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L'associazione "Noi libera-mente insieme" contro l'emarginazione delle persone con disagio psichico

Ecco un bilancio di 4 anni di attività ricchi di traguardi nella giornata mondiale della salute mentale

Attualità Rimini | 08:02 - 10 Ottobre 2019 Un momento di ritrovo di soci e volontari dell'associazione "Noi libera-mente insieme" di RImini Un momento di ritrovo di soci e volontari dell'associazione "Noi libera-mente insieme" di RImini.

di Francesca Valente

Il disturbo mentale è una condizione che si può presentare in qualsiasi momento della vita, con maggiore incidenza tra persone tendenzialmente già fragili e di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Quando capita a un familiare poi, che sia un figlio, una sorella, un genitore, la sofferenza è enormemente più grande, spesso superata però dalla voglia di trovare il giusto percorso di uscita, non tanto psicoterapeutico quanto emotivo e formativo, per ridare a quel figlio, quella sorella, quel genitore o parente gli strumenti per tornare a vivere in autonomia. Ecco perché l’associazione “Noi libera-mente insieme” di Rimini, nata appena 4 anni fa e già un punto di riferimento a livello socio-sanitario, è stata fondata da tre mamme. A rappresentarle la presidente Paola Monaco, un treno di iniziative e di inventiva che oggi conta già 200 soci da varie parti della provincia, tanto che già si pensa a far gemmare l’associazione per dare risposte a un’utenza che si attesta attorno ai 7000 pazienti in cura solo al Centro di salute mentale riminese e ben 2500 in quello, ben più piccolo, di Riccione. E sempre più giovani, visto che la soglia dei primi sintomi si è abbassata drasticamente dai 18 anni di qualche tempo fa agli 11 attuali. Nessun segnale va sottovalutato, anche perché una volta cronicizzata la patologia è molto più difficile «ricostruire la persona».

La solitudine comun denominatore
«I genitori era come se non esistessero, ma quando in famiglia si presenta una patologia simile va preso in carico tutto il nucleo», sottolinea perentoria ricordando che, oltre ad aver insegnato lettere per 30 anni, nel passato più recente ha steso sette pagine di un “Documento per il cambiamento” che ha avuto il merito, assieme alla lungimiranza di chi lo ha potuto leggere, di cambiare l’approccio terapeutico delle persone affette. «Quando arrivano da noi i familiari sono disperati o inconsapevoli della patologia dei loro cari, perché capita anche che non abbiano in mano una diagnosi, per questo vengono allontanati con l’invito a rivolgersi prima a uno psicoterapeuta per intraprendere una cura che possa rendere queste persone stabili», sottolinea Monaco, «chi si trova un figlio che a 18 anni cambia totalmente per l’insorgenza di un disturbo psichico ne esce devastato, noi siamo qui per fare orientamento ma anche accoglienza a tutti coloro che hanno già intrapreso un percorso di cura e consapevolezza». Perché queste patologie non vanno prese sottogamba, né possono essere classificate come «disturbi bizzarri».

Alla ricerca di una sede
Nei primi mesi le tre fondatrici hanno vagato raminghe per Rimini alla ricerca di una sede. «Abbiamo fatto tutte le parrocchie, ma nemmeno il vescovo ha saputo aiutarci. Finché non abbiamo trovato don Giuseppe della parrocchia di San Raffaele, così è potuto iniziare il vero lavoro dell’associazione». In tre anni "Noi libera-mente insieme" è stata in grado di garantire laboratori tutti i giorni dal lunedì al sabato dalle 15 alle 18: si può scegliere fra cucina, autostima e assertività, creatività, informatica base e uso corretto dello smartphone, inglese, teatro (cresciuto al punto da avere una compagnia stabile coordinata da una regista di Savignano sul Rubicone che si chiama “L’Arca di Noè” impegnato anche in un tour internazionale, vista la tappa a San Marino), arteterapia. Il tutto rigorosamente gratis, sia per chi frequenta sia per gli insegnanti che si prestano volontariamente (in tutto sono una ventina).

Il bisogno di cambiare
Nonostante l’entusiasmo e il calendario fitto di proposte, la presidente sentiva che le cose si stavano appiattendo. «Io ho sempre bisogno di studiare e informarmi e volevo che la nostra proposta potesse progredire». Ecco che da una fitta ricerca su internet, Paola Monaco viene a conoscenza dell’esistenza di un progetto Itaca, studiato in America da un gruppo di donne milanesi e importato in Italia 20 anni fa, che offre un nuovo paradigma di affiancamento alle persone con disturbo psichico: non più assistenziale, ma ri-educativo, in quanto orientato alla “capacitazione”, a restituire alla persona l’autonomia, soprattutto nella ricerca e gestione di un lavoro.
«I nostri ragazzi lavorano per un assegno di mantenimento destinato alle  categorie protette di 200 euro al mese facendo le stesse cose, spesso e volentieri con le stesse competenze, di persone che vengono retribuite dall’azienda 1400-1500 euro al mese», denuncia la presidente, «ecco perché cercheremo di sensibilizzare i datori di lavoro non soltanto ad assumere i nostri ragazzi, che verranno adeguatamente formati, ma anche a dar loro una retribuzione congrua ai loro bisogni, perché anche se con invalidità totale sono comunque in grado di gestirsi e hanno il bisogno di condurre una vita quanto più normale e autonoma possibile».

Il sedicesimo club Itaca
I club di progetto Itaca è presente in 16 città italiane con Rimini (da luglio di quest’anno). Il cambio di paradigma ha obbligato l’associazione a cercare un’altra sede, offerta dal Comune di Rimini in via Graf. Là ci sono a disposizione 120 metri quadrati di piano terra e 8 mini appartamenti dove si stanno già sperimentando percorsi di autonomia abitativa (non residenziale) anche grazie alla mano di alcuni volenterosi di quartiere. Grazie ai Piani di zona poi, da inizio gennaio l’Ausl della Romagna offrirà all’associazione un direttore del club, che è in corso di selezione tramite bando, per coordinare tutte le attività allargando l’offerta alla mattina, sempre con l’ausilio dei volontari. Senza però sostituirsi ai ragazzi partecipanti, che sono al momento una 60ina, i quali sono chiamati a gestire e coordinare tutte le attività della casa, compreso il pranzo. «Non so come faremo, tra poco non avremo più posto…», commenta la presidente che non fa che pensare alle famiglie che si fanno decine di chilometri pur di garantire ai loro parenti un po’ di normalità.

La giornata mondiale
Il 10 ottobre in tutto il mondo si celebra la giornata mondiale della salute mentale. L'associazione "Noi libera-mente insieme" nelle giornate di sabato 12 e domenica 13 ottobre allestirà tre banchetti nelle piazze Ferrari e di fronte alle chiese del San Raffaele e del Crocifisso per l'iniziativa "Tutti matti per il riso", per raccogliere fondi con cui sostenere economicamente il progetto Itaca onlus, in particolare le giornate di formazione continua a cui prendono parte costantemente i familiari e i soci.