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Su il sipario al Teatro CorTe a Coriano con Marina Massironi e Nicoletta Fabbri

Giovedì 7 novembre in scena "La somma di due" tratto dal romanzo di Lidia Ravera

Eventi Coriano | 09:55 - 06 Novembre 2019 Nicoletta Fabbri e Marina Massironi - Foto di Marina Alessi Nicoletta Fabbri e Marina Massironi - Foto di Marina Alessi.

Giovedì 7 novembre 2019 (ore 21,15) la prima serata della nuova stagione del Teatro CorTe è battezzata da una residenza che porterà al riallestimento de “La somma di due” con Marina Massironi e Nicoletta Fabbri, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Lidia Ravera con la regia di Elisabetta Ratti. Due sorelle adolescenti di 13 e 17 anni, Angelica e Carlotta, vengono separate dal divorzio dei genitori quarantenni decisi ad inseguire le loro necessità amorose a scapito delle figlie. Narcisi, distratti, ostinatamente giovani. Maturi mai. Una con la madre, l’altra con il padre in un’altra città. Si mancano, si accusano, si scrivono, si rincorrono per non perdersi. Perché le sorelle sono quelle che ti aiutano a misurare la strada, a comunicare con il resto del mondo in momenti di apparente o reale difficoltà, sono un complice o un ostacolo da spianare per diventare quello che sei, sono quel folletto che ti riprende quando sei smarrito, quel demone che implacabile ti spinge a fare i conti con te stesso e la vita.

Lidia Ravera disegna con linguaggio fresco, ironico e fortemente critico, come si addice alla sua penna, quel legame naturale eppure misterioso che unisce due esseri umani dalla nascita, collocandolo nella confusione esistenziale e sentimentale di un mondo sempre più segnato dalla mancanza di rapporti reali, e spingendoci inevitabilmente a indagare il nostro profondo e umano bisogno di “sorellanza”.

“Nessun essere umano che sia nato dopo il 1970 trova particolarmente inquietante o in qualche modo negativa la tendenza alla promiscuità dei genitori. Capita. Voglio dire: capita che ci si sposi e ci si stanchi, che ci si stanchi di sposarsi, che ci si accorga di aver sbagliato sposo e se ne sposi un altro. Siamo noi che non possiamo sceglierci loro, i nostri padri e le nostre madri, ma loro, fra loro, possono scegliersi e quindi licenziarsi vicendevolmente, scegliere da un’altra parte, e così via.”