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Crisi del commercio al dettaglio, Federmoda Confcommercio: ‘Ora basta posizioni di privilegio’

Giammaria Zanzini: 'Servono una seria web tax e una legge regionale sugli outlet’

Attualità Rimini | 11:41 - 01 Novembre 2019 Gianmaria Zanzini, Federmoda Gianmaria Zanzini, Federmoda.

Negli ultimi sette anni e mezzo, dal 2011 al primo semestre del 2019, hanno chiuso in Italia 50.000 punti vendita del solo dettaglio moda, a fronte di 25.290 nuove aperture. “I dati del commercio al dettaglio nel settore moda sono sconfortanti – dice Giammaria Zanzini, rappresentante riminese nel consiglio nazionale di Federazione Moda Italia Confcommercio e vicepresidente regionale". E non fanno eccezione né l’Emilia Romagna, né la provincia di Rimini che negli ultimi 7 anni ha perso 1.517 imprese di cui ben 629 nel nostro settore che comprende tessile, intimo, abbigliamento, accessori, calzature e pelletteria (-89 all’anno). I motivi sono indubbiamente molteplici ed articolati, ma possiamo affermare con sicurezza che molti dei problemi che affliggono i negozi al dettaglio “tradizionali” derivano dal dover giocare la difficile competizione di mercato con players che non soggiacciono alle stesse regole.

I giganti dell’ e-commerce ad esempio possono praticare una concorrenza sul prezzo che possiamo indubbiamente definire “sleale”, giovandosi di un vantaggio competitivo derivante dal fatto di sottostare ad una pressoché inesistente tassazione degli utili d’impresa rispetto all’enorme carico fiscale che grava invece sul piccolo dettagliante. E poi qualcuno immagina di risolvere i problemi economici italiani con le lotterie sugli scontrini e l’incentivazione dell’utilizzo della moneta elettronica, sottintendendo a questo ragionamento che lì è annidato il male della nazione. "Non possiamo più accettare simili offensive illazioni - continua Zanzini -  si pensi invece ad istituire una web tax seria che faccia finalmente giustizia e ristabilisca gli equilibri di mercato.

Anche i Factory Outlet Center beneficiano di una posizione di privilegio data anche da una normativa lacunosa, a volte con la complicità delle Regioni: da mesi stiamo chiedendo alla Regione Emilia Romagna un intervento, così come legiferato dalla Regione Toscana e più recentemente dal Lazio, che vada a regolamentare gli Outlet in una logica sia di chiarezza verso il consumatore sia di parziale ripristino della tanto auspicata “par condicio” con i piccoli dettaglianti, ma ad oggi ancora nessuna risposta. Come rappresentante provinciale di Federmoda – Confcommercio ho proposto anche di inserire nel regolamento lo stop ai saldi straordinari: non ci sembra opportuno né tanto regolare o normale che gli outlet, che sono costantemente in saldo, debbano anche usufruire di ulteriori periodi di saldo, che dovrebbero rimanere appannaggio dei commercianti di vicinato. Attendiamo fiduciosi”.