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Ordinanza anti alcol a Rimini considerata 'illegittima': il ricorso arriva fino al Consiglio di Stato

Il progetto Scintilla si esprime con toni molto duri sull'intenzione del sindaco di prorogare il divieto

Attualità Rimini | 08:47 - 28 Novembre 2019 Una dimostrazione in piazza contro l'ordinanza sindacale Una dimostrazione in piazza contro l'ordinanza sindacale.

Torna l'ordinanza anti-alcol e degrado nel territorio del comune di Rimini e contestualmente, torna a riaccendersi la battaglia degli attivisti del progetto Scintilla. Perché nonostante la pendenza del ricorso straordinario al presidente della Repubblica e senza nemmeno attendere il parere del Consiglio di Stato, il progetto Scintilla ha appreso come il sindaco di Rimini Andrea Gnassi intenda riproporre - quindi estendere - l'ordinanza sindacale 133662/2019 del 21 maggio 2019 avente ad oggetto il “divieto di consumo di bevande alcoliche in alcuni spazi pubblici della città”. Questo potrebbe essere così prolungato dal primo dicembre al 30 maggio 2020. Gli attivisti che da mesi sono scesi in campo – e in piazza – per contrastare l’applicazione del provvedimento e proseguiranno la loro azione per  impedire l'adozione di tali ordinanze sindacali, stante la loro «assoluta illegittimità».

«Crediamo che l'ordinanza sindacale sia un chiaro attacco al diritto alla città, a chi vive gli spazi pubblici e li attraversa da parte di chi vive una socialità di piazza libera e non volta al profitto, sotto la falsa egidia del tanto mitizzato decoro. L'operare del sindaco minimizza così una problematica di ampio respiro come quella dell’alcolismo, andando a colpire solo ed esclusivamente il consumo in aree esterne ai locali. Il provvedimento come pensato colpevolizza la marginalità, addossando la responsabilità del degrado sociale a persone che vivono esistenze estremamente precarie. Rimini risente pesantemente dei meccanismi di turistificazione e la messa a profitto di qualsiasi spazio cittadino è diventata la norma».

Dal ricorso emergono le ragioni per le quali le ordinanze dovranno essere annullate: «Vengono disdegnati gli ordinari mezzi offerti dalla legge per risolvere il degrado urbano, senza però fornire spiegazioni circa la loro inadeguatezza rispetto al caso concreto; vengono indicate le problematiche sociali da risolversi senza però che queste possano dirsi pericolose per l'incolumità pubblica della cittadinanza, come richiesto dalla legge in materia di potere extra ordinem. I problemi sociali andrebbero affrontati con gli strumenti adeguati (inclusione, reddito, diritto all'abitare ecc.) e non con l'allontanamento o peggio con la marginalizzazione di soggetti considerati indesiderati». Nel ricorso, inoltre, emerge come sia stato «abusato l'utilizzo dello strumento della legislazione d'urgenza, un escamotage che ha permesso di circumnavigare la discussione in consiglio comunale e il confronto con la città».

Rinnovare l'ordinanza senza aspettare il parere del Consiglio di Stato ed il pronunciamento del Presidente della Repubblica sul ricorso «ci pare ancora una volta un passaggio decisionistico da parte dell'amministrazione che pare a questo punto davvero decisa a non interessarsi delle criticità sollevate dall'ordinanza e non disposta ad accettare un contraddittorio con la società civile».