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Entro il 2020 la provincia di Rimini dovrà avere un gattile: condividiamo l'appello delle associazioni animaliste

La legge regionale prevede che dal 2021 i gatti non possano più essere accuditi nei canili. Rischio emergenza

Attualità Rimini | 07:05 - 03 Novembre 2019 Un gatto custodito in una gabbia (foto di repertorio) Un gatto custodito in una gabbia (foto di repertorio).

di Francesca Valente

Se tramite il motore di ricerca Google si cerca “gattile Rimini”, fra i primi risultati viene fuori la scheda del canile comunale "Stefano Cerni". Non si tratta di un errore, visto che all’interno della struttura di via San Salvatore sono ospitati da tempo decine di gatti in transito, in stallo, in attesa di cure e di un'adozione. Questo perché su tutto il territorio provinciale un vero gattile non c’è, anche se entro il 2020 dovrà nascere, in ottemperanza alla Legge regionale n. 1302 che obbliga la gestione separata di cani e gatti in strutture a norma, prima di tutto dal punto di vista igienico-sanitario.

Sono molte le associazioni animaliste e ambientaliste che in negli ultimi anni e in maniera più martellante negli ultimi mesi ricordano periodicamente alle amministrazioni del territorio, prima fra tutte quella di Rimini, che la questione è urgente e potrebbe diventare emergenza. Anche perché i numeri di gatti presenti in provincia, che siano presi in carico da strutture pubbliche o private o censiti attraverso l’accoglienza in piccole colonie di paese o di città, sono nell’ordine delle migliaia. Questo non significa che il gattile che andrà creato in provincia di Rimini dovrà avere una capienza simile, ma che dovrà essere attrezzato per ospitare gatti abbandonati di ogni età e in ogni stato di salute, con appositi spazi separati, oltre che gatti in stallo, in attesa di adozione, in transito, in stato di abbandono, in un numero sufficiente a far fronte alle necessità di tutti i 25 Comuni del Riminese. A corredo, assieme al mantenimento delle colonie che viene garantito dal costante e inarrestabile lavoro di gattari e gattare sparsi un po’ in tutte le vie e le piazze dei comuni riminesi, andrebbero create una o più oasi feline sparse sul territorio, soluzioni ben più economiche perché sono semplici aree recintate adibite allo stazionamento dei gatti, con cibo, ricoveri e assistenza sanitaria garantita, ma senza necessità di sorveglianza continua, insomma un punto di appoggio guarnito e protetto per quei felini randagi che non possono che restare tali, per indole o per acquisizione.

Poco più di un anno per regolarizzarsi

L’appello a costruire un gattile provinciale di associazioni quali A-mici di Soraya, Animal Freedom, Anpana, Arcabaleno, dnA, Gaia animali e ambiente, K. Lorenz “E l’uomo incontrò il cane” a tutti i sindaci della provincia di Rimini è oggi forte più che mai.

«Sono 25 anni che aspettiamo che venga fatto questo gattile», ricorda Uliana Juanita Vergoni, presidente dell’associazione Difesa natura animali ambiente (dnA) Rimini che conduce questa battaglia da tempo, «per noi è sempre stata una priorità e presto potrebbe diventare un’emergenza». Il pensiero va ai gatti sterilizzati dall’Ausl che attualmente fanno la degenza al canile, o ai gatti di proprietari deceduti o di persone che per varie ragioni rinunciano alla loro proprietà. «Che fine faranno tutti questi animali? Per noi è una marea di vita che rischia di finire in mezzo a una strada», che poi strada non sarebbe, perché i volontari farebbero certamente di tutto per poterli salvare dalla precarietà.

Alla voce di Vergoni si aggiunge quella di Massimiliano Lemmo, presidente dell’associazione K. Lorenz “E l’uomo incontrò il cane” che gestisce il canile di Riccione a servizio dei 13 Comuni della Valconca, attorno a cui orbitano una cinquantina di volontari e sei dipendenti. «Noi offriamo servizi alla popolazione come il pronto soccorso felino, la presa in carico di animali incidentati o malati, l’accoglienza di intere cucciolate senza madre, quindi che in natura non sarebbero in grado di sopravvivere. Si tratta di varie attività che hanno come obiettivo, oltre alla cura della specie, la prevenzione del randagismo e il controllo della popolazione felina». Questo si fa anche tramite la cattura e la sterilizzazione delle gatte cosiddette “intere” - ovvero fertili - delle colonie: sono 1429 i nuclei felini liberi attualmente censiti dal canile riccionese, che contano da un minimo di 3 a un massimo di 30 gatti: facendo una media semplice, la quota schizza rapidamente a quota 9 mila. Numeri enormi, soprattutto se si estende lo sguardo anche al resto della provincia.
«Lavoriamo 365 giorni l’anno per garantire cure, cibo, attenzioni e per trovare le famiglie adottanti a quegli animali che non possono essere reintrodotti in natura, perché impreparati o inadatti», si pensi ai gatti con disabilità. Lemmo sottolinea peraltro un altro concetto importante: «Non si può adattare a gattile una struttura esistente perché i paletti fissati nella legge sono chiari e rigidi. Bisogna costruirne una nuova e a farlo possono essere anche i privati». L’importante sarà che la rete territoriale delle associazioni che si occupano di raccogliere e accudire i gatti sia forte e pronta a collaborare, per non perdere il polso della situazione provinciale. «I Comuni non sono obbligati ad avere in capo una struttura di accoglienza di animali abbandonati ma devono comunque offrire il servizio in qualche modo, pertanto al nuovo gattile tutti dovranno convenzionarsi» e si spera anche contribuire con aiuti fattivi. L’auspicio è che visto il poco tempo a disposizione, l’Ausl Romagna sia disposta a concedere una deroga, anche se «è molto tempo che si insiste su questo tema e non so quanto ancora si possa rimandare questa soluzione».

All'esortazione si accoda Lorenza Cevoli, presidente di Animal Freedom che è un’associazione nata da un gruppo di volontari animalisti spinti dalla volontà di contrastare qualsiasi forma di sfruttamento e sofferenza agli animali: per questo i volontari devono almeno essere vegetariani. Oltre a fare campagne pubbliche aperte e molto esplicite contro l’uccisione e lo sfruttamento degli animali, l’associazione incoraggia l’adozione di cani e gatti dalle strutture pubbliche. «Le femmine vanno sterilizzate, punto», tuona Cevoli perentoria, «è molto più disumano vedere gatti abbandonati e sofferenti in ogni dove che cercare di controllare la popolazione felina sterilizzando le gatte». Il sodalizio può contare su una decina di volontari di cui la presidente si dice «molto orgogliosa».

Cercando “gattile Rimini” su Facebook, compare immediatamente una pagina che si chiama “Gattile di Rimini”: nemmeno questo è un errore, ma l’espressione di un sogno, un obiettivo, una scadenza che presto non potrà più essere rimandata.