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Indice di criminalità, l'amministrazione di Rimini: "Denunce scese del 7 per cento, una delle contrazioni più alte"

Dal 2013 sono quasi 5000 denunce in meno, un trend in discesa merito del lavoro di associazioni e forze dell'ordine

Attualità Rimini | 11:48 - 14 Ottobre 2019 La sede del comune di Rimini a palazzo Garampi in piazza Cavour (foto di repertorio) La sede del comune di Rimini a palazzo Garampi in piazza Cavour (foto di repertorio).

Dopo la pubblicazione dei dati del Sole 24 Ore rispetto al posizionamento di Rimini di nuovo seconda nella classifica sull’indice di criminalità, arriva tempestiva la dichiarazione dell’amministrazione comunale di Rimini, che sottolinea tra le cause «propensione alla denuncia e l’impatto statistico dei consistenti flussi turistici sul territorio. Se la prima motivazione è segnale della tenuta del tessuto civico in relazione all’efficacia delle forze dell’ordine e delle istituzioni, l'importante peso dell’accoglienza turistica sull’area riminese si può leggere in controluce attraverso l’alta posizione in alcune tipologie di reati, per così dire predatori, tipici dei luoghi ad alta concentrazione di ospitalità e più ricchi».

La provincia di Rimini, evidenzia l’amministrazione Gnassi, ha un «positivo calo delle denunce alle forze dell’ordine pari a -7 per cento rispetto all’anno precedente, che in numeri assoluti significa 1.649 reati in meno, una delle contrazioni più alte registrate in Italia. Interessante però il trend pluriennale: comprando il quinquennio 2013/2018 la provincia registra una diminuzione di 4.942 reati, pari statisticamente a un -22,6 per cento. Il dato 2018 è nettamente il più basso dal 2011 e cioè dall’anno in cui la provincia di Rimini ha allargato i suoi confini e la sua demografia con l’ingresso dei sette Comuni della Valmarecchia, avvicinandosi ai numeri precedenti relativi a un territorio provinciale più “magro” e comunque molto distante dai picchi registrati nella seconda metà degli anni Novanta».

Il trend per l’area riminese è in discesa dal 2013.

Detto ciò, non è certo il caso di lasciarsi andare a facili entusiasmi. «Questi positivi risultati siano frutto della costanza, del lavoro, dell’abnegazione delle forze dell’ordine di stanza in provincia di Rimini, in sinergia e in collaborazione con le 25 amministrazioni comunali, l’amministrazione provinciale e l’associazionismo diffuso. Nonostante promesse, impegni, patti sottoscritti, lo Stato Italiano - titolare per costituzione e per legge delle politiche sulla sicurezza - ha mosso solo pochi e timidi passi, ad esempio, per il passaggio di categoria della questura che come primo risultato avrebbe l’incremento permanente degli organici di polizia, uscendo dalla “implorazione” dei rinforzi estivi che ormai in provincia di fermano per poco più di un mese. Tutto quello che di buono che si fa in provincia di Rimini sul fronte della sicurezza va ascritto alla volontà e all’abilità di chi qui opera. Tutti gli altri, non importa coalizione o colore partitico, beh, diciamo che continuano ad essere distratti».