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FOTO Operazione Centauro, ci sono anche tre riminesi: ai domiciliari per riciclaggio e ricettazione

Otto gli arrestati, uno è in carcere. Furti di moto Ducati più vendita di auto noleggiate a Malta

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Cronaca Riccione | 13:20 - 22 Novembre 2019 Il garage dove sono stati trovati alcuni dei pezzi delle Ducati smontate Il garage dove sono stati trovati alcuni dei pezzi delle Ducati smontate.

Otto ordinanze di custodia cautelare di cui uno in carcere e sette agli arresti domiciliari. E' il bilancio dell' operazione “Centauro” (vedi notizia) portata a termine dalla sezione operativa della Compagnia dei carabinieri di Riccione tra le province di Como, Milano e Rimini: smantellata una gang composta da 14 persone specializzata nel furto, nella ricettazione e nel riciclaggio di moto di pregio, in particolare Ducati. Notificate anche sei misure alternative alla detenzione come l'obbligo di dimora e contestuale obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di sei persone che pur non appartenenti al gruppo criminale sono coinvolti nell'indagine per falsità materiale, appropriazione indebita, utilizzo di carte di credito clonate e fabbricazione di documenti.

In carcere è finito il capo, un 32enne di origine sinti, come gran parte del gruppo domiciliato a a Cinisello. Tra le persone ai domiciliari ci sono un riccionese e due riminesi che, secondo il capo di imputazione, avevano il ruolo di contribuire a piazzare le moto rubate nel circondario e in qualche caso a smontarle per poi rivenderne i pezzi o rimontare dei componenti su altri mezzi. Per questo motivo sono indagati per riciclaggio e ricettazione.

L’inchiesta  ha avuto un prologo nell’estate del 2018 con i primi quattro arresti legati ad una serie di furti di moto Ducati avvenuti in occasione del World Ducati Week tra Rimini, Riccione e Misano Adriatico. Le moto venivano rubate e poi trasportate nel capoluogo lombardo dove venivano smontate. Successivamente le parti venivano reimmesse sul mercato parallelo di pezzi di ricambio.

La immediata denuncia di un furto compiuto a Rimini a giugno 2018 e il quasi constestuale rinvenimento in un parcheggio a San Donato Milanese di alcune motociclette nascoste in un furgone - di cui una dotata di dispositivo di localizzazione in radiofrequenza rubata a Rimini il 15 giugno – hanno messo gli investigatori sulla pista giusta. Veniva infatti ricostruita l'intera tratta effettuata dalla moto rubata sin dalla partenza a Riccione fino all'arrivo a Milano e permetteva l'identificazione di alcuni soggetti di etnia sinti residenti in provincia di Milano, finiti nel mirino degli investigatori.
Si è così appurato che in estate il gruppo con famiglie al seguito trascorreva vacanze in Riviera alloggiando in ville e residence in concomitanza con eventi motoristici di richiamo internazionale dedicandosi al furto di moto Ducati. Ogni membro aveva compiti ben definiti: chi si occupava della ricerca del mezzo, chi della commissione del furto, chi del trasporto, chi dello smontaggio, chi dell'affitto di ville e residence.

Una volta commessi i furti, le  moto rubate venivano nascoste all'interno di un box affittato nella provincia di Rimini e lì le smontavano alcune parti per il riassemblaggio di altri bolidi rubati oppure da immettere direttamente sul mercato dei pezzi di ricambio nella provincia di Milano.

In un garage risultato in uso ai tre riminesi sono state smontate almeno cinque motociclette rubate di cui sono stati recuperati ciò che restava di alcuni pezzi comunque perfettamente imballati e pronti per essere riciclati in commercio. I carabinieri a luglio ddi quest'anno sono riusciti ad arrestare in flagranza di reato quattro membri del sodalizio per il reato di furto aggravato compiuto a Misano nel corso del WDW.
Anche a luglio 2017 erano sparite delle moto in concomitanza con il World Ducati week di Misano. Su una di esse ritrovata nel box c'era un casco per bambino. L'analisi delle impronte digitali da parte dei RIS di Parma ha permesso di risalire ad uno degli autori già noto alle forze dell'ordine.

Non è finita qui. Alcuni degli arrestati con l'aiuto di altre persone avevano anche noleggiato macchine di pregio con documenti falsi e carte di credito clonate: le auto venivano trasportate a Malta e vendute per somme irrisorie ad arabi o africani.

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