Venerdý 22 Novembre09:56:05
Android
 | 
iOs
 | 
Mobile

Rimini, inaugurata nuova sede dei servizi di salute mentale. Consumo alcol e fumo: i dati

Nel 2018 il 59,6% dell’utenza è residente nei comuni compresi nel distretto di Rimini e il 30,2% nei comuni del distretto di Riccione

Attualità Rimini | 17:35 - 18 Ottobre 2019 Inaugurazione del nuovo padiglione stampa Inaugurazione del nuovo padiglione stampa.

Si è svolta questa mattina (venerdì 18 ottobre) la cerimonia di inaugurazione del “Padiglione Stampa”, cui hanno partecipato l’assessore Mattia Morolli del Comune di Rimini, il direttore generale dell’Ausl Romagna Marcello Tonini, i direttori del Centro di Salute Mentale (Csm) Daniela Ghigi, del Sert Edoardo Polidori, della Direzione infermieristica e tecnica Andrea Galeotti, delle Attività tecniche Enrico Sabatini.

Come illustrato dall’architetto Sabatini l’edificio in questione, situato nei pressi di via Stampa, è stato costruito nell’anno 2000 per ospitare alcuni poliambulatori in cui svolgere attività di specialistica ambulatoriale. Tali ambulatori, con la realizzazione del nuovo Dea inaugurato nel 2011, sono stati recuperati all’interno dell’edificio ospedaliero principale, e gli spazi sono stati riconvertiti per i servizi di Centro di Salute Mentale (Csm) e Centro Alcol-Fumo del Sert, precedentemente situati in edifici, in affitto, in altre parti della città. Il padiglione ristrutturato, di circa mille metri quadri, ha preso il nome di “Padiglione Stampa”.

Il Padiglione Stampa è stato sottoposto a lavori di manutenzione straordinaria, realizzati in parte nel 2016, quando è stato trasferito il Centro Alcol e Fumo, e per il resto, area destinata al Csm, dal 2018 a fino a giugno 2019. I lavori principali sono consistiti nella demolizione e costruzione di tramezzature interne, rifacimento di pavimentazioni, adeguamenti impiantistici, installazione di nuove tapparelle e tinteggiature. L’intervento rientra nel Programma per la realizzazione di strutture sanitarie territoriali ed ammonta a 300.000 euro, finanziati dalla Regione Emilia Romagna e così suddivisi: lavori 200.000 euro; arredi 40.000 euro; spese generali e tasse 60.000 euro.

Nel commentare i dati d’attività dei due servizi ospitati nel “Padiglione Stampa”, la dottoressa Ghigi e il dottor Polidori hanno rimarcato l’importanza di un impegno sempre più forte, oltre che sul fronte clinico, dell’intera comunità territoriale, per contrastare lo stigma che ancora sussiste nei confronti della malattia mentale e per sensibilizzare rispetto ai comportamenti a rischio. Un invito colto al volo dall’assessore Morolli, il quale ha evidenziato come “l’Amministrazione comunale svolge, anche in collaborazione coi servizi Ausl, interventi presso le scuole del territorio rispetto a problematiche giovanili sempre più presenti, come ad esempio l’eccessivo uso di tecnologie, o il fumo, o la cattiva alimentazione… tra i ragazzi. Così come siamo da sempre impegnati, e lo faremo sempre di più, per costruire percorsi, per tutte le fasce d’età, rispetto a buone pratiche e stili di vita sani”.


L'utenza del centro di salute mentale di Rimini


La diversificazione e specializzazione dell’offerta di trattamento, insieme all’accresciuta capacità di individuazione delle problematiche psichiatriche e alla crescente collaborazione con la Medicina del Territorio ed altri Servizi dell’Azienda, hanno portato ad un aumento degli accessi e dei pazienti presi in carico presso il Centro di Salute Mentale (Csm) nel corso degli anni. Tale crescita di accessi è stata costante dal 2009 al 2014 e si è poi stabilizzata. Nel corso del 2018 gli accessi sono stati 5.274 e tra questi 1.007 sono giovani (18 - 35 anni).


Caratteristiche socio-anagrafiche dell’utenza (maggiorenne)


Le problematiche psichiatriche si presentano in tutte le età, sono trasversali tra genere e di frequente colpiscono profondamente nella qualità della vita quotidiana e nello svolgimento delle attività lavorative.  Allo stesso modo vi sono delle condizioni socio-anagrafiche che condizionano fortemente la tipologia di trattamento da erogare agli utenti. Ad esempio, nel 2018 solo il 31,1% degli utenti afferiti al CSM poteva contare su una autonomia lavorativa in quanto regolarmente occupati, mentre la maggiore quota di persone è in una condizione non professionale (38,7%), come ad esempio casalinga (9,8%), studente (6,1%), pensionato (14,8%), o in condizione di disoccupazione (30,2%).
Per promuovere e sostenere la motivazione e la necessità delle persone in cura che vogliano inserirsi a pieno titolo nel mondo del lavoro, il Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche ha attivato o collabora per la messa in campo di azioni di politica attiva del lavoro. Nello specifico si tratta delle seguenti progettazioni:

tirocini volti alla riabilitazione lavorativa in cui la persona si sperimenta in un percorso lavorativo per valutare le proprie capacità e competenze supportata da un tutor;
programma IPS (Supporto Individuale all'inserimento lavorativo), in cui la persona viene supportata nella ricerca e inserimento nel mercato libero del lavoro;
percorsi di inclusione lavorativa e sociale, per sostenere le persone con fragilità nell’inserimento a pieno titolo nel mercato del lavoro, cercando di affrontare eventuali ostacoli di natura socio-sanitaria che lo potrebbero impedire.

L’11,9% dell’utenza ha dichiarato di vivere da solo, mentre la maggioranza vive in famiglia di origine (28,2%) o nella propria famiglia acquisita (31,1%). Poi risulta una quota di utenti che vive in struttura (7,7%) o in altre forme di convivenza (21,2%, es: con amici, parenti, ecc…). Nello specifico, il 28,2% che risiede ancora nella propria famiglia di origine ha un’età media di 43,6 anni e il valore mediano è 45 anni (significa che il 50% ha dai 45 anni in su).
Altro aspetto interessante è legato al livello di istruzione: la tendenza che si riscontra a partire dal 2013 è un incremento dei pazienti con titolo di studio medio-alto (diploma superiore o laurea) che passano dal 39,7% del 2013 al 44,8% del 2018.


Genere ed età


Anche nel 2018 vi è stata una più ampia proporzione di donne in trattamento ai CSM (52%, come nell’anno precedente). Questo aspetto è probabilmente legato alle diagnosi di depressione, una patologia che gli studi internazionali indicano a maggiore incidenza femminile e in crescita nei prossimi anni. E poiché la depressione è associata ad elevati livelli di sofferenza psicologica e di disabilità, nonché ad elevati costi personali e sociali è una problematiche che deve essere affrontata con tempestività (lo sviluppo del Progetto di integrazione fra Medicina Generale e Psichiatria è proprio orientato ad incrementare i livelli di collaborazione ed efficacia dei trattamenti in questi settori). I cittadini stranieri sono il 9,3% dell’utenza complessiva.
Tra le fasce d’età sono maggiormente rappresentate quelle centrali. La fascia giovanile 18-24 anni rappresenta il 6,9% del totale, mentre più consistenti sono le quote di utenti 35-44enni (17,2%) e 45-54enni (22,8%). Gli over 65enni rappresentano quasi il 22,3% dell’utenza.
Nel 2018 il 59,6% dell’utenza è residente nei comuni compresi nel distretto di Rimini e il 30,2% nei comuni del distretto di Riccione. La quota di residenti in altri comuni dell’Emilia-Romagna (2,7%), d’Italia (4,6%), all’estero (2,4%) o senza fissa dimora (0,4%).


Zoom sull’utenza giovanile (18 - 35 anni)


Al contrario di ciò che si verifica nell’utenza totale afferita al CSM di Rimini, tra i giovani prevalgono i maschi (56,4%), l’età media  è di 27,1 anni,  quindi la maggior parte degli utenti è pronta per il mercato del lavoro, infatti solo un terzo risulta essere ancora uno studente, ma in realtà solo il 22,4% dei giovani è occupato (9,6% capo operaio e 6,3% impiegato o tecnico), le persone in cerca di occupazione sono solo l’1,6%,  mentre il 29,2% è disoccupato.
Tra chi ha completato gli studi più del 60% ha un titolo di studio medio-alto quale diploma delle superiori o laurea. 
Quasi la metà di essi (47,3%) vive ancora nella famiglia di origine, il 23,8% dichiara di convivere con amici, parenti ecc.. e solo il 5 % vive da solo. Fortunatamente non risultano esserci giovani senza fissa dimora. Il 90% dei giovani è celibe/nubile, mentre quasi un 8% è convivente.
Ponendo l’attenzione sul i programmi o percorsi terapeutici- assistenziali attivi nel 2018 per  l’utenza giovanile (207) tra i più frequenti troviamo il percorso per il disturbo del comportamento alimentare (39,6%), il percorso esordi psicotici (22,2%) e il percorso per disturbi gravi di personalità (14,5%).


I consumi di tabacco e alcol nella popolazione riminese


L’abitudine al fumo


Il fumo di tabacco è tra i principali fattori di rischio per l’insorgenza di numerose patologie cronico-degenerative, in particolare a carico dell’apparato respiratorio e cardiovascolare. Nel mondo il fumo è il primo fattore di rischio evitabile di morte prematura.
In Romagna fuma sigarette meno di un terzo (28%) degli adulti 18-69enni, pari a una stima di circa 210 mila persone; il valore è in linea con quello regionale (28%) e nazionale (26%). A livello locale si va dal 26% di Cesena al 27% di Rimini al 29% di Ravenna e Forlì.
Ancora troppo bassa l’attenzione degli operatori al fumo: solo 1 fumatore su 2 riferisce di aver ricevuto il consiglio di smettere di fumare da un medico o da un operatore sanitario.
Il numero di cittadini che nel corso degli anni si sono rivolti al Centro AntiFumo per la cessazione dal fumo di tabacco si attesta sui 150 – 180 l’anno. I numeri seppur non elevati denotano come il servizio sia piuttosto conosciuto nell’offerta assistenziale del processo di disassuefazione da tabacco che offre percorsi specialistici ed eterogenei.
I tabagisti costituiscono l’8,0% dell’utenza trattata nel 2018 (125 utenti). Il 62,8% ha un’età superiore a 49 anni (l’età media è di 57 anni) e più della metà sono donne (53,0%). Quest’ultimo dato sarebbe in tendenza con l’incremento dell’abitudine al fumo fra le donne registrato dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2018. Un soggetto su due (51,2%) ha iniziato a fumare prima dei 16 anni, per più di 8 utenti su 10 il presente percorso di disassuefazione è l’ennesimo tentativo per smettere di fumare e circa la metà consuma almeno 20 sigarette al giorno (42,4%). Da segnalare la quota di soggetti che hanno espresso una richiesta di aiuto per mantenere la propria sospensione del consumo (21,6%). Rispetto al 2007, aumentano celibi/nubili, operai, chi possiede una dimora stabile e quelli che hanno iniziato a fumare precocemente mentrediminuiscono disoccupati e forti fumatori (almeno un pacchetto al giorno).


I consumi di alcol


L’alcol contribuisce a determinare molteplici e rilevanti problemi sanitari e sociali: al consumo di alcol viene attribuito circa il 4% del carico di sofferenze in termini di anni di vita in buona salute persi con un impatto economico significativo.
Si considerano comportamenti a rischio tre modalità di assunzione di alcol: il consumo abituale elevato (maggiore di 2 unità alcoliche al giorno nell’uomo e 1 nella donna), il consumo abituale fuori pasto e il binge drinking. L’unità alcolica corrisponde ad una lattina di birra o un bicchiere di vino o un bicchierino di liquore. Tra i fattori di rischio comportamentali il consumo di alcol rappresenta l’abitudine di cui si ha meno consapevolezza.

Nel corso del 2018 le persone che hanno fruito dei servizi del Centro Alcol per problemi alcolcorrelati sono stati 1.162, con un incremento del 2,8% rispetto al 2017. I soggetti residenti trattati nel 2018 sono stati 428. Si tratta per la maggior parte di utenza già nota (76,0%), di genere maschile (65,8%) e che ha un’età media di 48,6 anni. Il 4,0% ha un’età inferiore ai 30 anni ed il 65,5% si posizione nella fascia d’età 40 – 59 anni con un’età media pari a 48,6 (range 17-81). La bevanda prevalente è il vino (per gli ultracinquantenni), seguono birra e superalcolici.