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Muore in casa dopo overdose: amica accusata di omissione di soccorso

Una 25enne sarebbe andata via dall'abitazione senza chiamare l'ambulanza

Cronaca Rimini | 08:31 - 18 Novembre 2019 Aula del tribunale di Rimini Aula del tribunale di Rimini.

Si è aperto in settimana il dibattimento del processo celebrato a seguito della morte di un 43enne di origine forlivese, trovato senza vita dai genitori nel suo appartamento in via Ceccarelli a Rimini, nel febbraio del 2017. Gli imputati sono un 27enne di Bolzano, difeso dall'avvocato Alessandro Totti, accusato di aver fornito cocaina ed eroina al 43enne, ucciso da un'embolia polmonare, dopo aver consumato gli stupefacenti; una 25enne sudamericana, difesa dall'avvocato Cristiano Basile, accusata di omissione di soccorso: secondo quanto riferito dai ragazzi presenti quella sera, era stata l'ultima a lasciare l'abitazione e lo aveva fatto senza prestare soccorso al 43enne.  La ragazza soffre di pregresse patologie di tipo psichiatrico. Per questo nella prossima udienza sarà sentito lo psichiatra che ha svolto su di lei una perizia, finalizzata a verificare la capacità di intendere e di volere della 25enne e quindi la sua imputabilità. Nel caso in cui fosse disposta l'imputabilità della ragazza, la difesa dovrà dimostrare l'impossibilità, per lei, di accorgersi delle condizioni dell'uomo poi deceduto, di capire che effettivamente il 43enne stesse esalando gli ultimi respiri.

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