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Concessioni demaniali, il Consiglio di Stato boccia la proroga di 15 anni in legge di Bilancio

Il boomerang potrebbe investire anche gli stabilimenti balneari: le riflessioni di Mare Libero

Attualità Rimini | 08:31 - 26 Novembre 2019 Concessioni demaniali, il Consiglio di Stato boccia la proroga di 15 anni in legge di Bilancio

Il consiglio direttivo del coordinamento nazionale Mare libero si esprime sulla sentenza del Consiglio di Stato del 18 novembre sul tema delle concessioni demaniali a scopo turistico-ricreativo, dirimente «non solo perché boccia senza appello la proroga generalizzata di 15 anni prevista dalla Legge di Bilancio 2019, ma soprattutto per l’autorevolezza della motivazione».

Il tema ha interessato e acceso molto il dibattito anche nel territorio riminese e tra gli operatori balneari dell’ultima parte della costiera romagnola, perché il tema delle concessioni demaniali si intreccia a doppio filo con la direttiva Bolkenstein. «La sentenza si basa sui principi della libera concorrenza, non discriminazione, libertà di stabilimento e pubbliche evidenze per le procedure di assegnazione delle concessioni; peraltro il rinnovo automatico del legislatore, oltre a non superare lo scoglio della contrarietà all’ordinamento euro-unitrario e ai principi costituzionali dell’ordinamento nazionale,  non può essere considerato dalle amministrazioni locali come un atto che produce effetti automatici senza la necessità di un provvedimento amministrativo che lo integri».

Alla luce di tali evidenze «l’applicazione delle norme sulla proroga potrebbe creare non pochi problemi alle amministrazioni locali, nel momento in cui i provvedimenti saranno impugnati dinanzi alle autorità giudiziarie: quanto stabilito con quest’ultima sentenza può difficilmente essere ignorato da dirigenti e funzionari di Regioni e Comuni senza rischiare responsabilità personali, penali ed erariali».

Alcune regioni si erano già orientate nel senso della cautela, ma «le pressioni delle associazioni di categoria dei balneari sono davvero forti ed hanno portato a repentini cambiamenti nelle ordinanze, come nel caso della Calabria che dopo aver emanato una circolare molto dura sul punto ha nuovamente cambiato idea invitando a fare la ricognizione». Ma è bene ricordare che «la politica nazionale non può più adottare la strategia dello struzzo: la magistratura amministrativa continuerà a produrre sentenze orientante ai principi indicatici dall’Unione europea e costituzionalmente orientati».

Non ultimo il direttivo decide di esprimersi su una questione socio-ambientale: «Il demanio marittimo, quindi un patrimonio della collettività e non un dominio a privilegio di pochi, è la bussola che deve guidare  il dibattito governativo e parlamentare non può che essere l’ utilità pubblica e l’ equo e razionale sfruttamento del bene stesso in modo da conciliare le esigenze dell’imprenditoria con quelle dei diritti inalienabili dei cittadini a godere liberamente delle spiagge e del mare. Chiediamo di essere legittimati a sederci al tavolo delle “politica” con la stessa dignità delle altre associazione e formazioni sociali che hanno a cuore gli interessi dell’ambiente e dei beni comuni con la stessa dignità ed autorevolezza di coloro che rivendicano diritti concessori sul demanio marittimo, bene di tutti».