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Il 'pirata' Lolli respinge ogni accusa davanti al Gip di Roma, dove è comparso dopo l'estradizione

Il legale ha detto di non aver compiuto azioni di terrorismo: era scappato in Libia dopo il crac aziendale

Cronaca Rimini | 18:15 - 04 Dicembre 2019 Il 'pirata' Lolli respinge ogni accusa davanti al Gip di Roma, dove è comparso dopo l'estradizione

Nessuna azione di terrorismo. Questa, per sommi capi, la difesa di Giulio Lolli, 54enne imprenditore degli yacht estradato domenica dalla Libia in Italia, dove era stato condannato all'ergastolo per terrorismo e fiancheggiamento di un gruppo estremista separatista.

Durante l'interrogatorio di garanzia che si è celebrato mercoledì mattina di fronte al Gip di Roma, Lolli ha rilasciato alcune dichiarazioni spontanee, respingendo gli addebiti. Fuggito via mare dopo il crac della sua Rimini Yacht, nel 2010, Lolli era stato arrestato una prima volta a Tripoli nel 2011, poi era riuscito rocambolescamente a scappare ed era stato nuovamente prelevato nell'ottobre 2017 su mandato d'arresto libico: mesi dopo si venne a sapere che la ragione era legata alla sua attività di "polizia marittima", di un presunto fiancheggiamento del terrorismo e di traffico di armi, visto che era stato ritratto in alcune foto a bordo di imbarcazioni, adibite al trasporto di mezzi militari, insieme a esponenti di primo piano della Shura di Bengasi.

Nelle dichiarazioni rilasciate al Gip di Roma Lolli ha detto di "non aver aiutato nessuna organizzazione terroristica - ha spiegato il suo legale, Antonio Petroncini - né compiuto azioni di terrorismo, anzi lui il terrorismo l'ha combattuto". Al suo rientro in Italia a Lolli sono state notificate anche due ordinanze di custodia cautelare da parte del Tribunale di Rimini per associazione a delinquere, truffa ed estorsione. Si trova nel carcere di Regina Coeli ed è accusato di reati in materia di armi e terrorismo.