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Novafeltria: truffa telefonica, attenzione all'omaggio di tessera sconto con consegna a domicilio

Abbiamo ricostruito il modus operandi di ditte che vendono a domicilio: attenzione a ciò che si sottoscrive

Attualità Novafeltria | 13:45 - 18 Novembre 2019 Telefono (foto di repertorio) Telefono (foto di repertorio).

Lunedì mattina a Novafeltria (ma probabilmente anche in altre località della Provincia di Rimini) sono giunte, sui numeri di telefono mobili o fissi, alcune chiamate da numeri privati (a parlare è una voce femminile) per offrire una fantomatica tessera sconto da utilizzare in un centro commerciale o supermercato di prossima apertura. Attenzione: si tratta di una vera e propria truffa, o comunque un modo scorretto per costringervi a fare acquisti (in genere di materiale per la casa) da una ditta che vende a domicilio. Usiamo volontariamente questi termini, con buona pace di questa ditte di vendita a domicilio che, con comportamenti  borderline, carpiscono la fiducia del proprio interlocutore, specie se si tratta di anziani, mettendo in atto questi squallidi trucchi. 


Il sondaggio


Il sondaggio verte su semplici domande relative alle nostre abitudini da consumatore: se siamo soliti fare acquisti negli stessi posti, se consultiamo depliant e volantini con le offerte. Alla fine della telefonata l'operatrice annuncia l'invio di una carta sconti per un centro commerciale (ma può anche essere un supermercato) di prossima apertura e chiede quindi un indirizzo per la consegna. In un caso è stato speso il nome. Che in realtà corrisponde a un'agenzia immobiliare di Rimini: ovviamente non ha nulla a che fare con la vicenda (e altrettanto ovviamente non svolge sondaggi telefonici, come appurato dalla nostra redazione con una telefonata). Infatti l'apertura del centro commerciale, negozio, supermercato è un'apertura fittizia, è l'amo gettato verso l'interlocutore telefonico. 


La visita a domicilio


La sottoscrizione della fantomatica "carta sconto" è solamente il modo per ottenere una firma. L'operatrice invia infatti all'indirizzo della persona contattata un agente della ditta che vende a domicilio (sì, il vecchio venditore porta a porta) per consegnare questa tessera sconto. Serve una firma: e quella firma praticamente porta alla sottoscrizione di un contratto per l'acquisto di beni per somme che in genere si aggirano sui 2000-3000 euro. Ma nel dettaglio, per spiegare meglio ciò che avviene e ciò che si intende, pubblichiamo questo estratto dal sito dell'Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori.


La nota dell'Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori


In particolare, accade che a seguito di una telefonata che pubblicizza l'offerta, i rappresentati della società si presentino a domicilio proponendo l’utilizzo di una “shopping card” che consentirebbe di ottenere sconti che vanno dal 30% al 50% in acquisti di prodotti, tra cui pentole e biancheria per la casa, che verranno commercializzati in un punto vendita XXX (nome del centro commerciale  fittizio) prossimo ad aprirsi nelle vicinanze. Il luogo indicato per l’apertura è sempre diverso, a seconda del domicilio del consumatore prescelto, e lo stesso vale per la data di apertura dell’esercizio commerciale.
Nel frattempo gli stessi lasciano gratuitamente in visione ai potenziali clienti un campionario o un catalogo dei prodotti acquistabili.
I clienti vengono convinti ad accettare l’offerta sul presupposto che la tessera sconto, con validità di 5 anni, sia completamente gratuita.
Questo, infatti, è quanto viene ripetutamente sottolineato dagli agenti-venditori porta a porta. Per ottenerla basta sottoscrivere un documento. Gli unici limiti esplicitati dagli agenti sono quello di effettuare almeno un acquisto nei 5 anni presso il punto vendita o tramite catalogo, e che il tetto massimo di spesa oltre il quale non e' possibile ottenere sconti è in genere di € 1.980,00.
I clienti vengono inoltre avvertiti che a breve riceveranno la visita di un secondo rappresentante che illustrerà l'offerta nel dettaglio e consegnerà la shopping card.
Talvolta nessuno si presenta al secondo appuntamento, ma ciò non incide sulle sorti dei clienti, per i motivi che in seguito illustreremo. Molto spesso, invece, dopo circa 20 giorni si presenta il secondo rappresentante, il quale spiega che per onorare il contratto la shopping card deve essere “caricata”, ossia i clienti devono pagare il corrispettivo indicato nel contratto stesso, e ciò deve essere fatto in quell'occasione.
Si svela, così, agli ignari clienti che attraverso la sottoscrizione del documento presentato dal primo agente si sono vincolati ad effettuare acquisti per un ammontare minimo pari a € 1,980,00, ovvero proprio quell’importo che era stato loro indicato come, invece, tetto massimo di spesa entro il quale ottenere lo sconto.
Molte persone, a quel punto, pur comprendendo l’errore nel quale sono caduti, ritengono di non poter fare altro che pagare essendo stati loro stessi a sottoscrivere il documento-contratto, ed essendo ormai decorso il termine per esercitare il diritto di recesso indicato nel contratto.
Questo punto è bene evidenziarlo poiché rientra nella strategia complessiva messa in atto dai sedicenti venditori.
Le clausole negoziali predisposte dalla società sono formulate in modo assai vago ed indeterminato, rendendo difficilmente distinguibile il vero oggetto del contratto anche al lettore più attento. Se si considera che l’oggetto della cessione, sul momento, è la shopping card, risulta automatico associare dette clausole all’utilizzo della stessa card. Ciò porta a sottovalutare la portata della nota informativa ove si illustrano le modalità e la tempistica per esercitare il diritto di recesso. Non si vede per quale motivo, infatti, i clienti si debbano preoccupare di recedere da ciò che si presenta come un’opportunità di ottenere degli sconti!
Il rappresentante indica che pagamento può essere effettuato versando l’importo integralmente, a rate, o con caparra, indipendentemente dall’effettivo acquisto di un prodotto, ma data l’obbligatorietà della spesa, viene spesso consigliato di ordinare almeno un prodotto tra quelli mostrati nel catalogo.
Di fronte al disappunto generalmente mostrato dai clienti, il rappresentante si prodiga a tranquillizzarli spiegando che possono pagare l'importo tramite piccole e comode rate, sottoscrivendo un contratto di finanziamento con un istituto di credito. Un secondo contratto, stavolta con una finanziaria, viene dunque prontamente mostrato e, molto spesso, sottoscritto dagli stessi clienti che non vedono altra via d'uscita.
Il risultato, dunque, è che tramite questa operazione - l’offerta di una tessera sconto - clienti si trovano ad avere vincoli contrattuali con due soggetti distinti: da un lato con la società che fornisce la card, con il sotteso obbligo di pagamento indipendentemente dall’effettivo acquisto di un prodotto, dall’altro, con la finanziaria che nel frattempo versa alla società l’intero importo indicato nel contratto.
Se invece non viene sottoscritto il contratto di finanziamento, il rappresentante si dichiara generalmente disponibile ad accettare una somma a titolo di acconto. Non di rado, infatti, i clienti, pur di limitare il danno e soddisfare così almeno in parte le pressanti richieste dell’agente, pagano seduta stante importi che variano dagli € 250,00 a € 1.200,00, dei quali non viene lasciata alcuna ricevuta fiscale.
Evidenziamo, inoltre, che in nessun caso, tra quelli segnalati, ad oggi risulta realizzata l’apertura di un punto vendita della società presso il quale utilizzare la card.