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VIDEO Frode, bancarotta e riciclaggio: 6 arresti in una maxi operazione della Guardia di finanza a Rimini

Nel mirino una famiglia molisana e prestanome anche dal carcere, sequestri per oltre 14 milioni di euro

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Cronaca Rimini | 12:02 - 02 Ottobre 2019

Una famiglia molisana residente da anni a Rimini dove gestiva alcune strutture alberghiere e diversi prestanome, stranieri, pregiudicati o in carcere, sono finiti al centro delle indagini della Guardia di finanza, impegnata da alcuni mesi nell'operazione" Calypso" con il coordinamento della procura per tutelare il settore alberghiero da frode, evasione fiscale, bancarotta fraudolenta, riciclaggio e autoriciclaggio.

Sono proprio questi i reati contestati agli 11 indagati tra i quali 7 ritenuti responsabili di un'associazione a delinquere specializzata in un sofisticato meccanismo di frode che avrebbe consentito ai cinque componenti della famiglia più due prestanome albanesi di  sistematicamente il fisco e riciclandone i proventi, arricchendosi per svariati di milioni di euro, anche ai danni dell’Inps, attraverso la compensazione di falsi crediti fiscali. A capo dell'operazione ci sarebbero il padre sessantenne, ora in carcere in misura cautelare assieme a un figlio, mentre la moglie e gli altri due figli sono ai domiciliari. Il secondo maschio, trentenne, è dipendente pubblico, in quanto impiegato all'ufficio riminese dell'Agenzia delle entrate e riscossione.

Le indagini sono scattate proprio per via delle anomalie rilevanti nel versamento delle imposte. I primi episodi raccolti risalgono al 2011, anno in cui sarebbe iniziata la truffa, che consisteva nel costituire ogni anno nuove società (ben 47 quelle contate fino al 2017 per la gestione di 9 alberghi, di cui 2 di proprietà), con lo scopo gestire numerosi alberghi a Rimini, le quali in prossimità delle scadenze fiscali venivano svuotate di ogni bene, intestate fittiziamente a soggetti prestanome (nullatenenti, pregiudicati e in alcuni casi anche reclusi in carcere) e trasferita la sede all’estero (Albania), allo scopo di ostacolare le procedure di fallimento e per rendere inefficaci quelle di riscossione coattiva. Del totale, ben 12 società sono risultate essere evasori totali, in quanto hanno completamente omesso di presentare le dichiarazioni annuali dei redditi e dell’Iva.

Oltre alle imposte sui redditi e all’Iva, le società evadevano anche i tributi locali, omettendo di versare anche l’imposta di soggiorno riscossa dai clienti; in alcuni perfezionavano indebite compensazioni di crediti d’imposta risultati inesistenti, avvalendosi della “consulenza” e dell’accesso abusivo alle banche dati da parte del pubblico funzionario, esperto di fiscalità (le società non si avvalevano di un commercialista esterno). Gli unici a non essere truffati erano i fornitori, per non bruciarsi tutta la terra attorno.

La Guardia di finanza di Rimini ha dato esecuzione dalle prime ore di martedì mattina alla fase finale di una vasta operazione di polizia economico-finanziaria, a contrasto delle frodi fiscali e previdenziali, del riciclaggio di proventi illeciti, nonché di reati di frode e distrazione fallimentari, che vede tra i soggetti coinvolti anche un funzionario dell’Agenzia delle entrate-riscossione. I finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria e del gruppo di Rimini - coordinati dalla Procura della repubblica - stanno eseguendo un’ordinanza, con la quale sono stati disposti 2 arresti in carcere, 4 arresti domiciliari e 5 misure dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Oltre agli arresti, il Gip di Rimini ha altresì disposto, nei confronti degli indagati, relativamente a 32 delle società coinvolte, 6 delle quali tuttora attive nella gestione di 7 hotel (con ospiti, per questo verranno affidati ad amministratori giudiziari e non sigillati nell'immediato), il sequestro di beni immobili (2 alberghi di proprietà), beni mobili (tra cui auto e moto di lusso), conti correnti e ogni altro tipo di disponibilità finanziaria (15 mila euro sono stati trovati nascosti in una scatola di biscotti in una delle case perquisite) per un complessivo valore stimato pari a 14 milioni di euro. A questi si sommano i maggiori ricavi accertati di 9 milioni 200 mila euro, la base imponibile contestata di 7 milioni 400 mila, l'Ires evasa per 2 milioni, l'Iva evasa per 750 mila, le ritenute non operate o non versate per 800 mila, i contributi previdenziali evasi per 2 milioni 200 mila, l'imposta di soggiorno non versata per 150 mila, le distrazioni fallimentari per 2 milioni 900 mila.

L’operazione ha già consentito di segnalare all’Inps e di far attivare il recupero di indebite prestazioni contributive per oltre 2 milioni di euro. «La pubblica amministrazione si sta evolvendo in direzione preventiva», sottolinea la direttrice dell'agenzia di Rimini Mattia Vittori Pennestrì, «si è trattato di un'operazione assolutamente sinergica tra le forze dell'ordine e la Pa che ha permesso di anticipare alcune mosse e non agire quindi solo in chiave repressiva». Sono stati annullati 28 rapporti di lavoro cui erano state erogate indebitamente le Naspi ad altrettanti dipendenti che però non hanno mai denunciato il mancato versamento di contributi o il pagamento di ore, forse perché figure fittizie o pagati in nero.

Sono state intercettate 40 utenze telefoniche, decine di movimentazioni finanziarie, segnalazioni sospette ed eseguite 16 perquisizioni.

Francesca Valente

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