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Autonoleggio di Rimini nascondeva un sodalizio della Camorra, attivo in pestaggi e riciclaggio di denaro

Le indagini della Dda hanno fatto emergere anche la presenza di un secondo sodalizio attivo nelle estorsioni

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Cronaca Rimini | 12:33 - 11 Ottobre 2019 Gli arrestati escono da Comando Provinciale dei Carabinieri di Rimini Gli arrestati escono da Comando Provinciale dei Carabinieri di Rimini.

Un autonoleggio di vetture di lusso di Rimini copriva le attività illecite di un gruppo di cittadini di origine napoletana, un vero e proprio sodalizio di stampo camorristico. E' quanto scoperto nell'indagine brillantemente svolta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Rimini, guidati dal Colonnello Giuseppe Sportelli, e avviata nell'ottobre del 2018 dal Sostituto Procuratore Marino Cerioni. Indagine proseguita dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, tramite il Sostituto Procuratore Marco Forte, e sfociata nell'operazione Hammer (martello), con l'esecuzione di dieci misure cautelari per associazione per delinquere di stampo mafioso. Il sodalizio criminoso aveva come vertice C.C, napoletano 31enne, che faceva parte di un noto clan operante a Napoli. C.C. si era staccato dal clan familiare per creare un proprio gruppo autonomo e ben organizzato: "L'obiettivo era utilizzare il territorio per impadronirsene fisicamente - ha spiegato il capo della Dda di Bologna, Giuseppe Amato - portando a compimento condotte estorsive ai danni di imprenditori economici della città di Rimini, riciclare e autoriciclare i proventi dell'attività criminosa".


I sodali del clan guidato da C.C.


Il braccio destro e vice in comando del sodalizio camorristico era A.A., 40 anni. I gregari erano due pluripregiudicati da anni residenti a Rimini, il 42enne C.N. e il 62enne A.S., ma anche altri soggetti "pendolari del crimine", chiamati in città, da Napoli, per commettere azioni violente verso chi si sottraeva al volere del gruppo criminoso. Questi soggetti sono stati identificati nel 44enne P.P, nel 26enne F.C. e nel 28enne F.R.; tutti e sette gli indagati sono sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere. Sono ai domiciliari invece il 45enne M.R., il 41enne G.R. e il 43enne A.D.D., che facevano parte di un sodalizio antagonista, attivo soprattutto nelle estorsioni. Il capo della Dda Amato e il Procuratore di Rimini Elisabetta Melotti hanno sottolineato "il risultato importante delle indagini condotte dagli investigatori e segnatamente dai Carabinieri del Comando Provinciale di Rimini e ha sollecitato alla collaborazione la cittadinanza, per segnalare episodi sospetti alle forze dell'ordine, affinché attraverso le indagini si possano individuare infiltrazioni dell'attività criminale organizzata".


Violenti pestaggi e guerra di clan


Una struttura militare, con ruoli e compiti ben definiti. Così è stato definito il sodalizio guidato da C.C., che contava su un'ampia disponibilità di armi da fuoco, anche se spesso i pestaggi venivano compiuti con bastoni, mazze e martelli; un nuovo gruppo che voleva radicarsi in Provincia di Rimini, monopolizzando il controllo delle attività illecite. Nel mirino è finito così il gruppo antagonista guidato dal 45enne M.R., dedito in estorsioni: in particolare nei confronti del titolare di una ditta di autotrasporti riminese, che tra il 2016 e il 2018 era stato costretto a versare il pizzo e che aveva poi deciso di chiedere la protezione del nuovo gruppo. Lo scontro era sfociato nella violentissima aggressione a carico del 41enne G.R., come detto membro del gruppo antagonista, rapinato di 1000 euro, pestato in modo selvaggio con spranghe, mazze da baseball e martelli (da qui il nome dell'operazione), tali da procurargli gravi lesioni in particolar modo alle braccia e alle mani. Stesso modus operandi del pestaggio operato nei confronti di P.R.D.S, 61enne pluripregiudicato legato a un famoso clan camorristico, un personaggio di spicco della malavita riminese. L'uomo è stato condotto in un capannone di Rimini sotto la minaccia di una pistola, legato e immobilizzato con nastro adesivo, picchiato con mazze da baseball e martelli, il tutto per chiedergli 30.000 euro, una sorta di tangente impostagli in virtù dei numerosi guadagni illeciti che aveva ottenuto nel corso degli anni.  In sostanza la brillante indagine svolta dai Carabinieri e dalla Dda ha permesso di evitare che dalla violenza fisica si potesse arrivare a un vero e proprio scontro armato tra clan.


L'autonoleggio, il riciclaggio e i sequestri


L'attività di autonoleggio gestita da A.A., vice del capo del sodalizio, era intestata a un prestanome, che è risultato essere A.S., un altro dei componenti del gruppo. Tramite l'autonoleggio veniva svolta l'attività di riciclaggio del denaro. Quando, nel novembre 2018, il capo C.C. è stato arrestato a Napoli, ha continuato a dare direttive dal carcere al fido A.A. utilizzando telefoni cellulari "clandestini". Progettava anche di farsene recapitare uno in carcere attraverso un drone, ma il trasferimento in un secondo carcere ha fatto sfumare il piano. L'attività di indagine dei Carabinieri e della Dda è sfociata così nel sequestro preventivo delle due società riconducibili al prestanome, compreso l'intero patrimonio aziendale, nonché di conti correnti, libretti di risparmio e cassette di sicurezza.

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