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Camorrista dal barbiere e al bar nonostante i domiciliari: 'Io esco quando mi pare'. Arrestato

E' uno dei dieci finiti un mese fa nella rete dell'operazione Hammer dei carabinieri di Rimini

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Cronaca Rimini | 14:14 - 12 Novembre 2019 Da sinistra il Tenente Colonnello Sergi, il Colonnello Sportelli e il Maggiore Manichino Da sinistra il Tenente Colonnello Sergi, il Colonnello Sportelli e il Maggiore Manichino.

Ad un mese dall'operazione anti camorra Hammer da parte dei Carabinieri di Rimini svolta tra Rimini e Napoli con cui con dieci arresti (sette in carcere e tre ai domiciliari) sono stati disarticolati due pericolosi sodalizi camorristici operativi in Romagna e a Rimini in particolare, è stato arrestato uno dei tre che si trovava ai domiciliari.

Si tratta M.R., 45 anni, residente a Rimini ma domiciliato a Napoli - a capo del clan da più tempo operante sul nostro territorio che uno rivale voleva soppiantare - indagato per estorsione, porto abusivo di armi, e minacce in concorso con l'aggravante del metodo mafioso.

I carabinieri di Rimini hanno accertato che M.R., oltre a telefonare, violava costantemente la sua detenzione. Le divise l'hanno sorpreso mentre si recava come uomo libero prima al bar e poi dal barbiere del popoloso quartiere Stella nonostante in questo mese agli arresti abbia goduto - concessi dal magistrato di sorveglianza – un ventina di permessi per effettuare sedute dal fisioterapista e dal dentista e una ecografia. Girando per strada voleva dimostrare a tutti che lui, malgrado fosse stato costretto ai domiciliari, poteva permettersi di fare quello che voleva.

Alla moglie – secondo la ricostruzione degli investigatori – diceva: “Esco quando voglio” e forse il fatto che fosse agli arresti a Napoli quando il grosso dell'indagine si è svolto a Rimini, lo ha forse indotto a ritenere di essere un po' più al riparo dai controlli che invece l'Arma di Rimini con la sua attività di monitoraggio anche extra territorio ha continuato a svolgere anche lontano dalla Romagna, almeno su profili di una certa pericolosità.

Su richiesta del Pm della Dda Marco Forte, il giudice ha disposto per M.R. la custodia cautelare in carcere. E quando i militari di Rimini - gli stessi con cui aveva avuto a che fare la prima volta al momento dell'arresto - gli hanno notificato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere ha mostrato stupore credendo che per lui fosse giunta l'ora della libertà, quella vera.


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