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VIDEO Lirica e sindrome di Asperger: il sogno di Damiano che risuona da Rimini in tutta Italia

Abbiamo seguito le prove del primo spettacolo assieme a Philipp e alla sorella Margherita, esordio del nuovo progetto

Attualità Rimini | 06:47 - 07 Ottobre 2019

di Francesca Valente

Tutti abbiamo un sogno nel cassetto e quello di Damiano è di poter cantare lirica, fare spettacoli, dimenticare i limiti imposti dall’autismo, più dagli altri che da lui stesso. La sua storia ve l’abbiamo già raccontata qualche settimana fa ma oggi vi vogliamo parlare del progetto artistico che ha messo in piedi assieme alla sorella Margherita e al compagno Philipp Carboni, che hanno deciso assieme di lasciare il lavoro per poter seguire questo percorso che li porterà in giro per l’Italia con spettacoli a teatro e in tv, per parlare di talento, determinazione e traguardi raggiunti.

Ma prima di arrivare al risultato finale, è bene conoscere una parte della loro vita, l’ultima, quella che li ha accompagnati fino a questa scelta travolgente che li ha cambiati entrambi, unendoli in un sogno comune che è un po' quello di Damiano, un po' quello di loro due assieme.

Dopo aver frequentato il liceo linguistico a Rimini, Margherita è partita per Milano dove ha vissuto per 4 anni frequentando l’accademia di teatro, al termine della quale si è trasferita a Parigi, prima per fare la cameriera poi per frequentare l’università alla Sorbonne, dove si è laureata in filosofia. Quello è anche il periodo del suo Erasmus in Irlanda per allontanarsi dalla capitale francese, funestata all’epoca dai terroristi. Si è così laureata a Dublino per poi tornare a Milano per lavoro, prima in un’agenzia di comunicazione poi come addetta della formazione del personale in un Brico center. Grazie alla sua formazione accademica teatrale ha potuto perfezionare la scrittura di sceneggiature, passione nata fin dal 2011 quando ha iniziato a scrivere testi teatrali per alcune scuole del Riminese, ma non solo. Per non perdere la mano, ha presentato anche alcune serate di cabaret a Verona e allo Zelig di Milano.

Philipp invece è nato e cresciuto a Livorno e fin da piccolo aveva le idee molto chiare su quel che avrebbe voluto fare: «Ho sempre studiato sapendo di voler fare il chimico, sono innamorato della materia e l’ho seguita fino a Pisa, dove ho studiato chimica organica all’università. Il giorno dopo la laurea (a fine febbraio del 2017, ndr) mi ha chiamato la mia docente per farmi un primo colloquio e poco dopo ero già stato selezionato per andare a lavorare a Milano, dove sono stato poi assunto. Il mio lavoro mi piaceva molto e mi dava un sacco di soddisfazioni», anche se pure Philipp aveva un lato artistico con cui occupava parte del suo tempo libero facedo fotografie, montaggi video amatoriali e scrittura di testi. «Ho lasciato il lavoro per necessità, perché non riuscivo più a gestire due vite parallele e l’una stava cominciando a distruggere l’altra per stanchezza e distrazione. Viaggiavamo tutti i weekend, per tornare a Rimini o per portare in giro i nostri spettacoli, così ho scelto di dedicarmi interamente a questo progetto». Philipp si sta inserendo gradualmente tra i due fratelli con delicatezza ma incisività. «Tutto quel che è stato scritto finora ruota prevalentemente attorno al loro rapporto di fratelli. Con calma stiamo riscrivendo i testi per fare dei nuovi sketch più lunghi, così da costruire almeno un’ora di spettacolo».

Margherita e Philipp si sono conosciuti all’inizio dell’anno scorso e hanno scoperto subito una grande affinità, tanto che «al terzo appuntamento gli ho presentato Damiano e un amico a uno spettacolo di burlesque che presentavo e al quale lo avevo invitato», racconta divertita Margherita, ricordando che «proprio in quei giorni avevamo saputo di essere stati presi alle selezioni tv del programma “Italia’s Got Talent”, così al quarto appuntamento l’ho invitato alle prove». Una spirale che lo ha avvolto e dalla quale non ha più voluto uscire. Ma cosa pensa Damiano del ragazzo di sua sorella? Per lui ha inventato una serie di appellativi, come «dietista, personal trainer, allenatore, torturatore», per l’attività fisica che stanno facendo assieme, oppure il soprannome di coppia per il ruolo che i due ricoprono nei suoi confronti, ovvero di «manager, agenti, accompagnatori, collaboratori preziosi», e quando fa più comodo anche «servitori». Ma Damiano non può certo negare che Philipp sia un ragazzo «bravo, buono, intelligente, gentile e sensibile», che non gli suscita gelosia.

Damiano è appassionato di musica da sempre, tanto che «è il nostro Shazam vivente», esclama Margherita, «visto che ogni volta che sente una canzone che conosce sa indovinare il titolo, l’autore, la casa discografica, l’album e l’anno». Questa passione assoluta è confluita nel canto, prima leggero dal 2007 poi lirico dal 2012. Tutto è cominciato però da una mail: «Un giorno mentre ero in Erasmus Damiano mi ha mandato una mail in cui mi chiedeva: “Margherita, mi aiuterai nonostante tutti dicano che per me le possibilità sono limitate?”. Ero in Irlanda e la distanza mi ha permesso di notare un po’ di cose, come il fatto che stavo viaggiando e facendo le mie esperienze mentre Dami non aveva ancora realizzato nemmeno uno dei suoi sogni, come quello di diventare un cantante lirico», o di «cantare al festival di Sanremo come solista e diventare paroliere come Mogòl», aggiunge lui preciso e puntiglioso.

Margherita all’epoca aveva già una pagina personale su Facebook dove parlava di filosofia attraverso post e video, incentrati soprattutto su «femminismo, diritti, uguaglianza e giustizia, alcuni anche divertenti… Cercavo di pubblicarne uno a settimana» e per ben venga, visto che la pagina aveva raggiunto 15 mila follower e alcuni video su youtube anche 200-300 mila visualizzazioni. Da questa conformazione professionale nacque la scelta di iniziare a fare una serie di interviste con Damiano in cui parlare dell’autismo e della sindrome di Asperger. «Il primo video è andato benissimo, solo il primo giorno abbiamo raggiunto 100 mila visualizzazioni. Visto il successo e la costanza, abbiamo deciso di aprire una pagina comune». A seguirli c’erano anche docenti, familiari, sostenitori, con i quali è stato possibile confrontarsi nel corso del tempo sulle varie interpretazioni del disturbo dello spettro autistico. Con i primi video la pagina ha conquistato in poche settimane oltre 30 mila fan. Oggi ha quasi raggiunto i 100 mila.

«Dami aveva già esperienza di esibizioni in pubblico come alcuni concerti fatti anche fuori Rimini, tipo nel 2015 a Firenze, dove esordì a una serata per l’autismo con “Non più andrai farfallone amoroso” da “Le nozze di Figaro” di Mozart». La trasferta è stata condizionata dalla presenza di zia Sonia Lolli, sorella di mamma Simonetta che canta come soprano in un coro di Firenze e insegna storia dell’arte in un istituto superiore e che una volta ha invitato a scuola due donne, entrambe madri e sposate con la sindrome di Asperger, a parlare della loro vita. Un’illuminazione per Damiano, un segnale che le cose si possono fare anche con diagnosi ed etichette. Pare che il talento di Damiano sia di famiglia, visto che lui ricorda i successi narrati dei nonni paterni, in particolare la nonna che «a un concorso alla Scala di Milano ha battuto Maria Callas», e vista la sua memoria spaventosa, c’è solo da credergli.

Così sono cominciati gli spettacoli, il primo dei quali a Rimini nel fine settimana di metà settembre alla prima edizione di Humus l’Altro festival, dove i fratelli accompagnati dall’insostituibile Philipp si sono esibiti venerdì sera nei loro sketch, che hanno raccolto l’entusiasmo e la partecipazione del pubblico, mentre il sabato pomeriggio hanno condotto un tavolo sul tema dell’abitare se stessi, coinvolgendo i presenti al punto che un centinaio fra di loro hanno impugnato il megafono per annunciare pubblicamente una loro debolezza.

Prima degli spettacoli però è arrivata la notorietà, non quella televisiva con Italia’s Got Talent ma quella cinematografica con “Tommy e gli altri”, il film firmato Gianluca Nicoletti girato tra tra il 2016 e il 2017 al quale ha partecipato casualmente anche Damiano Tercon, visto che il padre Mauro all’epoca collaborava con la fondazione Fornino Valmori che si occupa in varie chiavi di persone con disturbi dello spettro autistico. Di quella prima esperienza di fronte a una telecamera Damiano ha ricordi precisi: «L’intervista con il babbo è durata più di un’ora ma nel film sono riportati pochi minuti», per di più con la dicitura sbagliata nei titoli di coda, dove Damiano Tercon si è trasformato in “Damiano Percò”.