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Rimini, accusati di sversamento liquami in mare: tutti assolti

Secondo la procura, la ditta entrò in azione di notte, con il placet di tre dipendenti del Comune

Cronaca Rimini | 17:34 - 29 Novembre 2019 Mare Mare.

Tre assoluzioni, perché il fatto non sussiste, sono state disposte dal giudice monocratico del Tribunale di Rimini Raffaella Ceccarelli nei confronti di tre dipendenti del Comune di Rimini: il direttore dell'ufficio infrastrutture e ambiente Massimo Totti, il dirigente Massimo Paganelli e l'impiegato Franco Parmeggiani, difesi rispettivamente dagli avvocati Moreno Maresi, Luca Greco e Carlo Alberto Zaina. Una quarta assoluzione, perché il fatto non costituisce reato, per Alberto Ticchi, socio di una ditta di smaltimento rifiuti, difeso anch'egli dall'avvocato Moreno Maresi. L'accusa era danneggiamento aggravato di acque pubbliche in concorso, in relazione a quanto avvenuto la notte dell'8 giugno 2012 a Rimini, quando una pattuglia della guardia di finanza trovò un escavatore della ditta del Ticchi tra il bagno 27 e 28: secondo l'accusa, si era verificato il tentativo di sversare in mare una notevole quantità di liquami putriscenti formatisi nel Canale Ausa - a seguito di un malfunzionamento della pompa di ricircolo -  attraverso l'impiego di un escavatore meccanico, sul posto per effettuare "un taglio" sul bagnasciuga e far quindi defluire in mare i liquami. Il sostituto Procuratore Davide Ercolani aveva chiesto condanna a 6 mesi di reclusione per tutti e quattro gli imputati: secondo la procura, la ditta entrò in azione di notte per non essere vista, con il placet dei tre dipendenti del Comune di Rimini.

Gli avvocati difensori Moreno Maresi e Luca Greco commentano: "Si conclude così dopo oltre 7 anni una vicenda avviata da una indagine che ha destato nel tempo un notevole clamore mediatico, sebbene sin dall’inizio sembrasse sfornita di fondamento, come peraltro acclarato dall’ampia sentenza assolutoria del Tribunale di Rimini. Non c’è mai stato quindi alcun tentativo di sversare in mare liquami, attraverso il canale Ausa; pertanto mai si è verificato alcun pericolo per la balneazione il giorno 8 giugno 2012, quando in piena notte gli inquirenti intervennero sul posto”.