per operare in Europa, deve essere riconosciuto dall’ESMA, e solo questa certificazione da garanzia assoluta della sua affidabilità. Vi sono numerosi broker certificati dall’autorità australiana, ad esempio, la ASIC, ma che non rientrano nei parametri europei e non sono, pertanto, riconosciuti dall’ESMA.
Fare attenzione alle certificazioni è la prova definitiva dell’affidabilità di una piattaforma di inve