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Il vescovo Francesco Lambiasi ai riminesi: "Aiutiamo i giovani a crescere ed essere responsabili"

Il richiamo durante le celebrazioni per san Gaudenzo patrono. La Croce rossa ha consegnato medaglie alle istituzioni

Attualità Rimini | 10:49 - 15 Ottobre 2019 Il sindaco Andrea Gnassi alle celebrazioni di piazza per san Gaudenzo patrono (foto dal Comune) Il sindaco Andrea Gnassi alle celebrazioni di piazza per san Gaudenzo patrono (foto dal Comune).

La tombola di piazza Cavour è una bella tradizione riminese che si ripete ormai da 62 anni e che fa parte delle celebrazioni per la ricorrenza di san Gaudenzo patrono.
I vincitori di quest'anno sono Morena Pazzaglini (primo premio per la tombola da 1500 euro), Libera Vulpinari (decina da mille euro) e Vito De Palo (cinquina da 500) e i proventi dalla vendita delle cartelle serviranno per attivare il numero verde gratuito con cui prenotare il servizio di trasporto medicalizzato.

Con l’occasione, il comitato della Croce Rossa locale ha consegnato alcune onorificenze a personalità di stanza alle forze dell’ordine per il servizio prestato alla comunità: alla polizia municipale di Rimini (medaglia alla bandiera, croci commemorative e di anzianità) e alla polizia di stato (croce commemorativa e ,edaglia d'argento). La stessa piazza ha ospitato la mostra di Ibrahim Malla, specializzato nel campo umanitario e sociale dal titolo "Ritrovare L'Umanità".


Alcuni estratti del discorso del vescovo Lambiasi

È un richiamo alle responsabilità individuali, sociali e collettive il suo discorso pronunciato dal vescovo di Rimini Francesco Lambiasi alle autorità e alla cittadinanza in occasione della celebrazione in onore del santo patrono. Ai genitori e agli insegnanti/educatori, affinché sappiano accompagnarli nel loro percorso di crescita verso l’età adulta, un traguardo da raggiungere e non da evitare; alla società perché sappia arricchire i “giovani poveri”, sia economicamente sia umanamente.


Sono qui a condividere con voi pensieri e riflessioni riguardo a due questioni particolarmente drammatiche: i giovani e la questione ecologica.

Il mito dell’eterna giovinezza
C’è oggi una sorta di fatica a “essere giovani” ed è la difficoltà delle nuove generazioni a vivere in pienezza la propria età, in un tempo in cui tutti fanno di tutto per essere e restare giovani. Questo dilagante “amore per la giovinezza” rende semplicemente impossibile la vita di coloro che giovani lo sono per davvero. È anzitutto per questa ragione che i giovani di oggi non solo non credono più nelle religioni, nei partiti, nel futuro, nella società, ma hanno proprio smesso di declinare il verbo “credere” nel senso di “fidarsi di” e “affidarsi a”. Con l’adorazione del mito della giovinezza viene meno la vocazione alla adultità, che consiste nel dimenticarsi di sé per prendersi cura degli altri. Ecco allora la prima cosa che noi adulti dobbiamo assumerci: la responsabilità di fare. Dobbiamo imparare a con-patire i giovani, nel senso di soffrire con loro. Dobbiamo anche saperli incontrare e ascoltare sul serio, guardarli da vicino, senza paraocchi e senza pregiudizi. Significa aprire bene le orecchie perché si schiudano i nostri occhi. Dobbiamo anche avere il coraggio di responsabilizzarli, con la consapevolezza e il dovere di rimanere accanto a loro. In poche parole, dare fiducia. Il che significa non lasciarli soli, ma accompagnarli in un percorso di cambiamento, non solo supportando le loro idee, ma in primo luogo credendo in loro. Inoltre dobbiamo garantire credibilità, assicurare vicinanza, mai imporre ma proporre, evitare ogni paternalismo.
In questo percorso, gli insegnanti si assumano la responsabilità di essere veri educatori, che con attenzione piena di simpatia, valorizzino le energie interiori degli alunni, facciano emergere le domande profonde, prospettino nuovi orizzonti, e si lascino essi stessi educare.

Le emergenze sociali: i giovani poveri
Ci sono sempre più giovani poveri, di una povertà esistenziale, tipica di “bambini orfani di genitori vivi” e di “giovani disorientati e senza regole” (Papa Francesco). Ma quella dei giovani è anche povertà sociale, che li vede convivere a forza con una condizione lavorativa umiliante.

La ricerca sulla povertà giovanile “Poveri Giovani!”, promossa dalla Caritas diocesana di Rimini, riporta i dati relativi a 508 giovani intervistati, tra i 18 e i 35 anni. I dati sono stati raccolti attraverso questionari, focus group e alcune inchieste. Dei giovani intervistati, il 20 per cento si trova in situazione di povertà (105 ragazzi). Coloro che hanno maggiori difficoltà sono ragazzi dai 29 anni in su, cioè chi si sta formando una propria famiglia. Il 9,9 cento del campione è in una situazione di povertà assoluta (28 giovani) che non riescono a sostenere nessun tipo di spesa. Inoltre circa il 60 per cento ha mostrato di non conoscere gli enti o le strutture che possono dare assistenza in casi di difficoltà.

Le emergenze ambientali: la questione climatica
Il nostro è un futuro fortemente compromesso dal rapporto distruttivo che l’uomo ha tenuto nei confronti dell’ambiente e dalla concezione di una economia di sviluppo ormai insostenibile. Le recenti manifestazioni che hanno riempito le piazze di tutto il mondo in favore dell’ambiente ci dicono chiaramente che siamo in ritardo. I giovani sono un passo avanti a noi, ci hanno preceduto nel capire la gravità della situazione. Sicuramente non hanno tutte le soluzioni in mano, ma hanno scelto di non restare a guardare. E noi adulti invece? Dobbiamo permettere loro di ribellarsi, stimolarli a rendere la vita migliore di ieri. Ma anche le nostre istituzioni locali devono essere in grado di promuovere un’ecologia ambientale, culturale e sociale in stretta connessione con l’analisi dei contesti umani, familiari, lavoratori, urbani. Va anche tenuto presente che la qualità della vita nella città è legata alla mancanza di alloggi, ai trasporti e al traffico (consumo di monossido di carbonio), allo stato di disagio delle periferie urbane ed esistenziali, alla qualità della nostra riviera, allo smaltimento dei rifiuti, senza mai dimenticare che l’ecologia umana è inseparabile dal principio basilare del bene comune, che riveste un ruolo centrale e unificante nell’etica sociale.