Venerd́ 06 Dicembre04:47:29
Android
 | 
iOs
 | 
Mobile

AUDIO Manoscritti, carte, immagini in mostra alla Gambalunga per raccontare 700 anni di storia di Rimini

"Per documento e meraviglia" in mostra dal 25 ottobre nelle Sale antiche e alla galleria dell’immagine

ASCOLTA L'AUDIO
Eventi Rimini | 16:23 - 15 Ottobre 2019 I relatori della conferenza stampa di presentazione della mostra "" I relatori della conferenza stampa di presentazione della mostra "".

Difficile riassumere una storia lunga 400 anni com’è quella della biblioteca Gambalunga di Rimini. Ci proverà in modo autorevole e ricco di spunti la mostra “Per documento e meraviglia. Una storia lunga 400 anni”, che sarà visitabile nelle sale antiche e nella galleria delle immagini dell’omonimo palazzo (e nell’omonima via), dalle 17.30 del 25 ottobre, giorno dell’inaugurazione, fino al 26 gennaio, in un’ideale chiusura delle importanti celebrazioni che si sono succedute nel corso del 2019.

L’evento, ideato e curato dalla direttrice Oriana Maroni con la collaborazione per la sezione storica dello scrittore Piero Meldini e il contributo di Maria Cecilia Antoni e Nadia Bizzocchi, fa parte delle celebrazioni iniziate lo scorso 23 aprile. Si tratta di un viaggio a ritroso nei secoli per raccontare la storia di Rimini attraverso i preziosi codici, le carte d’archivio, le fotografie patrimonio della Gambalunga e non solo.

Giampiero Piscaglia, assessore alla cultura di Rimini: «Gli anniversari spesso sono di circostanza, ma alcuni sono più importanti e prestigiosi di altri. Dovremmo vivere questi eventi più in sintonia con le istituzioni di appartenenza, così da imparare e non soltanto per divertirsi».

Oriana Maroni, direttrice della Gambalunga: «Fondamentale è cogliere questa occasione per mostrare la biblioteca e rafforzare il rapporto con i riminesi, visto che all’epoca è stata creata proprio per essere donata alla cittadinanza». Aprire i depositi di una biblioteca significa «aprire lo sguardo su quel che la città ha voluto conservare in essa: è come leggere la città». Per preparare la mostra è stata fatta una lettura sul piano documentaristico ma anche estetico, per suscitare ancora più bellezza e, appunto, "meraviglia".

Massimo Tripuzzi, responsabile Crédit Agricole della Romagna
Uno degli oggetti più preziosi della mostra lo si deve alla generosità della banca, che ha concesso il prestito di un codice “Astronomicon” di Basilio da Parma, prima volta che viene messo in mostra al pubblico. «Abbiamo anche contributo alla sua digitalizzazione». Questo in virtù di un «comportamento che rappresenta il rispetto per un territorio e le sue tradizioni». Con la promessa che «tante altre saranno le iniziative che andremo a sostenere, perché il rilancio di un territorio parte da una forte collaborazione tra tutte le istituzioni presenti».

Per documento e meraviglia

DAL TRECENTO AL SECOLO DEI LUMI


Il percorso prenderà avvio dalla sala des Vergers con il racconto della Rimini malatestiana attraverso oggetti iconici, tra cui il codice della “Regalis historia” sulle origini della famiglia Malatesta, il “De civitate Dei”, scritto per Pandolfo Malatesta dall’amanuense Donnino di Borgo San Donnino, e l’editio princeps dell’incunabolo “De re militari” di Roberto Valturio. Dedicato a Guido da Montefeltro è il “Comentario de' gesti e fatti e detti dello invictissimo Signore Federigo Duca d'Urbino”, scritto da Vespasiano Da Bisticci. Per gentile concessione di Crédit Agricole Italia, sarà inoltre in mostra l’elegantissimo codice di “Astronomicon” di Basinio da Parma con dedica a Malatesta Novello, fratello di Sigismondo Pandolfo. Si tratta del primo poema astronomico dell’Umanesimo acquistato durante un’asta negli anni Novanta, un esemplare unico.

Ci saranno poi i riferimenti scritti a una curiosa disputa astrologica che ha appassionato per decenni il dibattito cittadino rispetto alla sua identità, se sotto il segno del cancro o dello scorpione. Ci si rivolse addirittura al parere di Malatesta Porta, segretario dell'illustre Comunità di Rimino, che emise il proprio verdetto intorno al segno celeste ascendente della città.  Il verdetto dirà scorpione, che preannuncia incostanza, pigrizia e sensualità.
Non poteva mancare, e autore ne fu Monsignor Giacomo Villani, il libello “Ariminensis Rubicon in Caesenam Claramonti” sulla localizzazione del fiume attraversato da Cesare.

IL VITTO PITAGORICO

Spostandoci nel Settecento tra le opere in mostra anche “Il vitto pitagorico” di Jano Planco, un libello anti vegetariani scritto dal medico, scienziato ed erudito riminese (al secolo Giovanni Bianchi).
È anche il secolo del terremoto che la notte di Natale del 1786 gettò nel panico la città. Del 1787 è l’opuscolo “Discorso istorico-filosofico sopra il tremuoto dell’arciprete Giuseppe Vannucci”, allievo del Planco, in cui sosteneva la “teoria elettricista”, oggi del tutto superata, che riteneva che i terremoti fossero generati da violente scariche elettriche d’origine atmosferica o sotterranea.

DAL  PRIMO STABILIMENTO BAGNI AL “DISTRETTO DEL PIACERE”

La galleria dell’immagine al piano terra ospiterà una mostra multimediale che racconta la Rimini moderna e contemporanea, l’Ostenda d’Italia agli inizi del Novecento, la Nizza dell’Adriatico, la Miami d’Europa, il “distretto del piacere” o “divertimentificio”, fino a ritornare “semplicemente Rimini”.
Il percorso nelle sale antiche, infine, propone anche l’installazione “Ex libris per luci cangianti” a cura di Annamaria Bernucci, realizzata dall’artista visivo Daniele Torcellini che costruisce una sinestesia di segni e forme e colori di luce che vestiranno i libri e i codici e le insegne gambalunghiane di nuove sembianze.

La mostra sarà visitabile da martedì a domenica: ore 16-19 (chiusura 1° novembre, 25 dicembre) Visite guidate gratuite su prenotazione: da lunedì a venerdì ore 9-18; sabato ore 9.30, 10.30, 11.30.

Francesca Valente

ASCOLTA L'AUDIO